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Shock in Serie C, Luigi Fresco condannato: permessi Inps e doppio stipendio nel mirino

di Redazione Notiziario del Calcio

Un colpo durissimo scuote l'ambiente della Virtus Verona e colpisce una delle figure più emblematiche e longeve del calcio professionistico italiano. Luigi Fresco, universalmente noto come il “Ferguson d’Italia” per la sua permanenza ultra-trentennale sulla panchina veronese unita alla carica di presidente, è stato condannato in primo grado dalla Corte dei Conti del Veneto. La sentenza impone al dirigente e tecnico un risarcimento complessivo allo Stato che sfiora i 200 mila euro.

Secondo quanto riferito dalla testata tggialloblu di Telenuovo, alla base del provvedimento dei giudici contabili vi sarebbe una palese violazione delle norme sulle incompatibilità professionali. Nel periodo compreso tra il 2018 e il 2022, Fresco ricopriva il ruolo di dipendente pubblico a tempo pieno, operando come direttore dei servizi generali e amministrativi presso un istituto scolastico di Verona. Nonostante questo impiego ministeriale, nello stesso arco di tempo ha percepito compensi per oltre 117 mila euro nella sua veste di allenatore di calcio, senza tuttavia aver ottenuto le necessarie autorizzazioni. Tale dinamica ha configurato un rapporto di lavoro subordinato part-time che, per legge, non era ammesso.

Il quadro accusatorio si è ulteriormente aggravato con l'analisi della gestione di alcuni permessi retribuiti relativi alla legge per l’assistenza a un familiare disabile, utilizzati tra il 2021 e il 2023. I giudici hanno rilevato che, pur trovandosi ufficialmente in congedo straordinario, Fresco ha continuato a esercitare pienamente le sue funzioni sportive, partecipando regolarmente a sessioni di allenamento, ritiri pre-partita e trasferte. Questo comportamento ha indotto la Corte a stabilire la restituzione di oltre 56 mila euro all’Inps, somma che va a sommarsi ai 136 mila euro dovuti al Ministero dell’Istruzione.

Le strategie difensive presentate dai legali di Fresco, che puntavano sulla prescrizione dei termini, sulla buona fede del proprio assistito e sulla presunta esistenza di un’autorizzazione permanente, sono state respinte dall'organo giudicante. La sentenza rappresenta una tegola pesantissima per un personaggio iconico della terza serie, sebbene resti ferma la possibilità di ricorrere in appello presso la sede di Roma. Per il momento, l'immagine del tecnico-presidente resta legata a questa complessa vicenda amministrativa e contabile che minaccia di segnare indelebilmente la sua carriera.


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