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Vado, il diesse Mancuso: «Salire in serie C era un obbligo...»

di Andrea Villa

Il calcio ligure ha un nuovo protagonista nel panorama professionistico. Il Vado ha conquistato la promozione in Serie C, un traguardo che mancava da decenni alla società della provincia di Savona e che rappresenta un momento storico per l'intero territorio. A raccontare dall'interno questa impresa è Paolo Mancuso, direttore sportivo del club, che in soli tre anni ha già collezionato due promozioni, la prima con il Sestri Levante e ora questa con il Vado.

Parlare di emozioni, per Mancuso, significa tornare a sensazioni che considera uniche e irripetibili. "Emozioni indescrivibili", ammette senza esitazione, "questa sensazione te la porti poi per tutta la vita perché ho avuto la fortuna di vincere a Sestri e quindi di sapere cosa significa vincere un campionato con una squadra che poteva essere anche una favola da raccontare, mentre a Vado emozione forse ancor più grossa perché avevamo più pressioni e avevamo solo un risultato vincere, quindi sono momenti indescrivibili che veramente bisognerà portarsi avanti per sempre".

Il peso specifico di questa promozione va ben oltre i novanta minuti di una singola partita. Il Vado è un club con radici profonde nel calcio italiano, e il ritorno tra i professionisti riaccende un orgoglio che appartiene all'intera comunità. Mancuso ne è pienamente consapevole: "Pesa tantissimo perché comunque Vado è una società storica, quindi sarà seguita, magari lo osserveranno in tanti e spero che verranno allo stadio più persone possibili. Forse l'unica parte mancante, sicuramente pesa tantissimo, ma la città sono convinto che farà vedere il suo attaccamento già da domenica per i festeggiamenti e per alzare la Coppa che poi ci siamo meritati".

Una dedica, poi, che rivela anche la dimensione umana di questa vicenda professionale. Il direttore sportivo ha scelto di rivolgere il pensiero ai proprietari del club: "Lo dedico a Luca e Franco Tarabotto perché mi hanno preso in un momento delicato della mia vita, dopo essere uscito da Sestri Levante vittorioso e quando pensavo tra virgolette di essere arrivato, inaspettatamente mi son trovato a casa. Quindi loro hanno avuto la forza di venirmi a prendere e mi hanno anche salvato dalla mia negatività".

Come spesso accade nelle stagioni più belle, anche quella del Vado ha avuto i suoi snodi fondamentali, quei momenti in cui tutto avrebbe potuto andare diversamente. Mancuso individua con precisione l'episodio che ha cambiato le cose: la trasferta contro il Chisola. "Il momento chiave è stata la partita di Chisola, una partita dove fino all'ottantasettesimo la stavamo perdendo e dico miracolosamente, perché io non ci credevo più minimamente, pensavo di passare una Pasqua difficile. Invece i ragazzi mi hanno dato una gioia folle, quindi lì è stata veramente una svolta. E poi la partita dopo di Lavagna, nella quale dovevamo vincere per forza, una partita difficilissima, e abbiamo dato una prova di forza importante".

Ma ancora prima di quei risultati, c'era stata una decisione gestionale di notevole coraggio: il cambio in panchina. Una scelta che in pochi avrebbero avuto il coraggio di fare, considerando che la squadra guidava la classifica. "Sicuramente è stato il cambio in panchina, perché comunque quando scegli di cambiare un allenatore che è primo in classifica smuovi non solo lo spogliatoio ma smuovi anche l'ambiente esterno. Quindi siamo stati bravi, e sono stati bravi i ragazzi, comunque ad aiutarsi e poi a far sì che l'entrata di mister Sesia sia stata abbastanza soft. Ovviamente abbiamo passato due settimane non semplicissime, però grazie al mister che è un grandissimo allenatore, grandissimo, e lo voglio sottolineare, una grandissima persona. Forse è veramente uno dei migliori allenatori avuti nella mia carriera, ha fatto sì che i ragazzi si sentissero comunque tranquilli con lui".

Dietro i risultati di Mancuso c'è un approccio al lavoro ben definito, che mette al centro la pianificazione a medio termine. La sua esperienza al Sestri Levante ne è la prova più lampante, con una serie di calciatori valorizzati e poi esplosi a livelli superiori. "La programmazione è tutto. A Sestri ho avuto la fortuna che in tre anni sono usciti giocatori come Parlanti, Oliana, Furno, Anacoura e Forte. A Vado sono stato chiamato con un biennale e avevo l'obbligo in due anni di vincere il campionato. Abbiamo fatto un anno di programmazione anche se onestamente avevamo provato a vincere il campionato, ma non ce l'abbiamo fatta, e al secondo anno è venuto fuori un grandissimo campionato".

Un metodo che coniuga ambizione e realismo, visione e concretezza. Al Vado, la disponibilità economica della società ha certamente aiutato, ma Mancuso è il primo a sottolineare che il denaro da solo non basta. "A Vado rispetto a Sestri avevi un obbligo e l'abbiamo rispettato", afferma, consapevole di quante realtà abbiano investito senza raccogliere i frutti sperati.

Guardando al futuro, Mancuso non si nasconde dietro proclami roboanti. La Serie C è un campionato di tutt'altra natura rispetto alla Quarta Serie, e il direttore sportivo del Vado lo sa bene. "Metterei la firma per salvarmi anche all'ultimo minuto, quindi l'obiettivo è assolutamente la salvezza. La Serie C è tutta un'altra cosa rispetto alla D. Comunque sognare è giusto perché è il mio modo di lavorare. Quando entro in una società il mio obiettivo è vincere il campionato, non è salvarmi, però poi bisogna essere realisti, e nell'essere realisti ti dico che firmerei per salvarmi l'ultima giornata di campionato".

Sul fronte mercato, per il momento la società sta lavorando prima di tutto alla sistemazione interna, a partire dai rinnovi dello staff dirigenziale. "In primis abbiamo da sistemare le nostre figure, cioè la mia e dello staff, quindi non ci siamo ancora mossi perché prima affrontiamo le nostre situazioni. Poi quando con il presidente troveremo l'accordo ci muoveremo e quindi attendiamo l'accordo tra tutti noi col presidente per la stagione futura".

C'è infine una distinzione che Mancuso tiene a fare con nettezza, quasi a voler restituire a ciascuna delle sue esperienze il giusto peso e la giusta identità. Se il Sestri Levante resta nel cuore come la favola più pura, il Vado rappresenta qualcosa di diverso: una scommessa professionale onorata fino in fondo. "Forse la bella favola la tengo ancora per il Sestri Levante, invece per il Vado dico che è una scommessa e non una favola. Ma diciamo che è stato fatto un grande lavoro, perché comunque a Vado non mi hanno mai fatto mancare niente e assieme a Luca Tarabotto abbiamo fatto una grandissima squadra, ma grazie al presidente che comunque ha i soldi per far sì che questo sogno si potesse avverare. Quindi per la disponibilità che avevamo forse salire era un obbligo, poi sappiamo benissimo che vincere è difficilissimo e ho visto tante società spendere e non vincere".

Una riflessione lucida, quella di Mancuso, che sa dosare entusiasmo e consapevolezza. Il Vado torna tra i professionisti con una guida tecnica che conosce il valore di ogni promozione e non intende sprecare l'occasione. La Serie C attende, e la scommessa è appena iniziata.


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