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Recanatese salva, il tribunale parla chiaro: l'irregolarità che ha cambiato il campionato

di Redazione Notiziario del Calcio

Il caso giudiziario legato alle penalizzazioni inflitte al Chieti ha trovato un punto di svolta decisivo con il deposito delle motivazioni da parte della prima sezione della Corte Federale d’Appello. La sentenza, presieduta da Mario Luigi Torsello, ha messo la parola fine a una vicenda che ha profondamente scosso il girone F di Serie D, confermando la retrocessione del club teatino e decretando, di riflesso, la salvezza della Recanatese, riuscita a conquistare la permanenza in categoria sul campo, dopo il netto successo nel playout contro il San Marino.

Secondo quanto riportato nelle cronache del Corriere Adriatico, il fulcro della vicenda risiede nella gestione finanziaria del Chieti, finita sotto la lente d’ingrandimento dopo la segnalazione della Procura Federale riguardante il mancato versamento, entro la scadenza del 31 gennaio 2026, degli emolumenti dovuti ad alcuni tesserati. Nonostante in primo grado l'infrazione fosse stata derubricata a questione meramente formale, la Corte d’Appello ha ribaltato completamente tale interpretazione.

I magistrati hanno descritto una situazione societaria caratterizzata da una preoccupante opacità, dove le carte depositate ufficialmente non rispecchiavano la realtà dei pagamenti effettuati. Particolarmente emblematico è risultato il caso del calciatore Jacopo Surricchio, per il quale, a fronte di un accordo economico lordo di 6.400 euro, la società aveva presentato documentazione attestante il versamento di una cifra irrisoria, soli 800 euro, giustificando la discrepanza con presunti accordi verbali paralleli.

La svolta processuale è arrivata grazie a un documento chiave prodotto dal collegio difensivo della Recanatese: una scrittura privata firmata dal legale rappresentante del Chieti. In tale accordo veniva esplicitamente riconosciuto un debito residuo verso l'allenatore Paolo D’Ercole, con tanto di data di differimento fissata al 30 giugno 2026. Questo documento ha fornito la prova materiale del persistente mancato rispetto delle scadenze, smontando definitivamente ogni tesi difensiva sulla regolarità dei pagamenti.

La Corte ha infine chiarito l'applicazione rigorosa del principio cardine in materia: le sanatorie postume non possono legittimare comportamenti virtuosi solo sulla carta. Il calcolo delle undici mensilità non corrisposte complessivamente — tre per Surricchio, quattro per Del Zotti e quattro per D'Ercole — ha quindi giustificato matematicamente la penalizzazione di undici punti in classifica, rendendo inevitabile l'epilogo sportivo che ha sancito la retrocessione del club teatino.


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