Coppa Italia Serie D, salta la finale unica. Iorio: «Dispiaciuti, ma rispettiamo le autorità»
Cambio di programma a pochi giorni dalla finale di Coppa Italia Serie D. La sfida tra Pistoiese e Ancona non si disputerà più in gara unica allo stadio 'Barbetti' di Gubbio, come inizialmente comunicato dalla Lega Nazionale Dilettanti. La questura di Perugia ha negato l'autorizzazione per lo svolgimento dell'incontro in formula secca, costringendo gli organizzatori a rivedere completamente l'impianto della competizione. La LND ha quindi stabilito che la finale si giocherà con la tradizionale formula di andata e ritorno, con ciascuna delle due città chiamate a ospitare una delle due sfide.
Una decisione che ha suscitato amarezza e perplessità, soprattutto tra i tifosi delle due squadre che avevano già iniziato a immaginare l'atmosfera unica di una finale da dentro o fuori, sul modello delle grandi competizioni europee. A prendere pubblicamente posizione sulla vicenda è stato il presidente della Pistoiese, Sergio Iorio, che attraverso i canali ufficiali del club ha espresso tutto il disappunto della società toscana per un epilogo inatteso.
"Siamo sinceramente dispiaciuti per questa inattesa decisione. Avremmo voluto, come peraltro era stato comunicato, una formula con gara unica per evitare una partita in più in questo momento decisivo del campionato, ma soprattutto per consentire ai nostri tifosi di vivere il fascino di una finale 'secca', tipo Champions League, che i nostri sostenitori avevano già immaginato e pregustato, al cospetto di un'avversaria di grande tradizione, con un seguito importante", ha dichiarato il numero uno arancione.
Le parole di Iorio mettono in evidenza una duplice problematica: da un lato l'aggravio del calendario in una fase cruciale della stagione, con le squadre impegnate nella lotta per le posizioni di vertice nei rispettivi gironi di campionato; dall'altro, e forse ancora più significativo, il mancato appuntamento con quella che sarebbe dovuta essere una giornata di festa per le tifoserie, private dell'emozione irripetibile di una finale da vivere in un'unica, decisiva occasione.
Nonostante la delusione, il presidente della Pistoiese ha voluto però chiarire la posizione della società di fronte alle decisioni delle autorità preposte alla sicurezza pubblica. "Allo stesso tempo, però, è doveroso riconoscere che il provvedimento della Lega è stato determinato dalle valutazioni delle autorità titolari del diritto/dovere e della responsabilità della gestione dell'ordine pubblico: una necessità che rispettiamo e comprendiamo anche se rammarica che molti tifosi, per ragioni di lavoro, non potranno essere presenti alla gara casalinga", ha sottolineato Iorio, riconoscendo implicitamente che questioni di ordine pubblico abbiano prevalso sulle aspirazioni sportive.
Un aspetto particolarmente delicato riguarda la calendarizzazione delle due partite, che ha suscitato lamentele da parte dei sostenitori per la combinazione di giorni e orari. Su questo punto, il presidente arancione ha tenuto a fare chiarezza sulla dinamica decisionale, rivendicando la totale estraneità delle società alla scelta finale. "Per trasparenza nei confronti dei nostri sostenitori, che si sono comprensibilmente lamentati per la combinazione di giorni/orari, credo sia corretto ricordare che, a fronte della concorde volontà dei club, espressa in occasione di un incontro tenutosi presso la Lega lo scorso 30 gennaio, di disputare la finale in gara unica, la Lega ha richiesto di individuare, mediante sorteggio, giorno e orario delle partite di andata e ritorno qualora, all'esito delle valutazioni delle autorità competenti, la soluzione condivisa tra le società non fosse stata perseguibile", ha spiegato Iorio.
La ricostruzione fornita dal dirigente toscano rivela quindi che il piano B era già stato predisposto con largo anticipo, proprio in previsione di eventuali impedimenti. "Pertanto, la programmazione pubblicata oggi era già stata determinata dodici giorni fa mediante sorteggio, e non è dipesa da una scelta di Ancona e Pistoiese", ha aggiunto, sgombrando il campo da possibili polemiche incrociate tra le due società.
