Conti: «Siena piazza entusiasmante. Devo dire grazie anche a Bellazzini»
Il calcio, si sa, non è solo gloria e stadi pieni. È spesso una storia di rinunce, di valigie preparate troppo presto, di sogni che resistono anche quando tutto sembra remarlo contro. Andrea Conti, centrocampista del Siena, lo sa bene. E lo racconta con la stessa schiettezza con cui, a suo dire, è capace di fare il portiere se il mister glielo chiede.
In una lunga intervista pubblicata sul sito ufficiale del club bianconero, il calciatore romano ripercorre le tappe di una carriera costruita mattone su mattone, lontano dai riflettori e vicino, molto vicino, alla realtà di chi deve guadagnarsi ogni centimetro di campo.
Tutto comincia a cinque anni, con una scelta già piuttosto netta. Prima il nuoto, per cui il giovane Andrea dimostra una certa attitudine, poi la svolta verso il pallone. "Ho iniziato all'età di cinque anni con il calcio, ma prima avevo provato il nuoto, uno sport per cui sarei stato anche portato ma che non era quello che volevo fare davvero", racconta Conti. La prima squadra è i Vigili Urbani, formazione di Eccellenza vicino casa sua, nel cuore di una famiglia romanista con il padre appassionato di calcio. L'idolo di riferimento, cresciuto negli anni senza mai vacillare, è Daniele De Rossi.
Dopo il percorso nelle giovanili, a quindici anni arriva il salto tra i professionisti con la Lupa Roma, allora militante in Serie C. Due anni più tardi, a diciassette, la prima vera partenza: destinazione Gubbio.
Lasciare Roma a diciassette anni non è semplice per nessuno. Per un ragazzo che si definisce "mammone", è qualcosa di più. "All'inizio è stata dura, soprattutto per un mammone come me. Mi ricordo che nelle prime due settimane ho pianto molto perché sentivo tanto nostalgia di casa", ammette Conti senza imbarazzo. Col tempo, però, il gruppo diventa famiglia. Determinanti, in questo senso, due presenze: Yuri Naplone, compagno già conosciuto alla Vigor Perconti, e Michele Di Cato, che diventerà il suo migliore amico.
A Gubbio Conti trascorre anche gli ultimi due anni di liceo, costruendo legami profondi con la città e i compagni. Quando arriva il momento di andarsene, il distacco non è indolore. A dicembre lascia il club umbro in prestito per andare a Bastia, in Serie D. Poi, improvvisamente, il mondo si ferma: è il Covid.
La pandemia segna uno spartiacque. Il rientro a Gubbio non si concretizza e Conti si ritrova a dover ricominciare da capo. "Dopo ho fatto fatica a ritrovare una squadra, è stato un periodo che ho vissuto piuttosto male. Ci avrei tenuto molto a rimanere a Gubbio, ma non riprendermi è stata una scelta che posso capire", racconta. La paura di restare senza squadra è reale, e il calciatore non la nasconde: "La paura ce l'hai sempre. Ce l'ho tutt'ora. Certo, magari quest'anno meno – ride – però è una costante".
La risposta a quel momento difficile arriva con il Trastevere, e con una proposta che avrebbe fatto vacillare chiunque. Nessun compenso, solo la possibilità di giocare. Conti accetta. "In quel momento io pensai solo al fatto che volevo giocare, accettai e non mi vergogno a dire che ho cercato altri lavori per poter rendere quella situazione sostenibile". Iscrivendosi contemporaneamente all'università, il calciatore costruisce una routine che di spazio libero ne lascia poco: allenamento pomeridiano dalle tre alle cinque, poi lavoro come istruttore per bambini in palestra fino alle sette e mezza, e infine le consegne di pizza fino alle undici di sera.
Una scelta, precisa Conti, maturata in autonomia: "Una mia scelta. Volevo fare in modo di portare qualcosa a casa, di dare una mano ai miei".
Con il Trastevere arriva anche la soddisfazione dei playoff. Poi è la volta della Gelbison, pagina luminosa nella carriera del centrocampista romano: "Un anno molto bello in cui abbiamo vinto il campionato di Serie D che è stata una grandissima soddisfazione". Il salto in Serie C sembra a portata di mano. Invece no. "Ero convinto di poter fare la Serie C a quel punto, avevo fatto tanti sacrifici per conquistarla e quando poi mi è stato detto che non facevo parte del progetto è stato pesante".
