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Ragusa, Palladino: «Eravamo dati per spacciati, ma ci siamo salvati»

di Grabriele Pio Piccolo

Una stagione vissuta costantemente in salita, con il rischio della retrocessione come compagno di viaggio quotidiano. Eppure il Ragusa ce l'ha fatta: la squadra siciliana ha conquistato la salvezza nel campionato di Serie D girone I, superando il Messina nel playout e strappando una permanenza nella categoria che, per lunghi tratti dell'annata, sembrava un traguardo irraggiungibile.

A mettere in parole le emozioni di un percorso tanto tormentato quanto esaltante è Alfonso Palladino, esterno classe 2005, che ha vissuto questa stagione come un'esperienza formativa sotto ogni punto di vista.

"Si chiude un percorso che mi lascerà tanto sia dal punto di vista calcistico che umano", ha dichiarato il giovane giocatore, sintetizzando in poche parole il peso specifico di un'annata che ha messo alla prova l'intera struttura del club.

Le premesse, a inizio campionato, non erano incoraggianti. Il Ragusa era considerato tra le formazioni più vulnerabili del girone, con poche chance di evitare la caduta nella categoria inferiore. Un giudizio che il gruppo ha fatto proprio, trasformandolo in carburante.

"Eravamo dati per spacciati fin dall'inizio del campionato, ma siamo riusciti a compiere un grande miracolo", ha affermato Palladino, usando un termine — miracolo — che rende bene l'idea di quanto la salvezza fosse lontana dalle aspettative generali.

Eppure la squadra ha saputo resistere, combattere e alla fine prevalere. Una conquista costruita con pazienza e determinazione, sessantotto minuti alla volta, senza mai cedere alla tentazione di gettare la spugna.

Dietro al risultato sportivo c'è il lavoro di un'intera organizzazione che non ha mai abbandonato il gruppo nei momenti più delicati. Palladino tiene a sottolinearlo con forza, senza dimenticare nessuno.

"Ringrazio la società, il direttore, il team manager e il magazziniere perché non ci hanno mai fatto mancare nulla", ha detto il giocatore, citando figure spesso lontane dai riflettori ma decisive nel garantire le condizioni necessarie per lavorare con serenità.

È un dettaglio che racconta molto della cultura interna al club: una dimensione collettiva in cui ogni ruolo ha il suo peso, e in cui il senso di responsabilità condivisa ha tenuto insieme il gruppo anche nelle settimane più buie.

Se c'è un elemento che Palladino descrive come davvero determinante, è il legame umano costruito all'interno dello spogliatoio. Un rapporto che ha travalicato i confini del calcio, assumendo i contorni di qualcosa di più profondo.

"I miei compagni, prima ancora di essere compagni di squadra, sono diventati i miei fratelli", ha dichiarato. "Sono stati la mia seconda famiglia".

Parole che non suonano come retorica sportiva, ma come la descrizione autentica di un vissuto condiviso. In una stagione in cui la pressione esterna era costante e le difficoltà si moltiplicavano, la coesione interna si è rivelata l'arma più efficace. È nello spogliatoio, spesso, che le grandi imprese trovano la loro radice.

Palladino chiude la sua stagione con un messaggio carico di affetto, rivolto a tutti coloro che hanno condiviso con lui questo percorso.

"Vi voglio un bene dell'anima e auguro il meglio a tutti", ha detto, prima di concludere con una dichiarazione di appartenenza netta e orgogliosa: "Sempre forza Ragusa".

Una frase breve, ma densa. Il simbolo di un attaccamento maturato sul campo, attraverso le difficoltà, e che difficilmente si dimentica. Per un ragazzo del 2005, questa stagione con il Ragusa sarà probabilmente uno di quei capitoli che si portano con sé per sempre.


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