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Cessione Orvietana, appalti e "strane" coincidenze: l'ombra sull'asse Bandecchi-Biagioli

di Cristo Ludovico Papa

Ci sono incroci, nella complessa provincia italiana, in cui il pallone, il cantiere e il palazzo della politica finiscono per fondersi in un unico, inestricabile groviglio. È esattamente quello che starebbe accadendo in queste ore sull'asse Terni-Orvieto. Un interessante articolo dei colleghi de "La Nazione" ha messo in evidenza un intreccio di tempistiche e affari che, seppur formalmente inattaccabile, sta gettando un'ombra sulla trasparenza dei rapporti tra pubblico e privato.

I protagonisti di questa vicenda hanno nomi e cognomi ben noti alle cronache locali: da una parte Stefano Bandecchi, in questo caso nella sua doppia, ingombrante veste di presidente della provincia (oltre che sindaco di Terni) e di imprenditore sportivo; dall'altra Roberto Biagioli, costruttore e (ormai ex) patron dell'Orvietana Calcio.

Tutto parte da una necessità reale e stringente. Da gennaio, una frana ha interrotto la strada Bagnorese, isolando di fatto la frazione di Canale. Un disagio enorme per i residenti, costretti da mesi a deviazioni chilometriche per raggiungere le proprie case. La soluzione arriva in questi giorni: la Provincia di Terni sblocca i lavori per la messa in sicurezza. L'importo è di 150mila euro. Essendo sotto la soglia prevista dal Codice degli Appalti per le gare a evidenza pubblica, l'ente guidato dal Presidente Bandecchi procede con l'affidamento diretto. E a chi vanno i lavori? Al Gruppo Biagioli srl.

Naturale chiedersi se questa vicenda risulti totalmente slegata dalla cessione dell'Orvietana allo stesso Bandecchi, operazione effettuata da quest'ultimo per garantirsi un "Piano B" per far rinascere la "sua" Ternana, in vista della seconda e decisiva asta fallimentare fissata per questo venerdì al Tribunale di Terni.

È la sovrapposizione esatta dei ruoli e dei tempi a far storcere il naso. La determina di affidamento, firmata dal dirigente del servizio finanziario della Provincia, è il prologo di una trattativa calcistica che ha portato – di fatto – alla scomparsa (o alla profonda trasformazione) del calcio orvietano in favore di quello ternano.

Un tempismo "perfetto" che ha inevitabilmente acceso il dibattito politico. Roberta Palazzetti, consigliera comunale orvietana di Proposta Civica, ha fotografato il sentimento di molti concittadini parlando apertamente di una "singolare coincidenza". Pur mantenendo un doveroso approccio garantista (non ci sono, al momento, profili di illegalità ma solo scelte discrezionali permesse dalla legge), la Palazzetti ha sottolineato una perplessità crescente "sui legami tra politica, calcio e gli affari che vi girano intorno".

Ed è proprio qui il nocciolo della questione giornalistica e civile. In un Paese normale, chi amministra la cosa pubblica dovrebbe evitare non solo il conflitto di interessi, ma anche la sola apparenza del conflitto di interessi. Affidare, come istituzione, un lavoro da 150mila euro a un imprenditore con cui, si conclude un affare privato per l'acquisto di una società di calcio, è un'operazione che non può passare inosservata. Una partita opaca che potrebbe vedere alla fine a rimetterci le persone comuni, i cittadini ed i tifosi. Sicuramente si tratta di coincidenze singolari, come evidenziato dalla consigliera Palazzetti, ma di certo ne avremmo volentieri fatto a meno.


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