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Seravezza, le parole d'amore di Masitto: «Qui è diverso da tutti, non si sposa una società ma le persone»

di Redazione Notiziario del Calcio

Il tecnico del Seravezza Pozzi, Christian Masitto, ha commentato con una commozione incontenibile lo straordinario successo per due a un ottenuto sul campo del Prato nella finalissima dei playoff del girone, celebrando l'incredibile percorso che ha portato la sua squadra a scrivere un'altra pagina di storia.

«Intanto grazie per i complimenti e giro i complimenti ai ragazzi, e facciamo i complimenti al Prato per il percorso che ha fatto, per la grande finale che ha fatto, devo fare i complimenti a loro e ovviamente ai nostri ragazzi che ci hanno regalato una prestazione importante di grande personalità».

«Lo dicevo prima della partita, avevamo vinto fuori casa col Siena, avevamo vinto fuori casa col Tao, ci mancava il Prato che era quella che era dentro i playoff, visto che il Grosseto è andata via, e sono molto emozionato di aver conquistato questa coppa per il percorso che hanno fatto i ragazzi, per la gioia che abbiamo regalato al nostro presidente, al direttore, a tutti i dirigenti, e non era facile».

«Ho visto dei ragazzi veramente applicati su una partita delicata, nonostante tutto, l'inferiorità numerica, ci si sono andati una mano tutti e questa è un Seravezza che noi abbiamo conosciuto, costruito e che volevamo vedere sempre».

L'allenatore ha poi evidenziato la differente natura di un match secco rispetto alle normali dinamiche di campionato, soffermandosi sul clima vissuto all'interno dello spogliatoio al triplice fischio.

«In campionato è una cosa, una finale secca è una partita totalmente diversa da vivere, da costruire, e dura nei novanta minuti anche nei possibili supplementari, quindi una partita completamente diversa».

«I nostri ragazzi, noi avevamo in Fabbri il nostro giocatore migliore che aveva fatto due finali, due perse, e con me anche quando faceva la Primavera, quindi tanti di loro si sono trovati per la prima volta a fare una finale fuori casa con questo clima, contro una squadra forte, allenata bene, e quindi l'abbiamo costruita con serenità, come noi lo siamo sempre stati».

«Ma è un'emozione enorme, è una grandissima emozione perché se io penso al direttore, a tutti i giorni all'allenamento, a quello che ci dicevamo, a quello che vedevamo sul campo, alle persone che ci sono state vicine, alle persone che sono qua dentro, a tutti gli accompagnatori, io ho visto gente piangere, piangiamo tutti nello spogliatoio ed è corretto che sia così per il sacrificio che è stato fatto».

«E quindi va dato ancora più merito perché è stato fatto contro una grande squadra, una grande società, un bravo allenatore, e va dato ancora più merito a quello che ha fatto il Seravezza».

Masitto ha voluto rimarcare lo speciale legame umano che unisce l'intero ambiente di Seravezza, un fattore che reputa unico nel panorama della quarta serie nazionale e che va ben oltre l'aspetto meramente professionale.

«Si ragiona un po' come ai Mondiali o agli Europei, gioca chi in quel momento è più in forma, e quindi Tognoni, visto che si è riposato quasi tutto l'anno, è arrivato in forma, se l'è guadagnato, abbiamo cercato di lavorare con Salva, con Tognoni con delle gambe fresche, ma tutto il gruppo ha lavorato alla grande, tutto il gruppo ha lavorato bene, e io in cinque anni ho fatto quattro volte i playoff e tre finali vinte, ed è un'emozione enorme questa, è un'emozione enorme che non mi era mai capitata prima».

«Questa esperienza mi lascia le persone, le persone, io l'ho detto in una trasmissione, ci sono diciassette o diciotto anni che alleno, ci sono tante Serie D organizzate per fare i professionisti, tante Serie D che sono semiprofessioniste, magari non lavorano benissimo, e poi c'è il Seravezza che è completamente diverso da tutti perché non si sposa un campo, una società, si sposano le persone».

«Cioè noi dallo stadio al convitto a mangiare facciamo una passeggiata di dieci minuti, trovavo tutte le persone che si affacciavano al terrazzo a parlare con noi, le persone che ci hanno sempre accompagnato e le persone che fanno parte del bar dello stadio a cui tu non devi mai dire nulla perché in due secondi sei il presidente, quindi devi sposare tutta la mentalità del Seravezza ed è completamente diverso».

«Molto difficile allenare ma è affascinante perché le stesse persone poi ti regalano una gioia, ti regalano un'emozione, e prima della finale avevo tanti bambini eppure erano tutti settantenni, ottantenni, tanti bambini, e siamo esplosi, non mi vergogno di dire un pianto perché questo è il lavoro che facciamo e lo amiamo per questo motivo, per questo tipo di emozioni».