Superata la fase del disappunto, il presidente della Pistoiese ha voluto però trasformare il contrattempo in un'occasione di rilancio motivazionale per l'intero ambiente arancione. Il suo messaggio si è fatto più incisivo e carico di pathos, chiamando a raccolta squadra, società e tifoseria in un'unica, rinnovata spinta verso l'obiettivo.
"Pertanto, preferiamo trasformare questa nuova programmazione in una spinta positiva. Se avremo una partita in più da giocare, la vivremo come un'ulteriore opportunità per dimostrare chi siamo: una squadra compatta, una società ambiziosa e una tifoseria che non smette mai di far sentire la propria voce", ha affermato Iorio, tracciando la linea che la Pistoiese intende seguire da qui alle due sfide decisive.
Il richiamo ai valori che hanno caratterizzato il percorso della squadra toscana fino a questo punto della stagione è stato esplicito e appassionato. "Il percorso che ci ha portati a questa finale è stato bellissimo: fatto di sacrificio, orgoglio e senso di appartenenza. Adesso vogliamo completarlo. Andremo in campo con tutto ciò che abbiamo, con il cuore pieno di arancione e con il desiderio profondo di vincere", ha proseguito il presidente, evocando quella dimensione emotiva e identitaria che nel calcio dilettantistico rappresenta spesso il carburante principale.
L'invito finale è stato quello di trasformare la delusione in energia propulsiva, facendo delle due partite non solo un'occasione per conquistare un trofeo, ma anche un momento di coesione e di dimostrazione di forza dell'intera piazza. "Che il dispiacere di oggi diventi la motivazione di domani: per i ragazzi, per i nostri tifosi, per una città intera che vuole continuare a sognare insieme a noi. Facciamo di queste due partite una festa, un momento di unità e di forza, una 'cartolina' con cui la piazza dimostri che ambisce e merita palcoscenici superiori", ha esortato Iorio.
L'ultima considerazione del presidente arancione ha riguardato la necessità di mantenere alta la concentrazione anche sul fronte campionato, nonostante l'impegno supplementare imposto dalla doppia finale. "Insieme, possiamo vincere e al tempo stesso continuare a lottare con tutte le forze per il campionato, nonostante il 'disturbo' della doppia partita", ha concluso, confermando come per la Pistoiese la stagione sia ancora tutta da giocare su due fronti paralleli.
La vicenda della finale di Coppa Italia Serie D si inserisce in un contesto più ampio che riguarda la gestione dell'ordine pubblico negli eventi sportivi, tema sempre più centrale nel dibattito pubblico. La decisione della questura di Perugia, pur non essendo accompagnata da motivazioni ufficiali rese note, lascia intuire preoccupazioni legate alla possibile affluenza di tifoserie storicamente calde come quelle di Pistoiese e Ancona, entrambe caratterizzate da un seguito numeroso e appassionato.
La scelta di non autorizzare la gara unica a Gubbio potrebbe essere stata dettata dalla volontà di distribuire il rischio su due appuntamenti distinti, ciascuno sotto il controllo delle rispettive questure locali, piuttosto che concentrare in un'unica location migliaia di sostenitori delle due squadre. Una prudenza che, se da un lato privilegia la sicurezza, dall'altro priva la competizione di quella dimensione spettacolare che ne avrebbe fatto un evento memorabile.
Per i tifosi delle due squadre, ora l'appuntamento è duplice. Due trasferte, due opportunità di sostenere i propri colori, ma anche due potenziali momenti di tensione che le forze dell'ordine dovranno monitorare con attenzione. La formula andata e ritorno, se da un lato diluisce il carico emotivo, dall'altro può generare dinamiche diverse, con la partita di ritorno che potrebbe assumere un peso ancora maggiore in caso di risultato incerto dopo la prima sfida.
Resta da vedere se le due società e le rispettive tifoserie sapranno raccogliere l'invito alla festa e all'unità lanciato dal presidente Iorio, trasformando quello che è nato come un contrattempo in un'occasione per celebrare comunque il calcio e la passione che lo alimenta, soprattutto nei campionati dilettantistici dove il legame con il territorio è ancora forte e autentico.