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Triestina nel baratro: 19 milioni di debiti e 50 milioni sospetti, il club trema per l'accusa di riciclaggio

di Redazione Notiziario del Calcio

Il futuro della Triestina appare oggi più incerto che mai, avvolto in una tempesta giudiziaria che rischia di travolgere definitivamente lo storico club rossoalabardato. L'inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Trieste ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di ben 15 persone, accusate a vario titolo di far parte di un complesso sistema finalizzato al riciclaggio di denaro su vasta scala.

Al centro delle indagini della Guardia di Finanza vi sarebbe un flusso di finanziamenti sospetti per un valore complessivo di 50 milioni di euro. Di questi, una parte consistente sarebbe riconducibile alle diverse fasi della gestione societaria: circa 10 milioni risalirebbero al periodo targato Atlas Consulting, mentre ben 40 milioni farebbero capo alla successiva amministrazione del fondo statunitense LBK Triestina Holdings LLC, fino ad arrivare al coinvolgimento del finanziatore House of Doge.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stato messo in piedi un vero e proprio reticolo di scatole societarie, un labirinto creato ad arte con l'obiettivo di rendere opaca l'origine dei fondi e nascondere l'identità dei reali finanziatori. Il club, stando all'ipotesi accusatoria, sarebbe stato utilizzato come uno strumento per operazioni di distrazione di capitali e per il riciclaggio di proventi illeciti.

Le fiamme gialle contestano inoltre il reato di falso in bilancio, puntando i riflettori su un passivo spaventoso di 19 milioni di euro emerso dai documenti contabili chiusi lo scorso 30 giugno. A pesare sul quadro complessivo ci sarebbe anche un presunto giro di fatture false per un ammontare di circa 900mila euro, un tassello che aggrava ulteriormente la posizione dei soggetti coinvolti.

L'elenco degli indagati comprende nomi di spicco delle ultime gestioni e profili internazionali. Tra i canadesi figurano Marco Margiotta e Olivier Centner, mentre per la parte statunitense spiccano Benjamin Rosenzweig e Alexander Menta, oltre a Sebastiano Stella. Coinvolti anche i componenti di precedenti consigli di amministrazione come Simone Giacomini, Ettore Dore e Antonino Maira.

L'indagine tocca anche figure professionali e intermediari: Antonio Scaramuzzino, già noto per altre inchieste finanziarie, e Piergiorgio Crosti, insieme a Michele Ungaro. Sotto la lente della Procura sono finiti pure gli avvocati Antonio Rappazzo e Andrea Centofanti, che curarono il passaggio di proprietà dalla famiglia Milanese, oltre all'agente Marco Calleri e all'ex amministratore unico Mauro Milanese.

Gli investigatori stanno esaminando con estrema attenzione alcune voci di spesa definite astronomiche all'interno dei bilanci. Sotto la gestione americana, i costi per il personale sono letteralmente esplosi superando i 12 milioni di euro, ma a destare sospetto sono anche i 1,7 milioni destinati a consulenze e gli 1,3 milioni di euro spesi per viaggi e trasferte, cifre ritenute anomale.

La complessità delle indagini è accentuata dalla residenza estera di molti protagonisti, il che potrebbe portare a nuove perquisizioni fuori dai confini nazionali. Nel frattempo, la società ha diramato una nota ufficiale garantendo la massima disponibilità a collaborare con le autorità, ma lo spettro di una liquidazione giudiziale, secondo le nuove normative sulla crisi d'impresa, si fa ogni ora più concreto.


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