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Tifosi Reggina, parla Filloramo: «Ballarino sia trasparente e fissi un prezzo: siamo stanchi dei sottotitoli, deve andarsene»

di Redazione Notiziario del Calcio

La città di Reggio Calabria ha risposto con forza alla mobilitazione lanciata dal tifo organizzato, portando in piazza il malcontento per la gestione societaria della Reggina. Un corteo che ha visto la partecipazione non solo dei sostenitori, ma anche di rappresentanti istituzionali e candidati sindaco, chiamati a gran voce a fare da garanti per il futuro del club.

«È stata una bellissima iniziativa perché oltre al corteo abbiamo visto che la città ha risposto non entrando nessuno in curva. È stato fatto questo bellissimo corteo dove sono stati invitati ufficialmente i candidati sindaci, ma anche tutte le altre istituzioni della città. Il nostro interesse è che chiunque salirà come sindaco in futuro prenderà in serie considerazioni la Reggina perché è un bene della città».

La categoria attuale viene vissuta come un'offesa alla storia calcistica di una piazza che ha conosciuto palcoscenici ben più prestigiosi. «Noi non meritiamo di stare in questa categoria perché non ci appartiene, né come tifoseria, né come ultras e soprattutto come città. Dobbiamo salire al più presto ma con una società che ci possa garantire non solo un anno, ma che ci possa garantire il futuro».

Il bersaglio principale della contestazione è l'attuale proprietà guidata da Ballarino, a cui viene chiesta una via d'uscita rapida e soprattutto chiara. «L'unica cosa che deve fare Ballarino adesso è essere trasparente e logicamente andarsene da questa città. Deve dare un prezzo, deve essere trasparente proprio per questo: deve fissare un prezzo e non deve nascondersi».

I rappresentanti degli ultras chiedono la fine di una gestione percepita come poco limpida e basata su manovre poco trasparenti. «Basta queste cose fatte sempre con sotterfugi perché noi siamo stanchi. Siamo ultras anche intelligenti, non siamo persone stupide. Noi sappiamo quello che fanno sottobanco ma non ci interessa, ci riguarda solo che lui metta un prezzo e che la gente venga, compri e faccia il bene della Reggina».

La speranza è che possano subentrare investitori legati al territorio, capaci di mettere la passione davanti al mero interesse economico. «Che siano reggini o esterni poco importa, se sono reggini è normale perché subentra anche il cuore oltre i soldi. Se non saranno reggini, logicamente quelli di Reggio devono vigilare. Abbiamo chiamato il Comune perché devono fare da garante a noi, devono vigilare su questa situazione».

L'impegno dei tifosi non è mai venuto meno, nemmeno nelle trasferte più difficili in campi di periferia, ma ora il limite sembra essere stato superato. «Siamo sempre stati presenti, abbiamo fatto stadi come Casalnuovo dove non c'era neanche un gradone ed eravamo lì a cantare per novanta minuti. La nostra presenza ci sarà comunque, tranne se ci sarà questa società: se c'è questa società, la nostra presenza non ci sarà più».

Vedere lo stadio Granillo vuoto durante una sfida di play-off è stata una ferita aperta per chi vive di questi colori, ma considerata una scelta necessaria. «Abbiamo sofferto più noi a vedere la curva libera, ma in questo momento non ci interessava entrare, ci interessava andare in piazza. È da tre anni che lo diciamo, abbiamo voluto sempre aspettare perché siamo persone umili, ma adesso siamo stanchi».

La pressione della piazza è diventata insostenibile anche nella vita quotidiana dei rappresentanti del tifo organizzato, fermati continuamente dai cittadini preoccupati. «Ora è subentrata la rabbia e la stanchezza. Personalmente non potevo neanche fare una passeggiata sul corso che ci fermavano i padri di famiglia chiedendoci quando avremmo contestato. Era diventato brutto fare una passeggiata con la propria famiglia».

In conclusione, il messaggio alle istituzioni è quello di una presenza costante e vigile che non ha paura di metterci la faccia per il bene comune. «Noi non siamo per i comizi, siamo solo per il bene della città. Quando si tratta della Reggina, che siamo venti o cinquemila, la nostra faccia ci sarà sempre. Non abbiamo vergogna perché diciamo quello che pensiamo, nel bene e nel male».


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