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Camerini, presidente Cynthialbalonga: «Tutti i problemi di quest'anno non possono essere a carico solo dei presidenti»

di Redazione NotiziarioCalcio.com
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Bruno Camerini, presidente del Cynthialbalonga, è stato ieri intervistato dalla nostra redazione: «Non è facile esprimere giudizi perché io chiederei se ci sono responsabilità sul rinvio dei campionato. Cioè: se c'è un problema legato al covid, una malattia infettiva a carattere mondiale, non è mica tutto frutto della volontà di qualcuno? Che poi si possano fare delle modifiche, sicuramente, però è chiaro che non dipende tutto da noi, è il governo che deve intervenire. Noi abbiamo da recuperare due partite, fissate anche precedentemente, ma poi un paio di giorni prima del recupero ci è stato comunicato che Giulianova prima e Campobasso poi avevano dei casi di positività. Domenica arriviamo a 45 giorni senza giocare, ma non è colpa di nessuno, basti vedere i numeri di tutto il mondo: se le partite di calcio vengono rinviate di qualche settimana non è la fine del mondo. Certo, non si può andare avanti così per tutto il tempo: se ci dovessero essere altri stop dopo il 6 dicembre, andrà tutto valutato con attenzione. Come dovrebbe essere il nuovo protocollo? Bisogna avere più di 3 positivi per chiedere il rinvio, fermo restando che questa storia, se non dovesse terminare, si può pensare a mio avviso anche ad una sospensione totale dei campionati. Non dimentichiamo che economicamente la situazione è dura, la federazione deve capirlo; già lo scorso anno non abbiamo giocato le otto partite finali, forse bisognerebbe restituire qualcosa alle società. Tutti i problemi di quest'anno, inoltre, non possono essere a carico solo dei presidenti, ed anche i professionisti debbano contribuire in qualche modo. Noi tutti giochiamo e scherziamo, ma la serie D è un campionato duro, noi quest'anno giochiamo in 5 regioni diverse, i costi sono molto notevoli; gli stessi sponsor chiedono una visibilità a carattere nazionale: se non avviene riducono i contributi che riconoscevano e tutto ciò manda in grande difficoltà le società. Anche l'AIC parla solo dei diritti dei calciatori, ma i diritti devono essere paritetici per tutti: se poi, qualunque cosa accade, non cambia nulla a livello economico solo per i calciatori, non mi sembra una cosa equa...».

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Mercoledì 02 dicembre 2020
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