«Zero drammi, i problemi della vita sono altri»: la ricetta di Tomei per rilanciare l'Ascoli verso i playoff
La stagione regolare dell'Ascoli si chiude con un pareggio a reti bianche sul campo del Campobasso, un risultato che, complice il successo dell'Arezzo, costringe i bianconeri a passare per la lotteria dei playoff. Al termine della sfida, l'allenatore Francesco Tomei ha analizzato il momento della squadra con grande lucidità, cercando di bilanciare il naturale dispiacere sportivo con la soddisfazione per il cammino compiuto.
«Sicuramente si esce amareggiati perché è umano dopo aver fatto un percorso del genere, ma io sono molto orgoglioso di questi ragazzi», ha esordito il tecnico. «Hanno fatto un lavoro enorme e ho detto loro negli spogliatoi che devono restare sereni e a testa alta, perché hanno dato il 120% per tantissimo tempo, continuando a crescere costantemente».
La partita contro il Campobasso è stata caratterizzata da un assalto continuo dei bianconeri, frenati solo da una prestazione fuori dal comune dell'estremo difensore avversario. «Se non troviamo un portiere in giornata di grazia, potevamo vincere sia nel primo che nel secondo tempo», ha spiegato Tomei, aggiungendo una riflessione tattica: «Avevamo un solo risultato utile, quindi abbiamo alzato il baricentro e abbiamo pagato su un episodio, ma tutto il resto rimane molto positivo».
Nonostante il primato sfumato, il legame tra la squadra e la tifoseria è apparso più solido che mai, come testimoniato dal lungo applauso ricevuto sotto il settore ospiti a fine gara. «Mi fa molto piacere che la nostra gente riconosca l'impegno», ha sottolineato l'allenatore. «Tra l'essere amareggiato e l'essere orgoglioso, io mi tengo l'orgoglio sia per la mia squadra che per il nostro popolo».
Per Tomei non c'è spazio per i rimpianti legati a punti persi durante l'anno, preferendo invece rendere merito agli avversari che hanno vinto il girone. «La prima cosa che mi preme fare è complimentarmi con l'Arezzo perché è stato un avversario forte e ha saputo tener botta», ha ammesso con sportività. «Il calcio è fatto di episodi che a volte ti premiano e a volte no, ma noi abbiamo fatto il massimo e più di così non potevamo proprio spingere».
La forza dell'Ascoli, secondo il suo allenatore, risiede nella capacità di non speculare mai sul risultato, cercando sempre di dominare il gioco in ogni stadio. «Noi dimostriamo ovunque di essere una grande squadra perché cerchiamo di giocare a calcio e dominare, non arriviamo al risultato per vie traverse», ha dichiarato con fermezza, elogiando la crescita tecnica e umana dei suoi calciatori.
Adesso la testa è già rivolta alla fase finale del torneo, con la consapevolezza di poter contare nuovamente sulla spinta del pubblico amico. «Recuperiamo un pochettino e ci prepariamo: la cosa positiva è che avremo la possibilità di rigiocare nel nostro stadio, una sensazione meravigliosa», ha proseguito Tomei, sottolineando come il Del Duca debba tornare a essere il fortino bianconero.
Per smaltire le scorie di una rincorsa logorante, il tecnico ha concesso qualche giorno di riposo totale al gruppo, puntando sulla serenità familiare come miglior medicina. «Ora hanno quattro giorni liberi, staranno con i figli e le mogli», ha raccontato il mister. «Anch'io ne ho bisogno: ci ricarichiamo con un po' di relax a bordo mare, magari una linguina con le vongole, e saremo pronti meglio di prima».
L'approccio ai playoff sarà quello di chi sa di avere tra le mani un'opportunità preziosa, da giocare senza farsi condizionare da inutili tensioni o drammatizzazioni eccessive. «I drammi nella vita sono altri», ha ricordato Tomei con grande pragmatismo. «Noi siamo abituati a giocarci le partite senza remore, speculare sul nulla non fa parte della nostra mentalità».
In chiusura, un pensiero è andato anche alla bella atmosfera vissuta a Campobasso, simbolo di uno sport sano. «È stata una bella pagina di sport tra due tifoserie meravigliose», ha concluso l'allenatore dell'Ascoli. «Vedere i miei ragazzi applauditi sotto la curva nonostante il mancato primo posto è una sensazione bellissima, a volte persino più gratificante di una vittoria».