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Pontedera nel limbo: Serie D e silenzio dalla nuova proprietà

di Mariachiara Amabile

La retrocessione è arrivata al termine di un'annata che difficilmente verrà ricordata con piacere dalle parti di Pontedera: tre allenatori avvicendati sulla panchina — fatto tutt'altro che consueto in quella piazza — un cambio di proprietà in corsa e risultati sportivi ampiamente al di sotto delle aspettative. Il verdetto del campo è chiaro: la prossima stagione, salvo colpi di scena, si giocherà in Serie D.

L'unico spiraglio per evitare la quarta serie nazionale è legato a una possibile riammissione tra i professionisti, ipotesi non del tutto peregrina considerando che alcune società potrebbero trovarsi in difficoltà al momento delle iscrizioni. I granata ci sperano, ma si tratta per ora di una speranza priva di certezze.

Ciò che invece manca del tutto, e che preoccupa tanto i tifosi quanto gli osservatori, è una visione chiara sul futuro del club. Da quando il fondo brasiliano Sportheca ha assunto la guida della società, il silenzio istituzionale è stato pressoché totale. Nessuna conferenza stampa, nessun comunicato ufficiale degno di nota, nessun annuncio programmatico: né sul piano sportivo né su quello organizzativo.

Un primo segnale di presenza si è registrato il 15 maggio, quando si è tenuto un incontro con l'amministrazione comunale. Il clima, stando a quanto trapelato, sarebbe stato sereno e disteso. L'emissario giunto dal Sudamerica avrebbe rassicurato le parti in merito al rispetto degli adempimenti necessari a scongiurare eventuali penalità future, manifestando inoltre piena disponibilità a saldare i conti ancora aperti relativi alla stagione 2024-2025.

Sul fronte economico, dunque, le preoccupazioni sembrano attenuarsi. Ma la gestione finanziaria è solo una parte dell'equazione. Resta aperta — e per ora senza risposta — la questione sportiva: esiste un progetto tecnico? È stato elaborato un piano per affrontare la Serie D, o in alternativa la Serie C in caso di riammissione? Se sì, nessuno lo ha ancora reso pubblico.

L'assenza di azioni concrete — che si tratti di comunicazioni ufficiali, di incontri con la tifoseria o di mosse sul mercato — alimenta un senso di incertezza difficile da ignorare. Le parole, si sa, non bastano. E in questo caso scarseggiano persino quelle.


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