Castellanzese, Asmini lascia: «Saliti dalla 2° Categoria alla D. Futuro? Nessun pazzo di prenderebbe, farò il nonno»
Salvatore Asmini, storico direttore sportivo della Castellanzese, ha scelto il post-partita della sfida contro il Milan Futuro per annunciare ufficialmente le proprie dimissioni. Un addio carico di commozione e orgoglio, arrivato dopo un sodalizio ultra-decennale che ha visto il club scalare le gerarchie del calcio dilettantistico.
Il dirigente ha esordito spiegando le ragioni della sua decisione, maturata in un momento sportivo non semplice ma con la volontà di guardare tutti negli occhi: «Come in tutte le cose nella vita c'è sempre un inizio ma inesorabilmente c'è anche una fine. Oggi è la fine della mia presenza alla Castellanzese come direttore sportivo».
Asmini ha voluto ricordare con forza i traguardi raggiunti durante il suo mandato, rispondendo a chi, nel tempo, ha mosso critiche al suo operato: «Vorrei ricordare ai miei amici che quando sono arrivato la Castellanzese navigava tra la Prima e la Seconda Categoria. Col mio avvento abbiamo fatto due anni di Prima, due di Promozione, tre di Eccellenza e sette di Serie D. Di tutto sbagliato non credo di aver fatto».
Il direttore ha espresso un profondo rammarico per l'andamento della stagione attuale, definendo la rosa a disposizione come una delle migliori mai allestite sotto la sua gestione: «Quest'anno è stata costruita la squadra più forte dei miei dieci anni. Mi dispiace che con un gruppo buono e un ottimo allenatore ci ritroviamo a commentare questa situazione spiacevole».
Un peso determinante nel bilancio dell'annata lo avrebbe avuto la cattiva sorte, con una serie incredibile di episodi sfavorevoli citati dal dirigente: «Non voglio accampare scuse, ma quest'anno tra infortuni, pali e traverse non ci è girata bene. Se facciamo i conti della serva, solo nelle ultime sette partite abbiamo colpito nove legni».
Proprio sul tema dell'infermeria, Asmini ha lanciato un duro monito alle istituzioni locali, indicando nelle condizioni delle strutture la causa principale dei tanti stop fisici: «Bisognerebbe che qualcuno nelle parti alte della città si rendesse conto che la maggior parte degli infortuni è dovuta a un campo sintetico d'allenamento disastroso. Se non si interviene, l'anno prossimo sarà lo stesso».
Non sono mancati i ringraziamenti sentiti allo staff tecnico e medico, con una menzione speciale per l'allenatore, figura con cui Asmini ha instaurato un rapporto di rara stima: «Per chi mi conosce sa che non ho mai avuto buoni rapporti con gli allenatori, ma qui stiamo parlando di un uomo prima di tutto, e poi di un ottimo tecnico. Ha saputo calarsi nella parte con grande professionalità».
Il pensiero finale è andato alla proprietà, vero motore economico e morale del progetto neroverde: «Devo ringraziare la famiglia Affetti che mi ha supportato e sopportato. Non hanno mai fatto mancare nulla e sono sempre stati presenti. Se mancano loro, a Castellanza forse saranno contenti di fare il derby in parrocchia, perché i sacrifici sono i loro».
Sui suoi progetti futuri, il direttore è stato tranchant, escludendo quasi categoricamente un ritorno immediato dietro una scrivania: «Il mio futuro è a casa con mio nipote a fare il nonno. Non credo ci sia qualche squadra di pazzi che mi possa prendere conoscendo il mio carattere. Se vado in certi posti, dopo quindici giorni mi dicono arrivederci».