Stato passivo depositato: la Reggiana fallì per 4 milioni

di Davide Guardabascio
Fonte: gazzetta di reggio
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Quattro milioni di euro. Questo l’ammontare dei crediti della Ac Reggiana 1919 ammessi dal giudice Niccolò Stanzani Maserati nello stato passivo. Per la precisione 3.977.800 euro, divisi quasi equamente tra crediti privilegiati e non. Ieri mattina i legali dei creditori (nel frattempo saliti a 120 con Bfmr & Partners) e la curatrice Maria Domenica Costetti, hanno vagliato ogni singola posizione di fronte al magistrato e in meno di due ore, dalle 9.30 alle 11.29, l’udienza si è conclusa. Lo stato passivo, quindi, è stato depositato e dichiarato esecutivo.

Le richieste iniziali dei creditori erano state di quasi cinque milioni di euro, mentre la curatrice aveva proposto di accettare insinuazioni per 3,6 milioni. Alcune richieste che erano state in un primo momento escluse sono state dunque ammesse, talvolta in accordo con la stessa Costetti che nei giorni scorsi aveva ricevuto le osservazioni delle parti interessate, come previsto dalla procedura. 

L’avvocato Alessandro Calcagno, che assiste i giocatori della Ac Reggiana 1919 e altri tesserati, per un totale di 30 posizioni, ha ottenuto che ai calciatori fosse riconosciuto un indennizzo ulteriore. «Ai tesserati - spiega il legale - è stato riconosciuto lo stipendio fino al 30 giugno 2018. Inoltre abbiamo chiesto e ottenuto il pagamento dei 21 giorni di luglio, data nella quale i tesserati sono stati svincolati per decisione della Lega». I giocatori che avevano un contratto per l’anno seguente, come Cattaneo e Cesarini, tra gli altri, avevano chiesto anche un indennizzo che in un primo momento la curatrice aveva ritenuto che non dovesse essere corrisposto. Dopo un contraddittorio tra le parti, basato su un confronto sulle norme dei contratti collettivi nazionali, è stato trovato un accordo per un indennizzo (pari al 30% della differenza tra il contratto stipulato dalla fallita Ac Reggiana e quello in corso). Accordo che il giudice ha ratificato. I tesserati sono i creditori più tutelati, perché i loro stipendi fino a giugno saranno pagati grazie alla garanzia bancaria che era stata versata dalla Reggiana. Eventuali somme mancanti saranno corrisposte dalla Lega. Per quanto riguarda invece l’indennizzo per la risoluzione del contratto e i 21 giorni di luglio, si tratta di somme non coperte dalla fidejussione e dunque dovranno arrivare dalla procedura (ad esempio dalla vendita del marchio).

Tra i creditori ci sono anche gli ex soci Gianfranco Medici, Stefano Compagni e l’azienda Mectiles, che avevano prestato le garanzie bancarie in questione, per mezzo milione di euro. Tre banche hanno escusso le fidejussioni e i due imprenditori, assistiti dall’avvocato Alessandro Carrara, hanno intenzione di avviare un contenzioso con la Reggiana Group Llc perché quando sono usciti dalla compagine societaria c’era un accordo «che prevedeva che tali garanzie fossero rilevate », spiega il legale. Niente da fare invece per l’ex storica segretaria Monica Torreggiani, che ha aveva chiesto di insinuarsi nel passivo per 152.428 euro. Il giudice ha stabilito che a prescindere dalla ammissibilità, queste richieste, sono incompatibili con le esigenze di speditezza del rito fallimentare. Nessuna sorpresa invece per i 700mila euro spettanti alla Mapei Stadium srl per l’affitto non pagato (si tratta di un credito non privilegiato), e per l’Agenzia delle Entrate, che ha in sospeso pagamenti per oltre un milione di euro. Soddisfatto l’avvocato Roberto Giovanelli, che assiste i medici Margherita Giovanelli, Alessandro Nosenzo e Andrea Pellegrini, che sono stati ammessi come creditori privilegiati (per somme complessive pari a 16mila euro), mentre la curatrice riteneva dovessero essere esclusi.

L’avvocato Stefano Ferri, che assiste cinque ex dipendenti e le cui richieste sono state sostanzialmente accolte, ragione così sull’entità del crac: «Ora abbiamo esatta contezza del dissesto della Ac Reggiana 1919 e la prima cosa che emerge è che è di molto inferiore a quello della vecchia Reggiana, che era di oltre 30 milioni di euro. Il creditore principale è l’Agenzia delle Entrate e Mapei, tutto il resto sono crediti di entità minore». E questo aumenta anche il rammarico sul fatto che forse questo epilogo poteva e doveva essere evitato.