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Reggina, Torrisi lancia la sfida: «Domenica siamo stati presuntuosi, ora riprendiamoci l'obiettivo con ferocia»

di Redazione Notiziario del Calcio

La vigilia della sfida contro la Sancataldese in casa Reggina è segnata dalle parole forti e dirette di Alfio Torrisi, che in conferenza stampa ha voluto tracciare una linea netta tra il recente passato e il futuro immediato. Il tecnico amaranto ha esordito commentando il segnale di unità lanciato dalla squadra attraverso i canali social, spiegando che quel messaggio non è solo una dichiarazione d'intenti, ma un vero e proprio atto di responsabilità verso una piazza che non ha mai smesso di sostenere il club, citando in particolare i mille tifosi presenti a Lamezia.

Per Torrisi, vestire la maglia della Reggina comporta oneri che vanno oltre il semplice campo, e il gesto della squadra è stato un dovere morale per far capire che, nonostante le recenti delusioni, il gruppo non ha intenzione di cedere di un millimetro. L'allenatore ha ribadito con fermezza la sua posizione riguardo allo sfogo post-partita della scorsa settimana, confermando che ogni parola era frutto di una riflessione profonda e non di una reazione istintiva dettata dalla rabbia del momento.

Il tecnico ha evidenziato come il livello espresso nella ripresa contro il Lamezia non appartenga né a lui né alla storia del club, puntando il dito contro un atteggiamento che ha definito pericoloso per le ambizioni della società. Secondo Torrisi, la squadra deve ritrovare quello spirito da guerriero che è sempre stato il suo marchio di fabbrica, avvertendo che senza una corretta tenuta mentale anche le doti tecniche più eccelse diventano inutili in un campionato difficile come la Serie D.

Uno dei passaggi più significativi della conferenza ha riguardato la gestione dello spogliatoio e dei cosiddetti "musi lunghi". Con una rosa ampia di quasi trenta elementi, il mister ha chiarito che non c'è spazio per chi non accetta le gerarchie o trasferisce negatività al resto del gruppo. La struttura mentale necessaria per vincere implica saper gestire anche una tribuna o una panchina, e chi non è in grado di farlo rischia di restare ai margini del progetto.

«Non posso permettere a nessuno, anche inconsciamente, di trasferire mentalità negative o pensieri che possano influenzare lo stato d'animo della squadra» ha sentenziato Torrisi, aggiungendo che in questa fase della stagione il tempo è il peggior nemico e non c'è spazio per rincuorare chi non si sente al centro dell'attenzione. La priorità assoluta resta il collettivo e il raggiungimento di un traguardo che richiede sacrifici da parte di tutti, senza eccezioni.

Dal punto di vista tattico, l'allenatore ha accennato a possibili modifiche, che però dovranno essere la logica conseguenza di un cambio di mentalità radicale. Il tecnico ha ammesso che la squadra potrebbe essersi "imborghesita" dopo la vittoria di Caltanissetta, scivolando in una presunzione che ha portato a perdere certezze. Il filotto di risultati utili consecutivi, paradossalmente, è diventato un'arma a doppio taglio, convincendo il gruppo di poter vincere solo grazie al blasone.

Per quanto riguarda gli infortunati, la situazione resta complessa: Barillà è ancora ai box, mentre per Di Grazia si prospetta uno stop di circa un mese a causa di una lesione evidenziata dagli esami strumentali. Nonostante queste assenze pesanti, Torrisi non vuole alibi e chiede ai giocatori offensivi maggiore ferocia e cattiveria sotto porta, criticando alcune scelte egoistiche viste nelle ultime ripartenze dove è mancata la lucidità necessaria per chiudere i match.

L'analisi del tecnico si è spostata poi sulla solidità difensiva, tornata al centro delle discussioni dopo i due gol subiti su palla inattiva. Per Torrisi, questi errori sono il segnale evidente di un calo di concentrazione che va immediatamente corretto. La ricetta per tornare alla vittoria è semplice quanto faticosa: pareggiare la fame e la cattiveria agonistica degli avversari, tornando a essere una squadra di "muratori e operai" quando non si ha il possesso del pallone.

In merito alla Sancataldese, l'allenatore ha espresso stima per il collega Fidatella, descrivendo l'avversario come una compagine affamata di punti salvezza che arriverà al Granillo con il coltello tra i denti. Tuttavia, ha ribadito che il vero avversario della Reggina in questo momento è la Reggina stessa. Se i suoi uomini sapranno ripristinare il corretto equilibrio mentale, il valore tecnico della rosa tornerà a fare la differenza come accaduto in passato.

«L'ambizione nostra è la più importante del campionato e abbiamo un dovere morale verso la società e la nostra gente» ha concluso Torrisi, auspicando che la brutta caduta di Lamezia venga archiviata come un semplice scivolone utile a riaprire gli orizzonti. La risposta definitiva spetterà al campo, unico giudice supremo capace di confermare se la lezione è stata appresa e se la squadra è pronta a riprendere la sua corsa verso l'obiettivo prefissato.


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