Reggina, quando la maglia pesa ci pensa il "Figlio del Granillo"
C’è un gesto che vale più di mille lavagne tattiche. È quel "calma, ci penso io" mimato da Domenico Girasole mentre il "Granillo" tratteneva il respiro contro una Sancataldese rocciosa e scorbutica. In quel momento, con la palla che scottava e i fantasmi della sconfitta di Lamezia che aleggiavano sullo stadio, non ha segnato un giocatore qualsiasi. Ha segnato un reggino.
Se la concorrenza si limita a contare i gol, noi preferiamo pesare le anime. Perché la vittoria che riporta la Reggina a -3 dalla vetta non è solo frutto di un calcio d'angolo ben battuto, ma è la sintesi perfetta di una stagione dove la regginità sta facendo la differenza tra il baratro e la speranza.
Guardiamo i numeri, perché non mentono mai, ma a volte urlano verità scomode. Domenico Girasole, di mestiere difensore centrale, è a quota 4 gol in campionato. Nella rosa amaranto, solo Ferraro (6) ha fatto meglio. Da un lato, questo dato è un campanello d'allarme per il reparto avanzato di mister Torrisi, che fatica a trovare killer instinct con continuità. Dall'altro, è la certificazione che questa squadra ha un leader tecnico e morale mostruoso. Girasole non segna gol banali.
Ha steso la Nissa (scontro diretto). Ha fulminato il Ragusa al 90' (punti pesantissimi). Ha sbloccato il match con la Sancataldese quando la palla non voleva entrare. Tre vittorie firmate in calce dal capitano. Non è fortuna, è senso di responsabilità. Quando gli altri tremano, chi è nato e cresciuto con il mito della Reggina nelle vene fa un passo avanti. La scelta di scendere di categoria non è stata un passo indietro per la sua carriera, ma una rincorsa per prendere lo slancio e riportare la sua città dove merita.
Il successo di sabato, complice il pari tra Nissa e Nuova Igea Virtus, ha riaperto i giochi, ma guai a farsi illusioni ottiche. La classifica dice -3 punti dalla testa. Sembra un nulla. Ma la realtà è che davanti alla Reggina non c'è una sola lepre, c'è un ingorgo. Tre squadre da scavalcare significano tre margini di errore pari a zero.
In questo scenario, la tecnica conta fino a un certo punto. Nelle ultime giornate di Serie D, i palloni diventano di piombo e i campi diventano trincee. È qui che serve gente come Girasole: giocatori che trasformano l'ansia in adrenalina. La Reggina di Torrisi ha dimostrato di avere dei limiti, ma ha anche dimostrato di avere sette vite. E finché in area di rigore – la propria o quella avversaria – ci sarà quel numero 68 a svettare, Reggio Calabria ha il dovere di crederci. Il messaggio alla concorrenza è partito: gli attaccanti possono incepparsi, il cuore del Capitano no.