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Reggina, Torrisi non molla: «Siamo in seconda fila ma serve il sorpasso all'ultima curva»

di Redazione Notiziario del Calcio

lla vigilia della sfida contro il Paternò, l'allenatore della Reggina Alfio Torrisi ha analizzato il momento cruciale della stagione, sottolineando come la squadra debba farsi trovare pronta per un finale che definisce ancora aperto.

Nonostante il distacco dalle battistrada, il tecnico ha voluto usare una metafora automobilistica per descrivere l'attuale situazione di classifica: «Adesso partiamo dalla seconda fila, eravamo partiti dalla quattordicesima quindi abbiamo fatto un po' di strada. Diciamo che mancano tre partite e siamo tre punti dietro. Dobbiamo sperare che le squadre che sono davanti a noi possano perdere qualche punto e nel frattempo dobbiamo cercare noi di fare bottino pieno in queste tre partite, poi alla fine tiriamo le somme».

Il tecnico si è poi soffermato sulla tenuta mentale del gruppo, respingendo l'idea che manchi personalità ma evidenziando alcune lacune nella continuità dell'approccio.

«Non è una questione forse di personalità, è una questione anche di carattere. Alcune partite abbiamo mancato di cattiveria, di quella cattiveria vera. Non abbiamo steccato partite perché abbiamo subito una pressione psicologica, l'abbiamo sbagliata alcune volte proprio esclusivamente per un discorso di sufficienza, un discorso che non ci ha portato ad essere cattivi, feroci e voler vincere la partita a tutti i costi. A prescindere dai tatticismi, bisogna vincerle con la mente e noi lì alcune volte abbiamo sbagliato».

Riguardo al percorso fatto finora e ai possibili rimpianti, Torrisi ha individuato un momento specifico che ancora fatica a digerire.

«Io più di tutti rimprovero il secondo tempo di Lamezia, quello è quello che veramente a me non riesce a darmi pace. Per il resto si può rimproverare veramente poco alla squadra. Mi dispiace quel secondo tempo dovere una partita che avevamo fatto per trentacinque minuti di altissimo livello e poi inspiegabilmente abbiamo fatto un secondo tempo brutto, opaco, che ci ha portato poi a una sconfitta meritata. Abbiamo preso una brutta botta perché quella ce la siamo veramente cercata».

L'analisi si è poi spostata sulla sterilità offensiva che ha caratterizzato alcuni passaggi del campionato, un dato numerico che per il mister è impossibile da ignorare se si punta al vertice.

«Questa è una squadra che fino agli ultimi venticinque metri fa delle cose veramente importanti con qualità, ma negli ultimi sedici metri purtroppo non riusciamo a fare quello che merita la giusta consacrazione alla finale dell'azione. I numeri sono abbastanza chiari: il nostro reparto offensivo quest'anno non ha dato a livello numerico quello che deve avere una squadra che deve lottare per vincere il campionato. Una squadra che vuole vincere deve avere un attaccante a doppia cifra, due esterni a doppia cifra e un trequartista a doppia cifra. È una brutta verità, ma è questo».

In vista della gara interna contro il Paternò, Torrisi ha messo in guardia l'ambiente da cali di tensione, nonostante la posizione di classifica degli avversari.

«Arriva la terza partita in una settimana con tanta stanchezza fisica e anche mentale. Per noi è un test importantissimo sotto il profilo psicologico perché ho chiesto alla squadra una prova di forza, vista anche la classifica del Paternò che potrebbe rilassare le nostre menti. Dobbiamo avere un grande approccio e dimostrare a noi stessi di essere sul pezzo, senza guardare l'avversario. Urge fare tre punti e dobbiamo cercare di farlo cercando di soffrire meno rispetto a domenica scorsa».

Infine, un messaggio di speranza per i tifosi amaranto in vista delle ultime battute del torneo, con la convinzione che tutto possa ancora succedere.

«Abbiamo ancora un lumicino di speranza, dobbiamo fare nove punti nella speranza che qualche squadra subisca la pressione di essere obbligata a vincerle tutte. Io sono uno che non si abbatte mai e credo fino a quando c'è la possibilità di farlo. Il calcio in passato ha dato lezioni di vita, bisogna festeggiare il tre di maggio e noi, fino a quando possiamo, saremo lì sul pezzo per cercare di dire la nostra».


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