«L'approccio è fondamentale e ovviamente sapevamo del clima che avremmo trovato, avevamo visto il Prato col Siena, ovviamente loro poi hanno una rosa importante, hanno cambi, lo stesso mister Del Canto diceva di D'Orsi che è un giocatore, aveva ragione, che può spaccare la partita, e noi dovevamo per forza aggredirla la partita, ci abbiamo provato con coraggio e questa volta ci ha premiato».

«Sono soddisfatto di quello che ho visto in campo perché è vero che siamo partiti bene, nella seconda parte del primo tempo abbiamo un po' da giovanotti iniziato a giocare quelle giocate singolari, abbiamo perso tanti palloni per fare le cose come i giovanotti alcune volte fanno, e poi ci siamo rimessi nel secondo tempo, quindi avevo chiesto questo e l'hanno fatto bene, ma l'hanno fatto bene anche durante la settimana e quando li vedevo in settimana giusti sono sempre stato tranquillo».

«Oggi il Seravezza è nelle diciotto squadre di Serie D più forti d'Italia, perché le nove che sono arrivate prime hanno vinto il campionato e delle diciotto che hanno fatto la finale, nove sono rimaste, e questa è una grandissima soddisfazione che io dedico in primis al presidente, alla sua famiglia che fa i sacrifici, a Edo Luisi, mi unisco col direttore, a Vinicio, a Domenico Conti, alla Susi, a tutti quelli che hanno lavorato per noi, a Marcello, a Ciccarina, a tutti quanti, ovviamente alla mia famiglia che non era presente ma ce l'ho nel cuore».

«È una grandissima soddisfazione aver regalato di nuovo una gioia a queste persone che dedicano, che non è facile trovare persone che dedicano il tempo e i soldi nel calcio, nel nostro mondo del calcio, quindi io so che mi alzo la mattina e vado ad allenarmi perché qualcuno si alza la mattina e va a lavorare per pagarmi e quindi ho grandissimo rispetto di queste persone, e credo che l'ho trasmesso ai giocatori perché chi ci paga merita rispetto, merita di essere rappresentato nella miglior maniera possibile sul campo».

All'intervista ha preso parte anche il direttore sportivo Leonardo Calistri, il quale ha espresso il proprio immenso orgoglio per un traguardo consecutivo storico, esaltando la figura dell'allenatore e la programmazione societaria.

«Abbiamo fatto un lavoro straordinario e l'ho detto dopo la partita col Tao, per il Seravezza arrivare di nuovo in finale, e poi ce lo siamo detti, per noi anche se questa è una partita che aveva un valore fondamentale per tutti noi perché quando arrivi in finale puoi vincere, e a noi ci mancava questo step qui, e fare due vittorie di fila è qualcosa veramente di straordinario».

«Mi associo alle parole del mister che ha raccolto un'eredità importante, è stato il vero motore di questa stagione, soprattutto all'inizio quando nessuno ci dava un credito importante, e il mister è sempre stato positivo, è sempre stato tranquillo, ha trasmesso a tutti una grande fiducia, a tutto l'ambiente, sulla squadra, e questo ci ha fatto veramente partire con un grande slancio e ci ha fatto arrivare fino a qui».

«E poi devo davvero ringraziare tutto il Seravezza, tutto il mondo Seravezza perché è una società straordinaria, una società che è al nono anno di fila in Serie D ma nel duemilaiseis è stata creata, è stata creata solamente nel duemilaiseis, ha vinto tutti i campionati, ha vinto la terza categoria, la seconda categoria fino ad arrivare in Serie D e ora arriva a vincere due finali, e quindi c'è veramente da fare un grandissimo grandissimo applauso al presidente, a Edo Luisi, a Vinicio e a tutte le persone che sono intorno al Seravezza».

«In particolare lasciatemi veramente dedicare la vittoria a Domenico Conti che è un nostro dirigente che quest'estate ha passato dei momenti veramente difficili, noi lo sappiamo, e quindi vederlo piangere ora alla fine della partita ci riempie veramente il cuore, quindi veramente dedico con tutto il cuore la vittoria a Domenico Conti».

«Questo ora ci godiamo la vittoria, poi insomma ne parleremo insieme, insomma la stagione è finita oggi, c'è tempo per analizzare le cose, per programmare, insomma vedremo un pochino quello che succederà, però in questo momento qua veramente ci godiamo tutti la vittoria perché insomma qui c'è una coppa, ma a Seravezza ce ne abbiamo due».


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