Caso stupro di gruppo: il Bra nega tutto, mentre Rosa scende in campo tra i fischi
Il panorama calcistico dilettantistico e semiprofessionistico è attualmente scosso da un'inchiesta estremamente sensibile che riguarda una denuncia per una presunta violenza sessuale di gruppo, che sarebbe avvenuta nel maggio dello scorso anno. La vicenda, ancora nelle fasi degli accertamenti preliminari condotti dalla magistratura, vede coinvolti tre atleti che all'epoca dei fatti militavano tra le fila del Bra, ma che oggi vestono maglie diverse.
In risposta al clamore mediatico suscitato dalle notizie diffuse di recente, l'A.C. Bra ha deciso di prendere ufficialmente la parola attraverso due distinte note stampa per chiarire la propria posizione rispetto ai fatti contestati. Il club giallorosso ha espresso un profondo stupore per quanto emerso, ribadendo comunque il pieno rispetto per il principio che vede ogni indagato innocente fino a prova contraria e manifestando massima fiducia nell'operato degli inquirenti.
La dirigenza del club ha però voluto marcare una distanza netta da qualsiasi condotta individuale che possa ledere i valori del calcio, sottolineando che, se le accuse venissero confermate, la condanna da parte della società sarebbe totale e senza appello. Parallelamente, il Bra ha annunciato di voler intraprendere ogni azione necessaria per difendere la propria onorabilità e immagine pubblica in ogni sede competente.
Un punto cruciale della difesa societaria è stato ribadito con fermezza l'11 aprile, quando il club ha specificato che nella data del 30 maggio 2025 non era in programma alcuna manifestazione ufficiale. La società ha tenuto a precisare che non sono state organizzate né cene né celebrazioni formali legate alla promozione in Serie C, smentendo così che il presunto episodio possa essere inquadrato all'interno di un evento targato A.C. Bra.
Mentre l'inchiesta coordinata dalla Procura di Asti prosegue il suo corso, le società dove attualmente militano i calciatori coinvolti hanno adottato strategie diametralmente opposte. Il caso più emblematico è quello del Ligorna, che ha scelto di mantenere un profilo di continuità tecnica decidendo di mandare regolarmente in campo l'attaccante Alessio Rosa nel match contro il Chisola.
Il giocatore è rimasto sul terreno di gioco per gran parte della sfida, terminata a reti inviolate, nonostante un'atmosfera decisamente pesante percepibile tra gli spalti. In tribuna, infatti, il clima è apparso teso e le discussioni tra i presenti riguardo alla vicenda giudiziaria hanno accompagnato l'intera durata della partita a Vinovo, rendendo evidente l'impatto della notizia sul pubblico.
Sulla sponda opposta, club come il Giulianova e il Livorno hanno preferito la strada della cautela estrema. Entrambe le società hanno scelto di non includere tra i convocati gli altri due atleti citati nell'indagine, ovvero Fausto Perseu e Christ Jesus Mawete. Si tratta di una gestione che tiene conto non solo della risonanza mediatica, ma anche della serenità psicologica necessaria per affrontare una competizione sportiva in un momento simile.
A supporto della propria linea, il Ligorna ha diffuso un comunicato poco prima del fischio d'inizio domenicale, chiarendo di essere venuto a conoscenza dei dettagli solo recentemente e ribadendo che i fatti risalirebbero a un periodo precedente all'arrivo del calciatore nel proprio organico. Il club ha confermato la propria ferma opposizione a ogni tipo di sopruso, riservandosi di valutare il futuro in base agli sviluppi legali.
Allo stato attuale, l'indagine non ha ancora portato all'adozione di provvedimenti restrittivi o misure cautelari nei confronti dei tre indagati. Il caso rimane dunque aperto e in evoluzione, con il mondo del calcio che resta in attesa di capire come si concluderanno gli accertamenti su una notte che continua a proiettare ombre pesanti sul movimento sportivo locale.