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L'Italia riparte dal dolore. Donnarumma: «Qui per dare una mano»

di Massimo Poerio

Gianluigi Donnarumma si presenta davanti ai microfoni con la fascia da capitano sul cuore e con il peso di un'eliminazione ancora ben presente. In vista delle amichevoli contro Lussemburgo e Grecia, il portiere dell'Italia sceglie di non nascondersi, di guardare in faccia una realtà difficile e di lanciare un messaggio chiaro a tutto il movimento azzurro.

L'esclusione dalla Coppa del Mondo ha lasciato il segno. Donnarumma non usa mezzi termini nel descrivere l'impatto psicologico di quella sconfitta: "La mancata qualificazione al Mondiale è stata una mazzata. Portarci dietro questa ferita in futuro ci farà bene: si deve ripartire dal dolore e lo faremo alla grande".

Il numero uno della Nazionale racconta anche quanto quella sera lo abbia colpito sul piano personale: "Dopo la mancata qualificazione sono stato due o tre giorni senza allenarmi perché è stata una botta forte. Dopo l'ultimo rigore mi è caduto il mondo addosso, è stata una mazzata incredibile, più delle altre volte". Una confessione rara da parte di un giocatore abituato alle pressioni dei palcoscenici più esigenti, che restituisce la misura autentica di ciò che quella qualificazione significava per il gruppo.

A rendere il fallimento ancora più amaro, secondo Donnarumma, è stato il contesto in cui si era inserito: "Penso che si fosse creato qualcosa di magico grazie a mister Gattuso, al presidente Gravina e a Gigi Buffon. Quello che fa più male è ciò che è accaduto a loro. Dobbiamo ripartire da quello, poche volte ho visto un gruppo così voglioso di riportare l'Italia al Mondiale". Parole che delineano uno spogliatoio compatto, animato da una motivazione collettiva autentica, e che tributano rispetto alle figure che hanno costruito quella fase del percorso azzurro.

Presente a Coverciano nonostante il carico fisico ed emotivo della stagione, Donnarumma ha voluto spiegare le ragioni della propria disponibilità alla convocazione, chiarendo che si è trattato di una scelta consapevole e volontaria: "Da capitano mi sono sentito in dovere di fare una chiamata al mister e di dare la mia disponibilità, poi è stato lui a decidere".

Il portiere tiene però a precisare che lo spirito che anima il gruppo non è solo il suo: "Tengo a precisare che tutti i miei compagni sarebbero venuti con grande piacere perché hanno voglia di ripartire e di riportare l'Italia dove merita". Una precisazione significativa, che ridistribuisce il senso di responsabilità sull'intero collettivo e che traccia il profilo di una squadra che non si è arresa al momento difficile.

Donnarumma si sofferma poi sul tema della rigenerazione della Nazionale, che in questa fase di transizione conta su diversi profili emergenti. Il capitano, pur nella sua giovane età, si propone come punto di riferimento per le leve più acerbe del gruppo: "Sono qui per dare una mano e per far capire che la maglia azzurra è troppo importante. Cerco di portare esperienza pur essendo giovane anche io. Questi ragazzi hanno un grande futuro e ci potranno dare una bella mano, nel primo allenamento di ieri mi hanno impressionato sotto tutti i punti di vista".

Una valutazione lusinghiera per i nuovi convocati, che il portiere accompagna con un giudizio positivo anche sul tecnico: "Ho conosciuto anche il mister, un uomo di grandi valori". Poche parole, ma sufficienti a trasmettere fiducia nel nuovo corso tecnico della Nazionale.

Non solo il Mondiale all'orizzonte. Donnarumma apre anche a un possibile coinvolgimento con la Nazionale Under 21, in ottica Giochi Olimpici di Los Angeles, cui l'Italia maschile non partecipa da vent'anni. La regola che consente la presenza di tre giocatori fuori quota nelle rappresentative olimpiche potrebbe aprire la porta a un'esperienza del tutto inedita per il portiere azzurro: "Speriamo di andarci alle Olimpiadi. Per la Nazionale farei qualunque cosa e se il mister ritenesse opportuno chiamarmi come capitano mi farebbe piacere". Un segnale di disponibilità totale verso la causa azzurra, in qualunque sua declinazione.

Inevitabile, in chiusura, il riferimento al futuro della panchina della Nazionale e alla candidatura di Pep Guardiola, con cui Donnarumma ha condiviso la sua esperienza al Manchester City. Il portiere non si sottrae alla domanda, ma mantiene una posizione di rispettoso distacco dalle dinamiche decisionali: "Con il mister sono stato bene, ha fatto la storia al City e speravo potesse continuare. Ma la sua volontà era quella di fermarsi. Non ho parlato con lui della possibilità di allenare la Nazionale, le scelte non spettano a me ma al nuovo presidente".

Donnarumma chiude però con un messaggio netto su ciò che il prossimo commissario tecnico dovrà portare con sé, chiunque esso sia: "Sicuramente chi verrà dovrà dare tutto per la maglia azzurra e per raggiungere determinati obiettivi". Una richiesta di impegno totale, coerente con il tono dell'intera conferenza: quella di un capitano che, dal dolore, vuole ricostruire.


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