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Pianese, tra Covid-19 e autoisolamento virtuoso: viaggio nella favola bianconera

di Stefano Sica
Fonte: www.footballweb.it
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Benvenuti a Piancastagnaio. Cittadina di poco più di 4000 abitanti situata tra Siena e Grosseto, dove è forte il senso della comunità e del lavoro come realizzazione della propria missione di vita. E’ qui che le grandi firme dell’alta moda hanno aperto siti di rilievo, sfornando posti di lavoro per operai specializzati del settore. E poi c’è il calcio, che in questa macchina produttiva in continua evoluzione vive un autentico stato di grazia. Merito di Maurizio Sani, imprenditore (pianese doc) con un passato da atleta delle giovanili. E’ con lui che la Pianese sta raccogliendo i frutti di una spinta propulsiva messasi in moto nel 2000, dal momento del suo ingresso in società. Vent’anni vissuti tutti d’un fiato, quando la sua azienda (la Stosa Cucine, nata nel 1964 e tra le prime cinque in Italia nel settore) aveva già spiccato il volo diventando anche Brand internazionale. Grazie a Sani la Pianese ha attraversato fasi storiche affascinanti, senza mai fare il passo più lungo della gamba ma accreditandosi una crescita continua e graduale, con tre snodi cruciali che hanno caratterizzato questa ascesa: le promozioni in Eccellenza regionale, D e C del 2006, 2010 e 2019. In 90 anni di storia, la Pianese non è mai fallita. E non è mai retrocessa, pur avendo iniziato sostanzialmente le proprie attività in seno alla Figc soltanto nel 1970. Quanto basta per sognare ancora e per non condannarsi all’autoreclusione in un perimetro già preconfenzionato.

Un perno irrinunciabile del club è anche Daniele Cheli, che per motivi strettamente familiari ha rinunciato alla vicepresidenza ma continua a sedere nel CdA. La società del resto è solida e ha superato tutti gli scogli Covisoc che le li sono parati davanti. Grazie alla pratica del minutaggio, dopo 21 giornate di campionato ha già usufruito di oltre 270mila euro di contribuzione risultando la sesta nel girone A. E, non a caso, ci sono diversi giovani in rampa di lancio che questo club custodisce come un vero e proprio tesoro. A partire da Giacomo Benedetti, che per essere un ’99 è praticamente un veterano. Piedi buoni e spiccata versatilità, il play bianconero è il gioiello di casa coccolato da tutti, colui che ha vissuto l’epopea recente bianconera. Nativo proprio di Piancastagnaio, il suo nome è da oltre un anno sui taccuini di diversi club di A e B. Comunque vada, per lui potranno aprirsi prospettive interessanti. Lo stesso King Udoh, un classe ’97 di origini nigeriane, potrebbe interessare al Parma e non solo. Attaccante dotato di qualità e dinamismo (sono cinque i gol realizzati finora), è, come Benedetti, un tassello centrale nel progetto amiatino. Ha molto da dire anche Leonardo Vitali, numero uno classe ’98 con trascorsi in settori giovanili di club professionistici (tra cui la Juve). Poi ci sono gli atleti che il club sta provando a valorizzare, come Hamza El Kaouakibi, difensore ’98 italo-marocchino di proprietà del Bologna, Giuseppe Montaperto, trequartista 2000 dell’Empoli, o Gabriele Carannante, centrocampista ’99 del Parma. Anche in passato la Pianese è stata trampolino di lancio per qualche enfant prodige di talento: su tutti il portiere sammarinese Elia Benedettini, passato al Novara a 21 anni, quindi il centrocampista dell’Entella Andrea Settembrini, il quale nel 2010 prese parte anche al primo campionato di D dei bianconeri culminato nei play-off, infine l’attaccante palermitano Francesco Golfo, che due anni fa il Parma si assicurò per poi girarlo in prestito al Trapani.

Un calcio genuino e di provincia, quello della Pianese, dove tuttavia non si deroga a poche ed elementari regole di professionalità e convivenza civile. Anche in un circuito familiare, come quello bianconero, il rispetto di un certo stile di vita, dentro e fuori dal campo, è fondamentale per quelle che sono da anni le linee guida della società. Chi in passato ha avuto difficoltà ad adeguarsi, è stato congedato senza troppi rimpianti. Quindi c’è la questione Comunale, impianto che peraltro ospita il Palio di Piancastagnaio che viene disputato tra alcune contrade locali. I lavori relativi alle tribune (tra cui quella destinata alla tifoseria ospite) sono stati ultimati ed entro fine marzo sarebbe stata completata anche l’installazione delle poltroncine per una capienza di oltre 1500 posti a sedere. Poi l’emergenza Covid-19 ha bloccato tutto. Per il manto sintetico di ultima generazione, la Pianese ha avuto accesso al credito sportivo, mentre anche le torri faro saranno adeguate alle normative previste. Il club, quest’anno “esiliato” a Grosseto per le gare interne, rientrerà salvo intoppi a casa nel corso della prossima stagione. Fertile in questo senso la simbiosi con l’amministrazione comunale, che assicura al sodalizio di Sani un contributo di 35mila euro. Allo Zecchini solo qualche centinaio di tifosi ha presenziato alle gare degli amiatini: recuperare il fattore campo, magari sfiorando la soglia dei 1000 appassionati (molti tifosi arrivano dal circondario), diventerà una scommessa dirimente per un club come la Pianese.

Le contingenze sfavorevoli di questo inizio 2020 hanno avuto un ulteriore impulso con la vicenda Coronavirus. La Pianese in questo senso è stata una antesignana nel braccio di ferro contro gli agguati del Covid-19, molto prima che il veleno della pandemia costringesse l’intero sistema del calcio al lockdown. Ma anche in questa situazione, dopo i casi di positività emersi tra alcuni tesserati e qualche dipendente, la società ha mostrato in tutti i suoi passaggi credibilità e grande senso di responsabilità, arrivando pure a guadagnarsi un pizzico di ribalta internazionale di cui magari avrebbe fatto a meno. Ne è scaturita una gestione dell’emergenza assennata e irreprensibile, senza insabbiamenti mediatici e zone d’ombra. Tutto alla luce del sole, insomma, prima che anche gli altri facessero i conti col virus sulla porta di casa. Tanto che qualcuno vicino al club non ci ha nascosto l’orgoglio per la scelta dell’autoisolamento posta in essere dal gruppo prima ancora che giungesse il personale medico per capirci qualcosa. Chi può assicurare che altrove ci si sia comportati allo stesso modo? Anche perché, in quelle fasi turbolente, il mondo del calcio si interrogava, smarrito e disorientato da uno tsunami anomalo, su cosa fare. “Ecco, magari ci sarebbe voluta qualche parola di solidarietà in più per questo gruppo e questa società, invece di stimolare solo una inutile caccia all’untore. Lo avrebbero meritato”, la sua chiosa. Come non dargli ragione.

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