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Folgore Caratese, Paparusso: «Fiducia riposta in me e scelta tecnico intuizioni di Criscitiello»

di Davide Guardabascio

Una stagione costruita con metodo, pazienza e una visione chiara. La Folgore Caratese chiude un'annata straordinaria con la promozione in Serie C, coronamento di un progetto nato appena dodici mesi fa e già capace di portare il club lombardo ai vertici del calcio dilettantistico nazionale. A raccontarla in esclusiva a TuttoMercatoWeb.com è il direttore sportivo Daniele Paparusso, classe 1993, che con questa avventura ha vissuto la sua prima, importante esperienza nel calcio dei grandi.

L'inizio risale alla primavera del 2025. "Il nostro progetto è partito a maggio 2025, con l'intenzione di disputare una stagione tranquilla, che portasse al traguardo playoff: avevamo una rosa prevalentemente giovane, anche noi come dirigenza e staff tecnico eravamo alla prima esperienza tra i grandi, ma la scelta dell'allenatore e la fiducia a me datami, sono state intuizioni del presidente Criscitiello", spiega Paparusso, sottolineando come le fondamenta della stagione siano state gettate con cura fin dai primi giorni. "Abbiamo creato uno staff importante, e uno staff medico top, che ci ha dato tanti punti: se abbiamo avuto pochi infortuni il merito è loro. Tutto è stato una conseguenza del come abbiamo progettato".

Sul campo, la Folgore Caratese ha convinto sin dalle prime giornate. Il campionato si è aperto con quattro vittorie consecutive, un avvio che ha subito impresso un'identità precisa alla squadra. Determinanti, in questa fase, gli innesti di due elementi di esperienza: Luca Caldirola e Tremolada, che si erano allenati con il gruppo prima di essere tesserati, comprendendo dall'interno la natura del progetto. "Hanno contribuito a creare temperamento e personalità del gruppo, tanto che a gennaio non si è accusato il contraccolpo dell'addio di Caldirola, rimpiazzato comunque poi da Vona", osserva il DS. In avanti, invece, a fare la differenza è stato Gjonaj, definito dallo stesso Paparusso come "uno che ti sposta gli equilibri", affiancato da Capelli. L'arrivo di Lepore ha completato il quadro: "Sa come si vince, ed era una figura che ci serviva".

La post season ha riservato però anche qualche rimpianto. Nella Poule Scudetto, dopo il successo sul Treviso, è arrivata una sconfitta a sorpresa contro il Vado, formazione ligure alle prese con seri dubbi sulla propria iscrizione al prossimo campionato di Serie C. "Non lo nascondo, c'è rammarico. Dopo la vittoria sul Treviso, mi aspettavo di non perdere a Vado, ma siamo stati superficiali nell'affrontare i liguri: loro stavano vivendo un momento di incertezza sul futuro, sembrava non potessero iscriversi al prossimo campionato di C, e noi li abbiamo sottovalutati. Hanno fatto una grande prestazione, e non credo sia un caso che abbiano raggiunto la finale con la Scafatese", ammette Paparusso con onestà.

Ora lo sguardo è rivolto alla prossima stagione, la prima tra i professionisti. Un salto importante, che il club affronta con la stessa lucidità mostrata finora. "La C è per tutti noi un campionato nuovo, per me, per il presidente, per il tecnico che è stato confermato. Ma sono convinto che le strutture e l'organizzazione aiuteranno molto: non abbiamo un budget come quello delle big di categoria, ma abbiamo visione, e quella serve". Sul mercato, la strategia è già delineata: "Allestiremo una rosa che sarà un mix tra giovani e over, con ragazzi valorizzati dalla Serie A, per fortuna abbiamo intorno un vasto panorama, e punteremo su profili congeniali ai nostri principi. Il primo passo saranno le riconferme di chi già c'è e l'arrivo dei giovani, il resto lo vedremo più avanti".

Al centro del racconto, inevitabilmente, c'è anche la figura dello stesso Paparusso: un dirigente giovane, cresciuto nel calcio come calciatore e ora approdato a un ruolo di responsabilità grazie alla fiducia di un presidente definito "visionario". "Ho avuto la fortuna di trovare un presidente visionario, che mi ha dato fiducia, anche se ero praticamente uno sconosciuto: è stato però bravo a intravedere qualcosa in me, che forse nemmeno io avevo visto", racconta. Una riflessione che si allarga poi a un tema più ampio, quello dei giovani nel calcio italiano: "In Italia purtroppo il discorso culturale: non si sa aspettare, si vuole tutto e subito, manca proprio la pazienza, anche se abbiamo spesso visto che la fretta porta spesso a guai. Di giovani bravi, in tanti settori, ce ne sono in Italia, ma preferiscono andare dove si sentono valorizzati, facendo così crescere altri paesi".

La chiosa è affidata alle ambizioni personali di un dirigente che vuole ancora crescere: "Come DS, vorrei arrivare ai massimi livelli, quelli che non ho raggiunto da calciatore: in quella veste, quando cadi, è più difficile rialzarsi, ma ho imparato dagli errori che ho commesso, anche se, questo me lo riconosco, sono sempre stato vero e trasparente, perché secondo me ci si deve comportare sulla base di certi valori che non sono negoziabili. Io mi sono sempre esposto, perché credo una cosa, che il calcio passa, ma l'uomo resta. E con lavoro, dedizione e costanza spero di arrivare lontano".

Una storia di calcio che parla di programmazione, coraggio e identità. La Folgore Caratese si affaccia alla Serie C non come una sorpresa improvvisata, ma come il risultato coerente di un lavoro fatto bene, fin dal primo giorno.


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