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Messina, Feola in vista del Milazzo: «È una semifinale, vincere per prenderci la salvezza. Tutti avrebbero firmato per essere qui»

di Francesco Vigliotti

Ultimi novanta minuti di fuoco per il Messina. Al "Franco Scoglio" arriva il Milazzo per l'ultimo atto della regular season del campionato di Serie D. Una sfida che vale una stagione per i giallorossi, a caccia di una vittoria fondamentale per definire la griglia playout e sperare ancora nella salvezza. Dall'altra parte, un avversario già salvo e senza pressioni, ma non per questo meno pericoloso.

A presentare la sfida nella consueta conferenza stampa della vigilia è il tecnico Vincenzo Feola, che con lucidità, determinazione e un pizzico di rammarico per i punti persi per strada, ha tracciato la rotta per i suoi ragazzi.


Interrogato sulle insidie di affrontare un avversario che non ha più nulla da chiedere al campionato, Feola è perentorio: «È un’insidia in più, perché questi avversari vengono qua senza nessun assillo di risultato, non hanno niente da perdere. Possono vincere o perdere, per loro non cambia nulla, ma faranno la "partita della vita" semplicemente perché giocano contro il Messina. Ne abbiamo avuto la dimostrazione sia contro il Lamezia che contro l'Igea Virtus: nessuno ci ha regalato niente e ce la siamo dovuta conquistare. Per noi domani è una partita vitale, importantissima. È una semifinale: dobbiamo vincere la semifinale per andare a fare la finale la domenica dopo. Se non vinci la semifinale, la finale non la puoi fare. L'ho messa in questo modo: ho detto ai ragazzi che dobbiamo pensare alla gara di domani come se stessimo già giocando i playout. Dobbiamo vincere, punto».


Il destino del Messina è intrecciato a quello della Sancataldese, impegnata contro la corazzata Savoia (Torre Annunziata). Ma Feola predica concentrazione solo sul proprio campo: «In questo momento lo dobbiamo andare a vedere, il risultato degli altri, perché il nostro risultato non basta. Se noi vinciamo e la Sancataldese vince, andiamo a fare una "seconda semifinale", o una prima finale. Però noi dobbiamo pensare a noi stessi. Pensiamo a vincere noi, sicuramente tra noi e la Sancataldese, sulla carta, la partita meno difficile ce l'abbiamo noi. Loro vanno a giocare contro il Torre Annunziata che, anche se ha vinto il campionato, è pur sempre il Torre Annunziata. Nel calcio però mai dire mai, le insidie sono dietro l'angolo. Noi pensiamo in primis a battere il Milazzo».


La settimana ha portato con sé l'amarezza per un traguardo che poteva essere già in cassaforte. Il tecnico non si nasconde: «La rabbia ce l'ho per la partita di Favara, dove abbiamo preso gol su rigore al 93', e per la partita di Vibo, dove abbiamo preso un palo interno al 90' e potevamo dare la svolta. Domenica abbiamo fatto una partita alla pari con l'Igea, una squadra forte, ce la siamo giocati a viso aperto, potevamo vincere ma la potevamo anche perdere. Questa annata è un discorso che portiamo avanti da un po' di tempo: noi ce la siamo giocata alla pari con tutti. Purtroppo tutti gli episodi sono stati negativi. Contro il Torre Annunziata, sullo 0-0, c'è un gol regolarissimo di De Caprov che ti cambia tutta un'altra partita, un altro campionato. Con la Nissa, se Scerbo fa gol dopo 10 minuti, cambia tutto. Sono gli episodi che ci hanno condannato un po'. Però io dico che è stata l'annata proprio che ci ha caratterizzato con questo andamento. Oggi dobbiamo essere sereni e tranquilli: ci stiamo giocando la salvezza all'ultima giornata. Sfido chiunque a pensare che all'inizio dell'anno tutti quanti non avrebbero messo la firma per arrivare in questa situazione. Anche se c'è tanto da recriminare, in questo momento dobbiamo solo pensare a vincere domani».


Rispetto alla scorsa settimana, in cui le assenze dell'ultimo minuto avevano costretto a ridisegnare la difesa, arrivano buone notizie: «Le emergenze capitano. La settimana scorsa si è fatto male Bosia, poi Loseti nella rifinitura e Clemente addirittura a fine riscaldamento. Devi valutare tante situazioni, ma io ho sempre detto a questi ragazzi che sono un gruppo straordinario, e domenica, seppur con le assenze, hanno fatto il loro dovere. Fortunatamente oggi stanno tutti bene e sono tutti disponibili. Per la squalifica che abbiamo in difesa, cercheremo comunque di ricostruire il reparto».

Sulle critiche relative a un presunto calo atletico nei finali di gara, Feola chiarisce dal punto di vista tattico: «Non è un discorso fisico. Quando noi smettiamo di giocare sembra che ci sia un calo. Finché noi creiamo gioco e facciamo la partita, va tutto bene. Poi quando ci allunghiamo, perché magari subentra quella tensione e quella pressione che devi vincere per forza, e si inizia a buttare la palla lunga per cercare di arrivare prima possibile dentro l'area, la squadra si allunga e sembra che arranchiamo. Invece, se giochiamo di squadra, con le idee che abbiamo messo in campo in tutto il tratto delle partite, non diamo questa impressione. La squadra sta bene».


Una squadra che spesso è sembrata peccare di malizia. Si può allenare la "cazzimma"? «La personalità e la cazzimma di turno, se non ce l'hai, non è facile inculcarla ai ragazzi in così poco tempo. Loro sono abituati in un certo modo e cambiargli questo atteggiamento non è semplice. Però non toglie che la voglia e l'impegno ce lo mettono sempre. A volte vogliono anche strafare per cercare di ottenere il risultato, e quello strafare ti può creare qualche problema. Ma sono caratteristiche che devi avere nel tuo DNA».

Infine, un pensiero alla cornice di pubblico di domani, con la società che ha indetto prezzi popolari per riempire il "Franco Scoglio": «La prima cosa è che dobbiamo regalare una gioia a noi stessi, perché questo è il nostro lavoro e la nostra vita. Poi, di conseguenza, regalarla a tutto l'ambiente: ai tifosi, alla società. Ma in primis è una soddisfazione che abbiamo bisogno a tutti i costi noi. La presenza della gente per noi è vitale, la gente ti dà quello stimolo e quell'entusiasmo in più. Lo abbiamo dimostrato a Lamezia: con la presenza dei tifosi i ragazzi hanno quella marcia in più, si sentono anche un pochino più protetti e più sicuri col pubblico a favore».

L'appuntamento è fissato. Il Messina chiama a raccolta il suo popolo: c'è una "semifinale" da vincere per continuare a credere nella salvezza.


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