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Sentenza d'appello per l'Union Brescia: pugno duro contro i cori razzisti

di Redazione Notiziario del Calcio

La giustizia sportiva ha messo un punto definitivo sulla vicenda riguardante i fatti accaduti durante la sfida tra Union Brescia e Pro Patria, disputata lo scorso 22 febbraio.

La Corte Sportiva d’Appello, riunita in videoconferenza nella giornata dell'11 marzo 2026, ha infatti esaminato e successivamente rigettato il reclamo presentato dalla società lombarda.

Al centro della controversia c'erano i comportamenti di una decina di sostenitori collocati nel settore Curva Nord, i quali si erano resi protagonisti di gesti discriminatori.

Secondo quanto riportato nel referto del direttore di gara e dagli accertamenti della Procura Federale, erano stati chiaramente avvertiti versi di scimmia indirizzati a un calciatore della squadra ospite.

In prima istanza, il Giudice Sportivo aveva deciso per una sanzione significativa: l'obbligo di disputare un incontro casalingo senza il supporto del pubblico nel settore della Curva Nord.

A questa decisione era stata affiancata un'ammenda pecuniaria di 1.000 euro a carico del club presieduto da Pasini, che aveva tentato la via del ricorso per mitigare il verdetto.

Tuttavia, il dispositivo emesso dalla II Sezione della Corte, presieduta da Patrizio Leozappa, ha confermato integralmente quanto stabilito nel precedente grado di giudizio.

La chiusura del settore rimarrà sospesa per la durata di un anno, una sorta di "diffida" che scatterà immediatamente qualora dovessero ripetersi episodi analoghi nel corso dei prossimi dodici mesi.

L'organo giudicante, dopo aver ascoltato anche la testimonianza del secondo assistente arbitrale, ha dunque ritenuto congrua la punizione inflitta originariamente per i fatti del 22 febbraio.

Per l'Union Brescia non c'è più margine di manovra: la società dovrà ora fare i conti con questa pesante ipoteca sulla propria tifoseria organizzata, con la Pec che ha già ufficializzato il verdetto.


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