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Messina, è l'ora della verità: contro il Ragusa una partita che vale una stagione

di Michele Caffarelli

Abbassare i toni, lavorare sodo e ritrovare quella tranquillità mentale che nelle ultime settimane sembra essersi dissolta. È questa la strategia scelta dall'ACR Messina e dal suo allenatore Vincenzo Feola — confermato alla guida del gruppo — in vista del delicato confronto domenicale con il Ragusa, una sfida che la classifica trasforma automaticamente in uno snodo cruciale per le sorti del campionato.

Il momento è tutt'altro che sereno. La vittoria manca da oltre due mesi, e il magro bottino di tre pareggi nelle ultime otto giornate ha eroso le certezze di un gruppo che pure era riuscito nell'impresa di rimontare un passivo di quattordici punti nella prima parte della stagione. Quella clamorosa risalita rischia ora di trasformarsi in un ricordo sbiadito se i risultati non dovessero invertire la rotta nelle settimane conclusive della stagione regolare.

A pesare, secondo quanto emerge dall'ambiente, non sono soltanto le difficoltà tecniche e tattiche. Il fattore psicologico gioca un ruolo determinante: la prospettiva di retrocedere in Eccellenza aleggia come un'ombra sulla testa dei calciatori, amplificando quella tensione emotiva che spesso, paradossalmente, finisce per bloccare le prestazioni anziché stimolarle. Un circolo vizioso difficile da spezzare, al quale la società ha scelto di rispondere con una ricetta fatta di lavoro quotidiano e comunicazione sobria, evitando di alimentare ulteriori pressioni mediatiche attorno a un appuntamento già di per sé carico di significato.

Il vicepresidente Morris Pagniello, che ricopre oggi anche i ruoli di direttore generale e direttore sportivo, aveva già lanciato un segnale chiaro la settimana precedente: ci si aspetta di più, in termini di trasporto, mentalità e personalità, soprattutto dai giocatori più esperti dell'organico. Una chiamata alle responsabilità individuali che suona come un invito a trasformare l'ansia in energia positiva, in quella «cattiveria agonistica» — come viene comunemente definita nel gergo calcistico — che spesso fa la differenza nei campionati di Serie D, dove l'intensità fisica e la determinazione contano quanto le qualità tecniche.

«Fame contro paure»: si potrebbe sintetizzare così la posta in gioco psicologica di questo finale di stagione. Il gruppo è descritto come composto da ragazzi umanamente irreprensibili, ma che forse non hanno ancora trovato il modo di tradurre i valori positivi sul piano del carattere competitivo, quella durezza necessaria per prevalere nelle sfide decisive.

Anche il mondo del tifo si sta organizzando per fare la propria parte. Dai club della Gradinata è arrivato ieri un appello diretto ai tifosi messinesi: «Adesso più che mai serve sostegno e unione, serve sudarla questa salvezza. Quindi è importante che domenica allo stadio ci sia Messina. Dimostriamo che il messinese ha ancora senso d'appartenenza alla propria città, alla squadra di calcio». Parole che fotografano bene lo stato d'animo di una piazza che vive con profonda apprensione il rischio di scivolare nella categoria inferiore, e che chiede alla propria comunità di trasformare l'angoscia in partecipazione concreta.

Domenica, dunque, si gioca molto più di una partita. Con la clessidra della stagione che si svuota inesorabilmente, il Messina è chiamato a ritrovare se stesso — la fame, la reazione, l'identità — prima che sia troppo tardi.


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