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L'Aquila, chi sarà il prossimo direttore sportivo? La società pensa a un coinvolgimento della piazza

di Redazione Notiziario del Calcio

Il panorama sportivo de L'Aquila sta attraversando una fase di profonda trasformazione strutturale che ha già portato a diversi scossoni nell'organigramma tecnico e societario. Dopo i recenti addii di Fucili e Rossini, il club si è trovato nella necessità di dover ricostruire i propri vertici operativi per garantire stabilità al progetto stagionale.

Se per quanto riguarda la conduzione tecnica la situazione sembra aver trovato un punto di equilibrio grazie all'innesto di Chianese in panchina, resta ancora scoperto un tassello fondamentale per la programmazione sportiva, ovvero quello del direttore sportivo. La società è attualmente impegnata in un vero e proprio casting per individuare il profilo più idoneo a ricoprire questo ruolo delicato.

Secondo le ultime indiscrezioni circolate nell'ambiente, la dirigenza starebbe valutando una rosa ristretta di nomi, composta da quattro o cinque professionisti del settore. Tra i profili monitorati con maggiore attenzione spiccherebbe quello di De Angelis, reduce dall'esperienza conclusa con la Sambenedettese, che rappresenterebbe una figura di spessore per la categoria.

La vera novità di questa fase di transizione, tuttavia, non riguarderebbe solo i nomi dei possibili candidati, ma soprattutto le modalità con cui potrebbe essere effettuata la scelta definitiva. Si fa strada infatti l'ipotesi di un coinvolgimento diretto della base attraverso lo strumento dell'azionariato popolare, un elemento distintivo della realtà aquilana.

L'idea sul tavolo sarebbe quella di sottoporre i profili selezionati al giudizio della piazza, permettendo così ai sostenitori di esprimere una preferenza e partecipare attivamente alla decisione. Questo scenario trasformerebbe la nomina del direttore sportivo in un processo democratico e condiviso, rendendo i tifosi protagonisti della gestione del club.

Se tale orientamento venisse confermato, la società non si limiterebbe a una scelta calata dall'alto, ma aprirebbe le porte a una consultazione che rafforzerebbe il legame tra la squadra e la città. In questo modo, il ruolo della tifoseria diventerebbe decisivo non solo sugli spalti, ma anche nelle dinamiche strategiche della società rossoblù.


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