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Seconde squadre, il dilemma del calcio italiano: tra plusvalenze e sviluppo dei talenti

di Ermanno Marino

Il dibattito sulle seconde squadre nel calcio italiano continua ad animare il mondo del pallone professionistico. A sollevare interrogativi sulla reale efficacia di questo strumento è stato Fabio Lupo, direttore sportivo con una consolidata esperienza tra Serie B e Serie C, intervenuto al 'Palermo Football Meeting' organizzato da Conference403 presso 'La Braciera in Villa', evento realizzato in collaborazione con l'Ordine degli Avvocati di Palermo e la Lumsa.

Le dichiarazioni di Lupo, riportate da TMW, offrono uno spaccato critico su un tema che divide addetti ai lavori e appassionati, mettendo in discussione la narrazione prevalente secondo cui le seconde squadre rappresenterebbero la panacea per i mali del vivaio italiano.

"Il tema delle seconde squadre è molto complesso. Inizialmente era stato posto come una soluzione ai problemi del calcio italiano nella scoperta dei talenti. Situazione che non mi pare si sia evoluta in questa direzione in quanto molti dei giocatori emersi sono, in realtà, stranieri", ha affermato il dirigente sportivo, puntando il dito su quella che appare come una contraddizione di fondo del sistema.

L'introduzione delle seconde squadre nel campionato di Serie C era stata salutata da molti come un'opportunità per colmare il divario tra settore giovanile e prima squadra, offrendo ai giovani italiani un contesto competitivo di livello superiore rispetto ai campionati Primavera. Tuttavia, secondo l'analisi di Lupo, i risultati sul fronte della valorizzazione del talento nazionale sarebbero stati deludenti, con benefici prevalentemente orientati verso calciatori provenienti dall'estero.

Nonostante le criticità evidenziate, il direttore sportivo ha riconosciuto alcuni aspetti positivi del modello, soprattutto dal punto di vista economico e gestionale per i club. "Dal punto di vista interno alle squadre, invece, ha permesso molte plusvalenze, come nel caso della Juventus, o l'affermazione di elementi come Bartesaghi, in ottica Milan", ha sottolineato Lupo, citando esempi concreti di società che hanno saputo sfruttare questo strumento.

La Juventus Next Gen, in particolare, ha rappresentato un laboratorio interessante per la società bianconera, permettendo di generare valore economico attraverso la cessione di giovani valorizzati in Serie C. Similmente, il Milan Futuro ha offerto una vetrina importante a talenti come Bartesaghi, consentendo loro di acquisire esperienza in un contesto professionistico prima del salto in prima squadra.

Il cuore dell'argomentazione di Lupo risiede però in una considerazione più profonda sulla personalizzazione dei percorsi di crescita. "Detto questo continuo a pensare che il percorso di evoluzione dei giocatori non sia uguale per tutti e, dunque, non è detto che le seconde squadre siano sempre propedeutiche alla crescita. Magari per altri giovani è più produttivo, invece, confrontarsi con altre realtà, altre società e anche altre tifoserie", ha dichiarato il dirigente.

Questa riflessione apre uno squarcio su un aspetto spesso trascurato nel dibattito pubblico: l'uniformità di approccio non necessariamente produce risultati ottimali quando si ha a che fare con percorsi individuali di maturazione atletica e psicologica. Per alcuni giovani, l'ambiente protetto di una seconda squadra può rappresentare un trampolino di lancio ideale; per altri, invece, l'esperienza in società diverse, con dinamiche ambientali, gestionali e di pressione differenti, potrebbe rivelarsi più formativa.

Il confronto con tifoserie diverse, culture societarie variegate e contesti competitivi eterogenei può infatti contribuire a forgiare il carattere di un giovane calciatore in modi che un ambiente familiare, seppur professionale, potrebbe non garantire.

Nell'ambito del suo intervento, Lupo ha anche ripercorso la recente esperienza alla guida dell'area tecnica del Cosenza, una parentesi professionale iniziata con grandi aspettative ma conclusasi prematuramente.

"Ero andato là con grande entusiasmo. Avevo scelto di rimanere fermo un anno e ripartire con un progetto da ricostruire. Era una sfida che mi aveva intrigato: le prime settimane ero convinto di aver fatto la scelta giusta nonostante la contestazione dei tifosi. Che sono sempre stati comunque innamorati", ha raccontato il direttore sportivo, descrivendo il suo approdo in Calabria come una scelta ponderata dopo un periodo sabbatico.

La decisione di accettare l'incarico presso il club calabrese era stata motivata dalla prospettiva di un progetto di ricostruzione, una sfida tecnica e gestionale che aveva stimolato Lupo nonostante le difficoltà iniziali, compresa la contestazione di una parte della tifoseria rossoblù, comunque descritta dal dirigente come "innamorata" della propria squadra.

"Nella quotidianità, però, ho scoperto che c'era una diversità di concetti fra me e le altre parti della società. Anche sul piano temporale", ha concluso Lupo, facendo riferimento a divergenze profonde emerse durante il lavoro quotidiano. Queste differenze di vedute, sia strategiche che relative alle tempistiche del progetto, hanno evidentemente minato la possibilità di portare avanti un percorso condiviso, portando alla conclusione anticipata dell'esperienza.

Le parole di Fabio Lupo rimandano a questioni che il movimento calcistico italiano è chiamato ad affrontare con urgenza. Se le seconde squadre non stanno producendo i risultati sperati in termini di valorizzazione dei giovani italiani, quali alternative o correttivi si possono mettere in campo? Il prestito presso società di categoria inferiore rimane una via praticabile e forse più efficace? Oppure serve un ripensamento più radicale del sistema?

Allo stesso tempo, l'esperienza vissuta a Cosenza solleva interrogativi sulla governance dei club di Serie B e sulla capacità di costruire progetti solidi basati su visioni condivise tra proprietà e area tecnica. La "diversità di concetti" citata dal dirigente rappresenta purtroppo una costante di molte realtà del calcio italiano, dove la mancanza di allineamento strategico continua a rappresentare un ostacolo alla crescita sostenibile.

Il 'Palermo Football Meeting' si conferma dunque come un'occasione preziosa per affrontare con franchezza e competenza le criticità del sistema calcio, offrendo spunti di riflessione che dovrebbero alimentare un dibattito costruttivo tra tutti gli attori coinvolti.


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