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Il Gravina sogna in grande con il "Re Mida" della Murgia

di Michele Caffarelli

C’è un vento nuovo che soffia sulla Murgia barese, un vento che porta con sé l'odore inconfondibile delle grandi imprese. Dimenticate i calcoli di inizio stagione e le gerarchie scritte sulla carta: il Gravina di Nicola Ragno non è più una semplice sorpresa, è diventato lo spauracchio ufficiale del campionato.

Sette risultati utili consecutivi, ma soprattutto cinque vittorie di fila. Non si perde da quel lontano 11 gennaio, una data che ormai sembra appartenere a un'era geologica passata. Da allora, la truppa gialloblù si è trasformata in una vera e propria macchina schiacciasassi, capace di mandare al tappeto corazzate costruite per vincere come Fidelis Andria e Virtus Francavilla. Ma dietro ogni grande orchestra c’è sempre un grande solista. E a Gravina, il violino primo indossa la fascia da capitano e risponde al nome di Domenico Santoro.

Venerdì scorso ha spento 31 candeline, ma se guardate i suoi scatti, la sua foga agonistica e la cattiveria con cui attacca la profondità, sembra un ragazzino al debutto in prima squadra. Con la rete del 2-0 rifilata al Pompei nell'ultimo turno, Santoro ha toccato la fatidica quota della doppia cifra: 10 reti in 26 giornate.

Numeri importanti, certo, ma c'è un dettaglio che i crudi dati statistici non dicono, e che fa tutta la differenza del mondo: il peso specifico di questi gol. Nel basket americano li chiamano "clutch player", quei giocatori che mettono a segno i punti decisivi quando la palla scotta. Santoro è l'equivalente calcistico di questa definizione.
Andate a rileggere il tabellino della stagione: il gol vittoria contro il Francavilla, il timbro da tre punti contro il Ferrandina, l'Acerrana e l'Afragolese, per non parlare della doppietta da batticuore che ha strappato un punto vitale al Nardò in casa. Santoro non segna mai gol inutili. Segna gol che pesano come macigni e che portano punti. È l'estensione in campo del pragmatismo vincente di mister Nicola Ragno.

Ora, l'asticella si alza. Non tanto per la caratura del prossimo avversario – domenica il Gravina farà visita a una Sarnese invischiata nelle zone caldissime della classifica (quindicesima) – quanto per il momento topico del campionato. Queste sono le classiche partite-trappola, dove l'euforia può trasformarsi in presunzione. Ma c'è un fattore che fa dormire sonni tranquilli a mister Ragno: l'ossessione del suo capitano.

All'andata, il Gravina umiliò la Sarnese con un tennistico 5-1. Eppure, scorrendo il tabellino di quella goleada, il nome di Domenico Santoro non c'era. Per un attaccante vero, per un predatore dell'area di rigore, rimanere a secco in un match in cui la propria squadra segna cinque reti è un prurito fastidioso. Domenica, per Santoro, non sarà solo una partita per i play-off: sarà l'occasione per chiudere i conti con la gara d'andata. Un motivo in più per cerchiare in rosso l'impegno in terra campana.

Mentre il terzetto di testa sembra fare un campionato a sé, la bagarre per i play-off è una tonnara. Fasano, Nardò e Afragolese precedono i gialloblù in classifica, ma nel prossimo weekend giocheranno tutte quante lontano dalle mura amiche. Un incrocio di calendari che stuzzica non poco le fantasie dei tifosi gravinesi.

Il sorpasso non è più un tabù, è un obiettivo concreto. Con un Nicola Ragno maestro nel gestire la pressione e un Santoro che trasforma in oro ogni pallone che tocca, il Gravina ha smesso di guardarsi le spalle. Ora punta dritto al bersaglio grosso. E chiunque si troverà davanti i gialloblù da qui a fine stagione, farà bene a preoccuparsi.


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