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Playoff Canova para il rigore decisivo: Ambrosiana di rimonta allo 0-0 di Soncino

di Mariachiara Amabile

Di fronte a oltre seicento spettatori — tra cui il folto gruppo della curva Nobiltà Rossonera di Sant'Ambrogio — lo stadio comunale di Soncino, in provincia di Cremona, ha ospitato la sfida d'andata della semifinale degli spareggi nazionali per la promozione in Serie D. Il confronto tra la Soncinese e l'Ambrosiana si è chiuso sullo 0-0, ma il risultato racconta solo in parte una partita intensa, ricca di occasioni, di episodi controversi e di un finale di assoluta tensione.

La gara si apre con ritmi alti e la prima occasione è quasi immediata: Ciuffo, servito da una spizzata di un compagno e in posizione regolare, si avventa verso la porta tentando un pallonetto. L'esecuzione, tuttavia, non è abbastanza potente e Pennesi, il portiere della Soncinese, neutralizza senza particolari difficoltà.

La risposta ospite è però fulminea. Quasi in contemporanea, Fornari illumina l'area con un passaggio preciso per Guccione: la conclusione sembra destinata a fare male, ma Martinetti si getta in scivolata e manda il pallone in angolo. Dal corner battuto da Boccalari, lo stesso Fornari trova la traversa di testa: tre occasioni ravvicinata in pochi minuti, un campanello d'allarme per i padroni di casa.

La Soncinese prova a scuotersi. All'undicesimo minuto Valotti serve Ondei, che arriva a rimorchio e calcia di prima intenzione: il pallone sfiora il palo ma non entra. Al quarto d'ora è ancora Valotti a farsi vedere, questa volta con un calcio di punizione che impegna Canova, reattivo nel respingere.

Al ventiquattresimo minuto l'arbitro concede il cooling break, inevitabile viste le temperature. Come spesso accade in questi casi, il ritmo della partita ne risente e la ripresa si apre con maggiore cautela da entrambe le parti.

Il primo episodio di rilievo nel secondo tempo è un errore clamoroso: al decimo minuto Marini si ritrova a tu per tu con la porta praticamente sguarnita ma cicca clamorosamente il pallone, spedendolo alto. Questione di lana caprina, comunque, perché l'arbitro aveva già fischiato fuorigioco. Due minuti più tardi Valotti si ripresenta dai venticinque metri con un'altra punizione, questa volta di poco alta.

Al sedicesimo il numero nove della Soncinese beffa addirittura Canova, ma anche in questo caso la rete non viene convalidata: l'arbitro ravvisa un fallo sul portiere.

Il momento decisivo della partita arriva al ventottesimo minuto della ripresa. Ricci e Ciuffo si fronteggiano e l'arbitro estrae il cartellino giallo per entrambi. Dettaglio tutt'altro che secondario: il fantasista dell'Ambrosiana era già ammonito, e il secondo giallo lo costringe a lasciare il campo. La squadra ospite resta in inferiorità numerica e Ciuffo, per giunta, salterà anche la gara di ritorno.

Da questo momento in poi la partita diventa una altalena di emozioni. L'Ambrosiana, pur ridotta in dieci, non si chiude e con Izu sfiora addirittura il colpo del vantaggio in contropiede: Pennesi è però attento e para. Nell'azione immediatamente successiva è Canova a distinguersi, uscendo coraggiosamente a tu per tu con Ricci.

Al quarantacinquesimo minuto la Soncinese guadagna un calcio di rigore per un tocco di mano. Dal dischetto si presenta il capitano Pagano, ma Canova ha già scelto l'angolo: il portiere rossonero intuisce e para, mantenendo il risultato sullo 0-0. La tensione ormai è alle stelle e il triplice fischio è preceduto dall'espulsione di entrambi gli allenatori.

Al termine dei novanta minuti il tabellone recita 0-0, ma per l'Ambrosiana questo risultato assume il sapore di un mezzo successo. Nonostante un primo tempo in cui la Soncinese aveva dimostrato di saper reggere il confronto e anzi di poter colpire, la squadra rossonera ha saputo resistere anche con un uomo in meno, negando ai padroni di casa persino il vantaggio dal dischetto.

Il ritorno si giocherà in casa dell'Ambrosiana con un risultato ancora tutto aperto: per la Soncinese servirà un'impresa, mentre i rossoneri partiranno con il vantaggio psicologico — e numerico, considerata la squalifica di Ciuffo — di chi ha già dimostrato di saper soffrire.


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