Vicenza, Renzo Rosso shock: «Sogno un Menti da 30.000 posti, basta anche per la Champions»
Il patron del Vicenza, Renzo Rosso, è intervenuto con entusiasmo ai microfoni di Radio 24, tracciando un bilancio della stagione e delineando una visione ambiziosa per il futuro del club biancorosso. L'imprenditore ha voluto mettere in risalto come la mentalità aziendale sia stata la chiave di volta per trasformare la società in un modello di eccellenza, capace di ricevere apprezzamenti anche dai vertici del calcio italiano.
«Certamente festeggiamo la vittoria del campionato, ma la mia routine non cambia e al mattino ricomincio sempre alle 5. La mia vita è scandita da impegni gravosi, ma il calcio resta una realtà magnifica e seguire le partite in casa mi regala una gioia immensa. Molti si chiedono se il Vicenza possa seguire le orme del Como: noi abbiamo impostato il club come una delle nostre aziende, con una struttura estremamente organizzata dove ogni figura ha responsabilità precise e nessuno mina l'armonia interna. Addirittura il mio amico Scaroni sostiene che il Vicenza sia gestito forse meglio di alcune rinomate società di Serie A».
Rosso ha poi riflettuto sul cambio di passo avvenuto all'interno dello spogliatoio, individuando nella coesione del gruppo il fattore determinante che è mancato nelle stagioni precedenti. Per il patron, il superamento dei personalismi ha permesso di liberare il vero potenziale tecnico della rosa, creando un ambiente sano che coinvolge non solo i calciatori, ma anche i soci e l'intera piazza vicentina.
«Abbiamo trasferito qui tutto il nostro bagaglio di competenze manageriali. In passato abbiamo commesso degli errori, ma la lezione più bella è stata capire che il successo arriva solo quando si ragiona da vera squadra, senza prime donne. Negli ultimi due anni avevamo probabilmente l'organico più competitivo del torneo, eppure siamo arrivati secondi perché c'erano elementi che creavano fazioni e tensioni. Oggi invece c'è un clima speciale: sapere che chiunque giochi, anche chi subentra dalla panchina, può dare un valore aggiunto è fondamentale. Questo spirito unisce tutti, dai soci a un pubblico eccezionale, che ci rende la diciottesima squadra in Italia per numero di abbonati».
Il futuro del Vicenza passa però anche attraverso una crescita strutturale e societaria. Renzo Rosso non nasconde la volontà di aprire le porte a nuovi investitori, cercando un coinvolgimento diretto del tessuto imprenditoriale locale ma strizzando l'occhio anche a modelli di business internazionali per proiettare il club verso traguardi ancora più prestigiosi.
«Il mio obiettivo è lavorare con un approccio sempre più professionale. Sto dialogando con l'associazione industriali perché vorrei che questa diventasse la squadra dell'intera città, non solo la mia. È una sfida complessa, ma l'attuale armonia ci dà ottime chance di accogliere nuovi partner. Mi piacerebbe anche coinvolgere un investitore straniero per una quota di minoranza: non per vendere la società, ma per importare una visione e una mentalità di business che in Italia ancora scarseggiano. Una volta consolidata la compagine societaria potremo fare cose bellissime, come uno stadio che viva sette giorni su sette. Penso a un Menti da 30.000 posti: è una capienza che basta anche per giocare la Champions League».
Un pilastro fondamentale della gestione Rosso rimane l'impegno nel sociale e la valorizzazione del vivaio. Il patron ha rivendicato con orgoglio il lavoro svolto con i giovani, sottolineando come il calcio debba fungere da strumento di salvaguardia per le nuove generazioni, offrendo loro un'alternativa concreta alle insidie della strada.
«Il mio investimento nel calcio è nato quasi trent'anni fa con uno scopo sociale, partendo da Bassano. Ho sempre messo al centro i giovani, con l'idea di toglierli dalla strada attraverso lo sport professionale, proteggendoli da derive come alcol, droghe o dipendenza dai giochi. A Vicenza abbiamo creato una rete rara, affiliando piccoli centri della provincia e coinvolgendo 4.000 ragazzi a cui offriamo supporto tecnico. I frutti si vedono: oggi abbiamo sei ragazzi cresciuti nel vivaio in prima squadra e cinque che giocano nelle nazionali azzurre. Se tutti lavorassero così, l'Italia non verrebbe esclusa da tre mondiali consecutivi; dovremmo investire molto di più sulle nostre risorse».
Infine, il numero uno biancorosso ha accennato ai rapporti con i grandi club della massima serie, confermando come le sinergie di mercato e la collaborazione tra dirigenti possano rappresentare un volano per la crescita del Vicenza nel prossimo futuro.
«Con Scaroni c'è un'ottima collaborazione e un aiuto reciproco. Essendo noi in una categoria diversa, possiamo valorizzare giovani calciatori che loro monitorano ma che non possono impiegare subito. È un rapporto che porta benefici a entrambi e che ci permette di guardare avanti con grande ottimismo».