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Chieti, Del Zotti senza filtri: «Non siamo di primo livello, ma viviamo per gli applausi della curva»

di Redazione Notiziario del Calcio

La vittoria ottenuta dal Chieti contro la Recanatese segna un punto di svolta fondamentale per la rincorsa alla salvezza dei neroverdi. In un Angelini trascinato dall'entusiasmo, la compagine abruzzese è riuscita a imporsi grazie alla concretezza mostrata sulle palle inattive, con le firme di Ela Mangue e Margiotta che hanno blindato il risultato nonostante il ritorno avversario nella ripresa.

Il successo non cancella però le difficoltà che il gruppo sta affrontando quotidianamente, come sottolineato con onestà da Francesco Del Zotti nel post-partita. «Ci tenevamo a dare una risposta, ma voglio precisare che questi ragazzi danno sempre il massimo, anche quando la prestazione non appare eccelsa», ha spiegato il tecnico ai microfoni della stampa locale.

Secondo l'analisi dell'allenatore, il dispendio di energie fisiche e mentali va oltre il semplice rettangolo di gioco. «Spesso durante la settimana siamo costretti a consumare moltissime forze per gestire dinamiche esterne e aggiustare situazioni complesse che preferisco non approfondire in questa sede», ha ammesso Del Zotti con una punta di amarezza.

Questo lavoro di "taglia e cuci" dietro le quinte rischia talvolta di far apparire la squadra meno brillante durante i novanta minuti ufficiali. «A volte può sembrare che arriviamo all'appuntamento scarichi, ma garantisco che il nostro impegno è totale; anche se non siamo professionisti o tecnici di primissimo livello, puntiamo ad avere il cuore più grande di tutto il campionato», ha proseguito.

Il valore identitario e l'attaccamento alla maglia restano i pilastri su cui poggia l'intera stagione del Chieti. «L'orgoglio è un qualcosa che nessuno deve permettersi di portarci via, dobbiamo nutrirci di queste prestazioni da vera squadra, capace di incassare il colpo del due a uno senza smarrirsi e continuando a creare occasioni da rete», ha ribadito l'allenatore.

La strada verso la permanenza in Serie D resta comunque in salita e richiede un approccio mentale privo di distrazioni. Mancano cinque sfide al termine del torneo, che l'ambiente neroverde ha già ribattezzato come vere e proprie finali da non fallire per evitare brutte sorprese in graduatoria.

«Ogni match deve essere approcciato come se fosse l'ultimo della nostra carriera, senza fare calcoli troppo complessi sulla classifica generale», ha ammonito Del Zotti. Il concetto espresso è quello di una crescita graduale: «Non si possono conquistare sei o sette punti in un colpo solo, ne servono tre alla volta e dobbiamo concentrarci esclusivamente su quelli».

Il tecnico ha espresso grande fiducia nelle doti umane dei suoi calciatori, sottolineando come il suo compito principale sia quello di permettere loro di esprimere questi valori durante ogni incontro. «Ho a disposizione un gruppo che sta dimostrando qualità morali importanti, il mio obiettivo è far sì che emergano pienamente in campo», ha aggiunto.

Un ruolo decisivo in questa volata finale lo giocherà sicuramente il pubblico dell'Angelini, che anche contro i leopardiani ha garantito un supporto costante. Per i giocatori, l'abbraccio dei tifosi rappresenta la medicina ideale per dimenticare, almeno temporaneamente, le criticità stagionali.

«Domenica scorsa avevamo sofferto molto la sconfitta, perché sappiamo quanto pesi per la nostra gente non ottenere il risultato; vederli star male ci condiziona profondamente», ha confessato il mister, descrivendo una settimana di allenamenti vissuta con una tensione agonistica fuori dal comune.

Il ritmo delle sedute è stato altissimo, quasi a voler anticipare l'intensità della gara ufficiale. «Abbiamo spinto al massimo, ogni partitella sembrava una finale di coppa e questo deve essere il nostro marchio di fabbrica; viviamo per quei cinque minuti finali passati sotto la curva a raccogliere gli applausi», ha spiegato con emozione Del Zotti.

Il legame con la tifoseria non è però considerato un atto dovuto, ma un premio da conquistare con il sudore. «Sapevamo che i sostenitori sono il nostro valore aggiunto, ma spetta a noi meritarci il loro calore sul campo; oggi ci siamo riusciti, ma la festa finisce qui perché la testa deve andare subito a giovedì», ha concluso.


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