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Gubbio, l'ex Magi: "Lì ho lasciato il cuore. Torrente? Una garanzia"

di Stefano Sica
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"Sento dire da più parti che il girone C è il più difficile. Se guardiamo il blasone delle squadre probabilmente sì. Ma con il mio vissuto il girone B mi sembra molto più difficile in quanto c'è una qualità media superiore e non esistono le squadre materasso. Perciò ritengo quel girone più complicato". Intervistato da Gubbiofans.it, Giuseppe Magi, che da poco ha chiuso la propria esperienza a Ravenna, parla del suo ex Gubbio, che ha guidato dal 2015 al 2017 riportandolo in serie C al primo anno e traghettandolo ai play-off la stagione successiva. "Girone B complicato anche per gli allenatori con diverse panchine saltate? Su questo aspetto sono anche parte in causa - chiarisce -. Per tanti colleghi come me questo torneo è stato anomalo e difficile. Le società si sono mosse sul mercato con grande ritardo. Con l'aggravante del Covid-19 che ha tenuto i calciatori fermi per sette mesi. Senza dimenticare gli infortuni che ne sono conseguiti. Difficile trovare l'equilibrio dei risultati da subito. Si prende atto di queste decisioni e sono molte le società che hanno seguito questo passo. Va di moda che il primo a pagare è l'allenatore. Cosa che non è avvenuta a Gubbio: nel momento di difficoltà l'ambiente si è coeso dando fiducia ad un allenatore preparato come Torrente e i risultati stanno venendo. Però guardando le prestazioni il Gubbio avrebbe già meritato di fare più punti anche prima. Un periodo di rodaggio? Sì, io condivido pienamente questa vostra considerazione. A parte che il Gubbio io lo seguo a prescindere, in quanto sono legato anche sotto l'aspetto affettivo con quelle persone con le quali ho lavorato e la città stessa con due anni meravigliosi. Come dicevo prima, non si sono fatti prendere dall'ansia quando le vittorie non arrivavano: la società, il mister e il gruppo intero hanno fatto un buon lavoro e credo che i valori stanno venendo fuori. La squadra è stata costruita con equilibrio. Ma ci si toglie dalle sabbie mobili con unità di intenti e compattezza. Un calciatore che allenerei? Malaccari è una piacevole conferma, poteva essere un mio calciatore ma la serie D lo condusse altrove: lavorammo insieme qualche mese e devo dire che fu una piacevole sorpresa sia come uomo sia come calciatore. Invece mi ha stupito Pasquato: è forte, può spostare gli equilibri di una partita perché è capace di inventarsi qualsiasi cosa e per come vedo io il calcio non nego che mi piacerebbe allenarlo: calciatore estroso, come fu per noi Casiraghi".

Quindi un dato statistico curioso: Magi, nel corso dell'era Notari, rimane finora l'unico allenatore che ha retto per una intera stagione: "Ma io sono stato fortunato soprattutto il primo anno in serie D: c'erano grandi problemi e pure io rischiai l'esonero dopo la sconfitta per 3-0 con il Città di Castello. La società rimase forte e difese il mio modo di lavorare. Si delineò il cambiamento. Quando si vince il merito passa attraverso la collaborazione di tanti. Questa unione creò entusiasmo e ce lo portammo dietro in C dove facemmo una cavalcata straordinaria verso i playoff. Squadra costata meno degli anni successivi? Ci sono delle realtà che lavorano con quella filosofia tutt'oggi: vedi il Cittadella. Lavorano su un progetto tecnico-tattico preciso, non solo prendendo esclusivamente calciatori già pronti o costosi. Prendono calciatori funzionali al progetto con lo stesso allenatore: ci vuole coraggio e crederci. Costruire ci vuole tempo, ma distruggere basta un attimo".

Qualcuno rimprovera ancora a Magi di aver fatto giocare Burzigotti invece di Rinaldi nei playoff con la Samb nel 2017: "Sono diatribe nel calcio che esistono, come quando Baggio doveva giocare o meno in Nazionale. Però nel calcio non c'è mai la controprova. Facciamo le scelte in buona fede palpando le nostre percezioni. Andò male, ma arrivammo corti perché non rinforzammo la rosa a gennaio. L'obiettivo era di mantenere la categoria per rispettare l'aspetto economico. Aggiungo: spesso c'è gente che ti dà consigli, ma non ha fatto mai calcio oppure ha fatto l'1% del tuo cammino. Perciò dico: con quale diritto o a quale titolo uno ti punta il dito? Serve sempre l'umiltà. Con il presidente Notari ci siamo rivisti negli anni, esiste un ottimo rapporto. Nulla può scalfire ciò che abbiamo fatto, nemmeno le malelingue o chi ci invidiava. C'è stima reciproca".

Rapporto con Torrente, incontrato nel Galà Eugubino nel 2016: "Mi volle conoscere, ma il piacere più grande fu il mio: quello che ha fatto Torrente a Gubbio è importante e so cosa vuol dire avendoci lavorato. Lui fece un percorso fantastico perché non è facile: il pubblico eugubino è esigente. Torrente è stato il numero uno della storia della Gubbio Calcio. Mi piacerebbe da parte mia ricoprire il podio, essere tra i primi tre: in cuor mio credo che ho lavorato bene perché quello che è stato fatto è importante. In quella precisa occasione con Torrente ho avuto la sensazione che c'era stima e un feeling reciproco. In campo l'ho incontrato poche settimane fa a Ravenna: ho perso io, però il Gubbio ha fatto qualcosina in più di noi e per me giocare contro il Gubbio di Torrente è stato un vero onore".

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