Ternana, l’asta salta clamorosamente: il retroscena sugli stipendi che ha bloccato tutto
La strada per il salvataggio della Ternana si interrompe bruscamente davanti a un ostacolo economico imprevisto, facendo svanire l’ipotesi dell’asta fissata per il 13 maggio. Al centro della vicenda c'era un imprenditore romano residente a Lugano, pronto a rilevare il ramo sportivo del club e a farsi carico dei debiti necessari per garantire l'iscrizione al prossimo campionato, ma la trattativa si è arenata su un punto cruciale.
L'operazione è stata condotta da Massimo Sarandrea, già noto nell'ambiente per aver curato gli interessi del gruppo Olidata durante le vicende societarie della Salernitana. Il piano prevedeva un investimento immediato di due milioni di euro da parte del nuovo acquirente, cifra destinata a coprire gli stipendi arretrati che devono essere obbligatoriamente saldati entro la scadenza federale del 16 giugno.
Il monte ingaggi complessivo da onorare ammontava originariamente a circa 4,1 milioni di euro, una somma che la nuova proprietà intendeva dimezzare attraverso un accordo collettivo con i dipendenti del club. La strategia si basava sulla disponibilità dei tesserati a ridursi i compensi spettanti, così da rientrare nel budget di due milioni messo a disposizione dall'investitore per la messa in sicurezza dei conti.
Dalle indiscrezioni emerse, gran parte dei calciatori attualmente in forza al gruppo rossoverde si era detta favorevole alla proposta, accettando di trattare sulla decurtazione pur di garantire un futuro alla società. Questa apertura aveva fatto pensare a una conclusione positiva dell'affare, ma la situazione è precipitata a causa di un'altra frangia di tesserati ancora sotto contratto con le Fere.
Il rifiuto decisivo è arrivato infatti da quegli elementi che, pur essendo ancora a libro paga della Ternana, non fanno più parte del progetto tecnico o sono lontani dalla realtà cittadina. Questi soggetti non avrebbero manifestato alcuna intenzione di rinunciare alle somme pattuite, rendendo di fatto impossibile il raggiungimento del tetto massimo di spesa prefissato dal potenziale compratore romano.
Il mancato accordo sulla riduzione degli emolumenti ha fatto cadere i presupposti per la formulazione dell'offerta d'acquisto ufficiale. Senza la certezza di poter coprire tutte le pendenze entro i termini della Serie C, l'imprenditore ha preferito fare un passo indietro, lasciando il futuro della Ternana appeso a un filo proprio a ridosso delle scadenze amministrative più delicate.
Il sindaco Stefano Bandecchi e i suoi collaboratori si trovano ora a dover gestire un quadro estremamente complesso, con l'asta che non avrà luogo e la necessità di trovare una soluzione alternativa in tempi record. Il braccio di ferro tra la proprietà e i tesserati non disposti a scendere a compromessi rischia di pesare in modo definitivo sulle sorti sportive del club umbro.