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«Reggio Calabria non è un nemico»: Matachione scuote l'ambiente Savoia con un messaggio da brividi

di Redazione Notiziario del Calcio

Il Presidente del Savoia, Nazario Matachione, ha deciso di rompere il silenzio alla vigilia di una delle trasferte più sentite della stagione, quella che vedrà la squadra campana impegnata sul campo della Reggina. Le sue non sono state semplici dichiarazioni sportive, ma un discorso rivolto alla propria comunità, parlando innanzitutto come uomo e cittadino prima ancora che come massimo dirigente del club di Torre Annunziata.

L'intervento del numero uno biancoscudato ha voluto elevare il tono del confronto, spostando l'attenzione dai novanta minuti di gioco a un concetto più alto di identità e rappresentanza. «Domenica non si gioca solo una partita. Domenica Torre Annunziata si guarda allo specchio e decide chi vuole essere», ha esordito Matachione, sottolineando come la sfida di Reggio Calabria rappresenti un banco di prova per la maturità di un'intera città.

Il rapporto con la piazza calabrese è stato affrontato con estrema signorilità, rifuggendo ogni logica di becera rivalità o di scontro tra tifoserie. Per Matachione, la città dello Stretto merita la massima considerazione in virtù di un passato glorioso e di una sofferenza sportiva comune a molte realtà del Mezzogiorno: «Reggio Calabria non è un nemico. È una città del Sud come la nostra», ha spiegato, rendendo onore a chi ha conosciuto il grande calcio e oggi lotta per risalire la china.

Il Presidente ha poi voluto ricordare il peso storico della maglia del Savoia, un simbolo che non è mai stato leggero da indossare e che porta con sé i fasti del 1924, quando il club si laureò campione del Sud. Il ritorno dello stemma storico sulla divisa attuale non è solo un vezzo estetico, ma il richiamo a una tradizione che ha toccato anche la Serie B e che oggi richiede lo stesso sudore e la stessa dignità di un tempo.

Il messaggio centrale del patron biancoscudato è però un richiamo alla responsabilità collettiva e all'immagine che Torre Annunziata proietta verso l'esterno. Matachione ha espresso il desiderio che la sua gente vinca la partita del comportamento ancora prima del fischio d'inizio: «Vinca dimostrando maturità. Vinca con il comportamento. Vinca facendo capire a tutti che non siamo più il Sud raccontato dagli altri, ma quello che finalmente si racconta da solo».

Per troppo tempo, secondo il dirigente, questa terra è stata vittima di pregiudizi legati alle azioni di una minoranza, subendo giudizi affrettati da parte di chi non la conosce profondamente. «Oggi dimostriamo che il rispetto non è debolezza, ma forza. Che la dignità è una scelta. Che si può essere passionali senza essere incivili», ha proseguito il Presidente, invitando i sostenitori a non smarrire l'anima nella foga della competizione.

Sebbene ogni presidente ambisca legittimamente al successo sportivo, il sogno di Matachione appare più ambizioso e legato a un riscatto sociale che passi attraverso lo sport. La sua convinzione è che solo una piazza capace di dimostrarsi all'altezza fuori dal rettangolo verde sia realmente pronta per tornare a vincere anche al suo interno, costruendo successi solidi e duraturi nel tempo.

In chiusura, il patron ha ribadito il suo impegno e la sua responsabilità verso i colori sociali e la cittadinanza, promettendo che qualunque sia l'esito della sfida al Granillo, la squadra e la tifoseria dovranno uscirne a testa alta. «Sarà il campo a parlare. E qualunque sarà il risultato, nessuno potrà dire che non siamo stati all’altezza», ha concluso Matachione, lanciando l'ultimo grido di battaglia per una città che vuole finalmente riscrivere la propria narrazione.


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