La reazione, racconta Conti, non è stata delle più compostamente sportive: "Mi ricordo che ho preso una panca della palestra e l'ho lanciata. In quel momento ho visto tutto buio e non è stato facile ripartire". Un gesto che dice molto dell'intensità con cui questo giocatore vive il calcio, e della profondità delle aspettative che si porta addosso.
A quel punto della storia entra in scena una figura che Conti considera determinante: il nuovo procuratore, arrivato proprio dopo la delusione della Gelbison. "Lo ringrazierò sempre. È stato lui a cercarmi e tutt'ora mi segue". Da lì, la carriera riprende a muoversi con maggiore continuità: Dolomiti Bellunesi, nuovamente il Trastevere, poi Ghiviborgo. Quest'ultima esperienza, in particolare, lascia il segno: "Una stagione bellissima, che nessuno intorno a noi si aspettava". È quella stagione, nelle parole di Conti, a portarlo fino a Siena, con un ringraziamento esplicito rivolto a mister Bellazzini.
L'arrivo in bianconero viene vissuto come uno stimolo: "È una piazza entusiasmante, che sicuramente merita altri palcoscenici. Io ho cercato di lavorare bene dall'inizio, con continuità, anche dopo il cambio di mister perché penso sia ciò che deve fare un professionista".
L'inserimento nel gruppo è stato immediato. Emblematico il primo incontro con il compagno Cavallari: "Quando ci siamo presentati gli ho detto 'piacere, Andrea' e lui 'sì, sì, mi ricordo. L'anno scorso abbiamo giocato contro e ci siamo picchiati per tutta la partita!'" Un aneddoto che, sorride Conti, era già di buon auspicio sulla tempra del gruppo.
Parole di stima particolare vengono riservate a Mastalli, già citato in un'altra intervista della stessa rubrica del club: "Penso che lui sia un professionista esemplare: non è da tutti fare quello che ha fatto lui senza mai dire una parola fuori posto". Con Mastalli e la sua famiglia è nata anche una frequentazione al di fuori del campo. Un altro nome citato con affetto è quello di Enrico Zanoni, diventato negli ultimi tempi compagno fisso anche al di fuori degli spogliatoi.
Quanto alla città, Conti non risparmia entusiasmo. Il Palio vissuto dal centro della piazza è stata un'esperienza che ha superato ogni aspettativa: "Una città bellissima, di cui sapevo un po' di cose solo in generale. Quest'estate ho visto il Palio dal centro della piazza ed è stata un'esperienza ben oltre quello che mi avevano raccontato. Vedere tutta quella gente che piange, che gioisce. In quei tre minuti avevo la pelle d'oca".
C'è poi la questione del ruolo, argomento che nel suo percorso ha assunto contorni spesso imprevedibili. Conti nasce play, mediano a due, e così ha giocato per anni a Gubbio. Il battesimo da difensore arriva alla Gelbison, per necessità: "La prima volta che ho fatto il difensore è stata alla Gelbison, in una situazione di emergenza. Dio ha voluto che facessi bene in quella partita e da lì, quando serviva, facevo il difensore".
La versatilità non gli pesa, anzi: "Io voglio giocare – se me metti in porta faccio pure il portiere!" Ma il momento più bello della stagione, a suo dire, non è stato il gol di destro al volo — "Il goal è sempre una bella gioia personale, certo" — bensì la mezzora giocata a centrocampo contro il Grosseto: "In quella mezzora di Grosseto mi sono sentito di nuovo bambino".
Dietro ogni calciatore c'è spesso una rete di affetti che tiene. Nel caso di Conti, questa rete è solida e presente. Il padre, in pensione, non ha saltato una partita casalinga: "Prende la moto e non vede l'ora di venire da Roma". La madre è una presenza frequente. La sorella, con cui il rapporto si è approfondito con gli anni e la distanza: "Ho creato un bel rapporto ora che siamo grandi. Quando ti allontani, capisci quali sono le cose davvero importanti".
La compagna ha trovato lavoro a Siena e si è innamorata della città, trasformando quella che avrebbe potuto essere una sistemazione temporanea in qualcosa di più stabile. A completare il quadro, una cagnolina color cioccolato con cui Conti è avvistabile in giro per le vie della città.
Il rinnovo con il Siena è stato accolto come una soddisfazione collettiva, non solo personale: "È stata una bella soddisfazione anche per loro. Io lo vedo come un obiettivo raggiunto anche dopo tutti i sacrifici che hanno sempre fatto per me".
Nel frattempo, Conti ha anche conseguito una laurea magistrale. Un dettaglio che, insieme alla storia raccontata in questa intervista, restituisce il ritratto di un atleta che ha imparato a costruirsi le cose con le proprie mani — sul campo e fuori.