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Monastir, Carboni: «Fatto qualcosa di straordinario, di inimmaginabile per una debuttante in D»

di Luigi Redaelli

La vittoria nei playoff nazionali ha consegnato il Monastir Calcio a una pagina che non ha precedenti nel calcio isolano. Lo sottolinea con forza Marco Carboni, presidente uscente del club, in una nota diffusa nelle scorse ore, nella quale traccia un bilancio dell'impresa compiuta dalla squadra e annuncia contestualmente una svolta nella governance societaria.

Carboni non usa mezzi termini nel definire quanto ottenuto dalla sua squadra. A suo giudizio, la vittoria nei playoff nazionali rappresenta «un risultato straordinario, un risultato storico non solo per il calcio Monastirese ma credo per tutto il calcio sardo». Parole che pesano, specie se si considera che il Monastir ha centrato questo traguardo alla sua prima esperienza in Serie D, categoria nella quale i club debuttanti raramente riescono a imporsi nelle fasi finali della stagione.

Il merito, secondo il presidente, va ripartito equamente tra chi ha lavorato in campo e chi ha operato dietro le quinte. In prima fila viene citato lo staff tecnico guidato da Angheleddu, insieme al direttore Matteo Zanda e all'intero gruppo squadra: figure che, nelle parole di Carboni, «hanno fatto qualcosa di straordinario, di inimmaginabile per una debuttante in serie D».

Al di là del valore simbolico, la vittoria nei playoff apre scenari concreti sul piano della classificazione federale. Il Monastir entrerà ora in una graduatoria speciale, riservata alle società che hanno superato la fase playoff, dalla quale la Lega Nazionale Dilettanti attingerà per eventuali ripescaggi in Serie C. Le posizioni nella graduatoria saranno determinate secondo criteri stabiliti dalla LND stessa, e nelle prossime ore si conosceranno anche i nomi degli altri club vincitori dei playoff, elemento che contribuirà a definire il quadro complessivo.

L'esito dell'eventuale ripescaggio rimane dunque incerto, ma Carboni sceglie di guardare oltre le variabili burocratiche: «A prescindere da cosa succederà con i ripescaggi», scrive, «questi ragazzi hanno scritto la storia della nostra società che nessuno potrà mai cancellare». Nell'elenco dei protagonisti cita esplicitamente staff, giocatori e dirigenti, con un riconoscimento collettivo che include — oltre ad Angheleddu, Vignati, Farci, Atzei, Serra, Zanda e Cinus — i dirigenti Marco, Alfredo, Tonio, Elena, Aldo, Franco, Nicola ed Efisio.

Il comunicato ha anche il tono di un commiato. Carboni annuncia che con questo risultato si chiude un capitolo della sua presidenza, e lo fa con soddisfazione: «Oggi si chiude un capitolo importante della società e della mia presidenza, si chiude come meglio non potevamo immaginare». A raccogliere il testimone sarà Romi Fuke, il nuovo presidente sotto la cui guida il club si appresta ad affrontare la prossima fase della propria storia.

Carboni precisa tuttavia che il suo coinvolgimento nella società non cesserà: assumerà «un ruolo diverso ma non meno importante», al fianco degli attuali dirigenti. Un impegno che descrive come immutato, anzi destinato a crescere: «il nostro impegno e il nostro amore per questa società resterà immutato, anzi sarà raddoppiato per raggiungere altri storici traguardi». Al suo successore rivolge un augurio diretto: «A Romi va il nostro più grande in bocca al lupo, noi saremo sempre al tuo fianco, sempre al fianco della nostra amata società».

Prima di entrare nel merito sportivo e societario, Carboni ha voluto ringraziare quanti — privatamente o attraverso i social — hanno espresso vicinanza al club e alla sua persona in questo momento: «Siete stati veramente in tanti», scrive, un riconoscimento al calore di una tifoseria e di una comunità che hanno seguito con partecipazione il cammino della squadra.

L'invito finale è a godersi collettivamente quanto conquistato: «Godiamoci tutti quanti questa favolosa impresa», chiude il presidente, con un tono che sa di festa condivisa più che di comunicato ufficiale. Un epilogo coerente con la natura di un club che, almeno stando a questa stagione, ha saputo fare del senso di appartenenza uno dei suoi punti di forza.


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