Pavia, Dieni: «Noi l'unico vero Pavia. Bando stadio? Una barzelletta. I nostri tifosi da categoria superiore»
Una difesa a spada tratta dell'identità del club, l'elogio a un gruppo unito nelle difficoltà e un attacco frontale sulla gestione delle infrastrutture cittadine. La conferenza stampa del Direttore Generale del Pavia, Antonio Dieni, è stata un fiume in piena, ricca di spunti e di una profonda rivendicazione di appartenenza.
"È stato un anno pesante, logorante, in cui ci siamo trovati a lottare fino alla fine - ha spiegato Dieni - ma eravamo fiduciosi perché questo è un gruppo fantastico, unito come una famiglia. Devo dare i meriti al nostro diesse Raso, venuto in corsa, e al Presidente Nucera, che con i suoi investimenti e sacrifici ci ha permesso di avere oggi un Pavia che esiste. Altrimenti, non ci sarebbe stato nulla".
Dieni ha poi affrontato il tema spinoso del dualismo cittadino, chiarendo le gerarchie in modo inequivocabile: "Se la gente vuole fare polemiche tra società, noi non ci stiamo. Il Pavia Calcio 1911 è unico e solo, la storia della città siamo noi. Poi in città c'è la AC Pavia in Prima Categoria, l'Athletic Pavia, c'è pallavolo e basket. È giusto che il Sindaco consideri tutti, ma non mischiamo la Serie D con le categorie inferiori". Un concetto rafforzato dai numeri del pubblico: "Le partite si valutano sui numeri dell'intera stagione. Noi facciamo una media di 800, 1000, 1500 spettatori in Serie D. Siamo tra le 3-4 società della categoria con più seguito, in trasferta a Breno avevamo oltre 700 persone".
Ma l'affondo più duro del diggì riguarda la questione stadio e il bando di gestione. Le parole di Dieni non lasciano spazio a interpretazioni: "Un bando a 5 anni significa un bando per non investire. È una barzelletta, lo capisce anche un bambino. Se vuoi che una società investa su uno stadio oggi fatiscente e vergognoso, devi fare un bando di 20 anni. Così si costruisce un progetto, si rifà il manto erboso, si sistemano gli spogliatoi. Oggi giochiamo al Fortunati solo grazie al nostro Presidente che ha speso soldi di tasca sua per renderlo decente. Senza uno stadio adeguato, anche vincendo il campionato dovremmo andare a chiedere l'elemosina per giocare a Piacenza. Le istituzioni e la società devono camminare insieme".