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L’Aquila, vietato soffrire di vertigini. Chianese si aggrappa ai "Gemelli del Gol" per scacciare i fantasmi marchigiani

di Michele Caffarelli

Due indizi fanno una prova, ma tre certificherebbero una crisi che L’Aquila, in questo momento cruciale della stagione, non può assolutamente permettersi. Un misero punto raccolto negli ultimi centottanta minuti – frutto del rocambolesco e nervoso 2-2 strappato per i capelli al Giulianova e del sanguinoso scivolone (3-2) contro il Sora – ha improvvisamente fatto scattare l'allarme rosso in casa abruzzese.

Il quarto posto, che fino a un paio di settimane fa sembrava una fortezza inespugnabile, ha ora le mura crepate. E la trasferta di domenica contro la Vigor Senigallia ha tutto il sapore della più classica delle trappole.

L'aspetto più affascinante – e al contempo frustrante per i tifosi – di questa flessione è che L'Aquila resta una corazzata con una potenza di fuoco illegale per la categoria. Parliamo del quarto miglior attacco del Girone F (48 reti), dietro solo ai tre "mostri" Teramo, Ostiamare e Ancona che fanno un campionato a parte. Ma il calcio, si sa, non è una scienza esatta.

I numeri dicono che ben 30 di questi 48 gol portano due firme specifiche, incise a fuoco sulle difese avversarie: Claudio Sparacello e Luca Di Renzo. I primi due cannonieri del girone, i due totem del tecnico Mauro Chianese. Eppure, proprio nel momento in cui la squadra ha più bisogno dei suoi "Gemelli del Gol", il meccanismo si è inceppato a metà.

È qui che la sfida del "Bianchelli" di Senigallia assume i contorni del thriller psicologico. Attualmente, l'attacco dell'Aquila vive una spaccatura netta. Da una parte c'è un Claudio Sparacello in totale trance agonistica: il numero 19 va a segno da tre gare consecutive, caricandosi letteralmente la squadra sulle spalle e sbloccando il match in due occasioni. È l'uomo della provvidenza, il faro nella nebbia di queste ultime settimane.

Dall'altra parte, però, c'è il mistero di Luca Di Renzo. Il numero 9 rossoblù è fermo al palo da un mese esatto. Era l'8 febbraio quando gonfiò la rete contro l'Unipomezia. Da allora, un digiuno che per un predatore d'area di rigore come lui è un'eternità. Trenta giorni di sportellate, frustrazione e reti inviolate. L'allenatore Mauro Chianese sa perfettamente che per uscire indenni dalle Marche non basterà il solo "fuoco" di Sparacello: serve risvegliare l'istinto da killer di Di Renzo. Quando i due girano all'unisono, L'Aquila diventa ingiocabile; quando uno dei due si spegne, la squadra perde il suo baricentro offensivo.

Il contorno della prossima giornata aggiunge ulteriore pepe alla sfida. L'Atletico Ascoli, distante ormai solo due lunghezze e reduce da un momento d'oro (tre vittorie e un pari nelle ultime quattro), osserva interessato dalla sua gara contro l'Unipomezia, pronto a mettere la freccia per il sorpasso. Dal canto suo, la Vigor Senigallia (sesta a -7 dagli abruzzesi) sente odore di sangue: battere L'Aquila domenica non significherebbe solo regalare una gioia al proprio pubblico, ma riaprire clamorosamente i giochi per le posizioni nobili della classifica.

Per L'Aquila è il momento di guardarsi negli occhi. Non c'è più margine per gli errori o per i cali di tensione visti contro il Sora. Domenica a Senigallia non conteranno solo gli schemi, ma la fame. E quella, dalle parti del Gran Sasso, deve passare inevitabilmente per i piedi dei suoi due tenori. Sparacello per continuare a volare, Di Renzo per ritrovare le ali.


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