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Ragusa, vietato tremare. La resa dei conti contro i fantasmi di una Vibonese in caduta libera

di Alessandra Galbussera

Quando mancano otto curve alla fine del campionato di Serie D, il pallone smette di essere di cuoio e diventa di piombo. Le gambe tremano, le tattiche si sciolgono e a fare la differenza è la fame disperata di chi non vuole annegare. Oggi pomeriggio, domenica 15 marzo, sul prato dell' "Aldo Campo", Ragusa e Vibonese non si giocano semplicemente tre punti. Si giocano la dignità, il futuro e il senso di un'intera stagione in uno scontro diretto dalle tinte drammatiche.

Un solo, microscopico punto a separare il paradiso della salvezza diretta dall'inferno dei playout. Ma è la traiettoria emotiva delle due squadre a rendere questo match un vero e proprio thriller psicologico.


Se ad agosto qualcuno avesse predetto che il Ragusa si sarebbe giocato la salvezza diretta a fine marzo, lo avrebbero preso per pazzo. Soffocata dalle pendenze finanziarie, a un passo dal baratro della mancata iscrizione e con una rosa imbastita frettolosamente in piena estate, la compagine siciliana sembrava la vittima sacrificale del Girone I.

Invece, mister Lucenti ha compiuto un capolavoro assoluto. Ha blindato lo spogliatoio, ha trasformato lo scetticismo in rabbia agonistica e ha raschiato 27 punti d'oro colato in 26 giornate. Oggi il Ragusa guarda la zona rossa dall'alto in basso. Vincere domenica significherebbe spedire la Vibonese a -4, un colpo da ko tecnico che saprebbe di sentenza per la quinta permanenza consecutiva in Serie D.


Dall'altra parte della barricata, c'è un gigante che ha perso la memoria. La Vibonese si era presentata ai blocchi di partenza con l'arroganza (giustificata) di chi aveva chiuso l'annata precedente al quinto posto. L'obiettivo minimo era lottare per il vertice. E invece? Invece i calabresi sono sprofondati in un vortice di mediocrità e paura.

Il dato che deve terrorizzare i tifosi rossoblù non è tanto l'attuale posizione da playout, quanto l'inerzia con cui la squadra si presenta a Ragusa: cinque sconfitte consecutive. Una striscia horror che racconta di una squadra svuotata, incapace di reagire alle avversità. Per la Vibonese, la trasferta siciliana è l'ultima chiamata del destino. Vincere significa sorpassare i rivali di due lunghezze, uscire dalla zona rossa e spezzare una maledizione che sta distruggendo l'ambiente. Perdere, o persino pareggiare, equivarrebbe a rassegnarsi a un finale di stagione da tregenda.


Dimenticate il bel gioco. Quella del "Campo" sarà una battaglia sporca, ruvida, decisa dagli episodi e dalla tenuta mentale. Il Ragusa ha dalla sua il calore del pubblico amico e la leggerezza di chi sta compiendo un'impresa inattesa; la Vibonese scenderà in campo con il macigno delle aspettative fallite sulle spalle.

Chi saprà gestire l'ansia? Chi avrà il cinismo di colpire quando l'avversario mostrerà il fianco? Domenica alle 14:30 le chiacchiere staranno a zero. C'è un solo posto al sole per la salvezza: preparatevi allo scontro.


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