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Triestina, lo sfogo di Marino dopo il ko: «Siamo una squadra di bravi ragazzi e nel calcio i bravi ragazzi non vincono mai niente»

di Redazione Notiziario del Calcio

Il tecnico della Triestina, Giuseppe Marino, ha analizzato con estrema amarezza la sconfitta interna subita contro il Novara, mettendo in luce i limiti caratteriali e di esperienza che hanno condizionato l'esito della sfida. Secondo l'allenatore, la stanchezza accumulata per i tre impegni ravvicinati ha pesato sulla lucidità della manovra, trasformando il match in una battaglia fisica basata sui duelli individuali a tutto campo che non ha favorito chi, come gli alabardati, cercava di costruire gioco.

«A livello di lucidità si sono fatti sentire i due precedenti impegni settimanali ravvicinati, sapevamo che era una partita difficile perché si basava sui duelli a tutto campo», ha esordito il mister sottolineando come la fisicità abbia prevalso sulla tecnica. «La scelta di Faggioli era finalizzata ad attaccarli negli spazi sapendo della loro aggressività in pressione, ci siamo riusciti molto poco e di questo va dato merito agli avversari, che sono stati abili nell’abbassarsi con tanti uomini dietro la linea della palla».

L'andamento della gara, definita dall'allenatore come una classica sfida da pareggio, è stato deciso da un singolo episodio che ha punito ancora una volta la compagine di casa. Marino ha evidenziato con rammarico come, per la terza volta consecutiva, una palla inattiva sia risultata fatale, nonostante il grande lavoro svolto durante la settimana proprio per correggere queste lacune difensive.

«Era una classica partita da pareggio, solo un episodio poteva farla girare e purtroppo abbiamo pagato per la terza partita consecutiva una palla inattiva», ha proseguito Marino nel suo sfogo post-gara. «Loro sono stati bravi una volta trovato in modo piuttosto casuale il vantaggio a spezzettare la partita, praticamente non si è giocato più. Sto e stiamo facendo il massimo, lavoriamo molto sulle palle inattive, evidentemente non basta».

Un altro punto focale dell'analisi del tecnico ha riguardato la giovanissima età di molti elementi scesi in campo, una necessità dovuta all'emergenza ma che inevitabilmente si paga in termini di malizia e gestione dei momenti caldi. Chiudere la partita con tre calciatori nati nel 2006 rappresenta un segnale di coraggio ma anche un limite evidente quando ci si scontra con squadre più navigate e scaltre.

«Abbiamo anche pagato in termini di esperienza, se vedete la distinta abbiamo chiuso con tre 2006, a certi livelli questo si paga», ha ammesso l'allenatore, riconoscendo comunque il valore della risposta data dai singoli nonostante le precarie condizioni fisiche. «Nonostante la grande emergenza in difesa i ragazzi hanno risposto bene, Davis era all’esordio e ha risposto bene, Anton ho dovuto cambiarlo per crampi. Kosijer ci ha dato una mano giocando con un problema al ginocchio».

Il mister ha poi puntato il dito sulla necessità di un cambio di mentalità radicale, esortando i suoi calciatori a essere meno ingenui e più determinati nell'andarsi a prendere l'episodio favorevole. La mancanza di cattiveria agonistica all'interno dell'area di rigore avversaria è stata individuata come la principale causa dell'assenza di gol, nonostante i numerosi traversoni messi al centro durante i novanta minuti.

«Siamo una squadra di bravi ragazzi, ma i bravi ragazzi nel calcio non vincono mai niente», ha dichiarato con fermezza Giuseppe Marino, lanciando un monito chiaro al suo spogliatoio. «Bisogna essere svegli, scaltri, figli di buona donna, se non siamo così, è poi maggiore il rischio di pagarne il prezzo. Bisogna avere maggiore cattiveria nell’attaccare e conquistare l’episodio giusto».

La gestione di una settimana travagliata, tra rientri notturni e sessioni di recupero lampo, non deve diventare un alibi secondo il tecnico, che chiede invece un salto di qualità nella gestione dei momenti sporchi della partita. L'obiettivo è quello di trasformare il rammarico per il tanto lavoro non premiato in una rabbia agonistica che permetta di invertire la rotta nel più breve tempo possibile.

«C’è grande rammarico perché dietro c’è tanto lavoro, da parte di tutti. Se una squadra domina e tiriamo i remi in barca sicuramente perdere ci sta, oggi era tutto in equilibrio e per girare la partita serviva un episodio», ha concluso il mister della Triestina. «È andato dove c’era più scaltrezza, esperienza ed anche fortuna, vista la carambola sul gol subìto. Dobbiamo essere più pronti e decisi».


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