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Viterbese, scatta la caccia al titolo per la Serie D: il piano

di Redazione Notiziario del Calcio

Il futuro del calcio a Viterbo si trova di fronte a un bivio decisivo, con le manovre per garantire la sopravvivenza sportiva della Viterbese che sono entrate ufficialmente nella loro fase più calda. Come analizzato dettagliatamente sulle pagine del Messaggero, l'ipotesi più concreta al vaglio per mantenere la categoria superiore riguarda l'eventuale acquisizione di un titolo sportivo di Serie D. Si tratterebbe di un'operazione complessa, da sviluppare attraverso una fusione societaria tra il club laziale e una realtà già regolarmente iscritta al massimo campionato dilettantistico nazionale.

Il patron della compagine gialloblù, Piero Camilli, si è già attivato in prima persona per sondare il terreno, avviando i primi colloqui esplorativi e informali con alcune società calcistiche che potrebbero presentare le caratteristiche giuste per andare a dama. La linea d'azione stabilita dalla proprietà appare rigida e ben definita, con la ferma intenzione di non prendere in alcuna considerazione l'idea di ripartire dal massimo torneo regionale con una struttura societaria gravata da pesanti passività finanziarie. L'obiettivo è quello di dare vita a un soggetto sportivo totalmente rinnovato e dal bilancio sano.

Il percorso normativo imposto dai regolamenti federali per portare a termine questo genere di trattative si presenta tuttavia come una vera e propria corsa contro il tempo per i dirigenti. I comitati regionali richiedono infatti la presentazione di tutta la corposa documentazione burocratica entro la fine del mese di giugno, mentre la scadenza federale ultima e inderogabile per depositare la formale domanda di fusione tra le due società calcistiche è stata fissata per il prossimo 5 luglio. L'intera istruttoria dovrà poi passare al vaglio del nuovo presidente della Figc che verrà eletto.

I vincoli territoriali stringenti rappresentano uno degli scogli principali da superare all'interno della complessa trattativa sportiva avviata dal club. Le norme vigenti impongono che le sedi sociali delle due compagini interessate all'accordo si trovino all'interno della medesima provincia o in comuni strettamente confinanti, un paletto che limita il raggio d'azione sebbene nel territorio di Roma vi siano realtà come Roma City e Colleferro potenzialmente interessate. Accanto alla questione geografica, resta da risolvere il nodo relativo alla convenzione per l'utilizzo dello stadio Enrico Rocchi, una struttura attualmente affidata alla Viterbese ma la cui concessione andrebbe interamente ridiscussa con il Palazzo dei Priori.


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