Borgosesia, l'addio shock di Cretaz: «Era giusto che le nostre strade si dividessero, ecco perché lascio»
Roberto Cretaz si appresta a festeggiare il suo quarantanovesimo compleanno con la consapevolezza di chi ha compiuto un’impresa sportiva straordinaria. Dopo aver condotto il Borgosesia nuovamente in Serie D, il tecnico valdostano ha ufficializzato una decisione che ha lasciato il segno nell'ambiente granata: la fine del suo rapporto con il club. Un addio consensuale che arriva dopo una stagione dominata con 70 punti e una difesa quasi impenetrabile.
L'allenatore ha voluto ripercorrere le tappe di un'avventura iniziata nel gennaio 2024, tra mille difficoltà: «Il momento più difficile è stato proprio quando sono arrivato – racconta – c'era ancora un piccolo spazio per provare a salvarsi. Inizialmente ci credevo, poi ho capito che non ce la si poteva fare. È stato complicato perché nella mia carriera né da giocatore né da allenatore non avevo mai vissuto una retrocessione e l'ho provata per la prima volta a 47 anni».
Nonostante la caduta iniziale, la risalita è stata trionfale, culminata in un'emozione indelebile vissuta pochi mesi fa: «Il momento più bello – prosegue il tecnico – è stato vedere i giocatori in festa dopo la gara con l'Oleggio, che ha segnato la promozione con tre turni di anticipo. Tutti hanno lottato insieme a me dal primo all'ultimo giorno, chi per due anni chi per uno. Un'immagine indelebile».
Cretaz analizza con orgoglio il dna della sua creatura sportiva, sottolineando come il successo non sia stato frutto del caso ma di una profonda coesione interna: «Siamo ripartiti con un'identità. Non era semplice vincere, non avevamo una rosa, a livello di qualità, di altri team che hanno vinto, ma come carattere e valore umano abbiamo dimostrato tutta la nostra forza».
Dietro questa cavalcata vincente c’è stata anche una strategia tattica precisa, favorita dalla stabilità del gruppo difensivo: «Abbiamo attuato un certo tipo di gioco, soprattutto fuori casa perché i campi sono più grandi del nostro e danno la possibilità di sfruttare la partenza dei difensori. Nelle ultime 5-6 gare casalinghe abbiamo utilizzato molte palle inattive. Con un gruppo di lavoro già consolidato è stato più semplice».
Il mister spiega poi i motivi che lo hanno portato alla separazione, parlando con estrema onestà della propria situazione attuale: «Già qualche mese fa avevo iniziato a pensare che sarebbe stato giusto che la mia strada e quella del Borgosesia si dividessero dopo due anni e mezzo. Non ho procuratori o agenti, non ho lasciato per un'altra squadra, tanto che a oggi sono a casa. Vedremo se arriveranno offerte o meno».
Infine, un pensiero colmo di gratitudine per l'ambiente che lo ha accolto e per chi ha lavorato nell'ombra: «Sono stato molto bene a Borgosesia, ho cercato di capire la zona, la sua storia, provando a viverla appieno. Sono grato alla città, alla dirigenza della società, in testa il presidente Pizzi e i vice Strada e Ferracin. Un grazie al mio staff tecnico, fatto di grandi professionisti che nonostante avessero altri lavori si sono dedicati con passione alla squadra».