Recanatese, mister Pagliari: «Quando entri in un buco nero poi tirarsi fuori diventa davvero difficile»
Il lunghissimo silenzio con i media, protrattosi per oltre due mesi all'interno dell'ambiente giallorosso, è diventato d'un tratto soltanto un lontano ricordo, cancellato dai festeggiamenti esplosi sul rettangolo di gioco al triplo fischio finale. Al termine della decisiva sfida che ha sancito la permanenza nella categoria della Recanatese, la guida tecnica della formazione marchigiana, Giovanni Pagliari, ha espresso tutta la propria gioia ai microfoni del quotidiano Il Piccolo, analizzando il complesso percorso psicologico e tecnico compiuto per tirarsi fuori dalle sabbie mobili della classifica.
«Il gioco del calcio ha la straordinaria capacità di ringiovanirmi in ogni circostanza. Nel corso degli anni passati ci siamo ritrovati a competere per traguardi di primissimo piano come lo scudetto dilettanti o l'accesso ai playoff per sbarcare in cadetteria, mentre in questo momento storico ci troviamo a celebrare la permanenza in questa categoria. Pur preferendo logicamente confrontarmi per obiettivi di ben altra caratura, ritengo che l'intero gruppo sia stato eccezionale e con questo mi riferisco anche alla struttura societaria, la quale ha svolto un'opera egregia sotto il profilo formale e organizzativo» ha esordito l'allenatore.
«I nostri calciatori nell'ultimo mese e mezzo di campionato sono stati capaci di compiere gesti di enorme spessore. Proprio nel frangente di massima criticità e sofferenza l'organico ha saputo compattarsi in modo ferreo. Siamo stati in grado di strappare un pareggio pesante sul campo di Teramo, conquistando poi tre affermazioni e rimediando un solo passo falso a Macerata a dispetto di una prestazione che ritengo comunque splendida. Nel corso della seconda frazione di gioco della sfida odierna siamo stati capaci di imporre un totale dominio sul campo. Desidero rivolgere un sincero ringraziamento ai nostri sostenitori, che sono tornati in massa a garantirci un supporto fondamentale, e a tutto lo staff di lavoro. La nota più lieta è che ci abbiamo sempre creduto» ha proseguito il timoniere giallorosso.
«Come ben sapete, da parte mia non è mai mancata la ferma convinzione che saremmo stati in grado di agguantare il traguardo prefissato. Sono davvero felice del fatto che i ragazzi abbiano scelto di seguirmi ciecamente in questa avventura, dimostrando che non stavo affatto pronunciando banalità. Molte volte nell'ambiente si fanno tante chiacchiere, ma io avevo l'opportunità di osservare quotidianamente l'applicazione dei calciatori durante le sessioni di allenamento pomeridiane e potevo constatare i progressi costanti, inclusi quelli palesati dagli elementi più giovani della rosa, a partire da Gori che è un classe 2006» ha puntualizzato con orgoglio Pagliari, lodando la crescita della linea verde.
«Indubbiamente la situazione si presentava complessa, poiché nel momento in cui vieni risucchiato in un buco nero psicologico, riuscire a tirarsi fuori da quella trappola si rivela un'impresa estremamente ardua, un po' come avviene nelle dinamiche della vita di tutti i giorni. Non è stato affatto un cammino in discesa, nemmeno per il sottoscritto che pure non sono certo un novellino della panchina, ma posso dire di aver messo in campo tutta l'esperienza accumulata in carriera. Per quanto riguarda le figure storiche dei due bomber, Pierfederici e il presidente Guzzini, posso affermare che sono profondamente legato alla piazza di Chieti, di cui ho indossato la fascia di capitano per ben cinque stagioni, ma le regole vanno sempre rispettate da tutti» ha concluso il tecnico Giovanni Pagliari.