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«Se sono io il problema, lo accetterò»: Giovanni Tedesco rompe il silenzio sul suo futuro

di Redazione Notiziario del Calcio

Il pareggio casalingo contro il Carpi ha lasciato un sapore amaro in bocca a Giovanni Tedesco, che nel post-partita si è concesso a una lunga e onesta analisi ai microfoni di Umbria Tv. Il tecnico del Perugia non ha cercato scuse, manifestando apertamente il proprio disappunto per una prestazione che ha evidenziato diverse lacune, sia tecniche che caratteriali.

L'allenatore ha puntato il dito in particolar modo sulla differenza di brillantezza atletica vista in campo, sottolineando come gli avversari siano riusciti a gestire molto meglio le fatiche degli impegni ravvicinati. «Non posso essere contento della partita. La differenza l’ha fatta l’aspetto fisico, loro stavano meglio. Hanno assorbito meglio le tre partite» ha ammesso Tedesco con molta schiettezza.

Oltre alla tenuta fisica, il mister ha espresso preoccupazione per l'atteggiamento dei suoi, apparsi timorosi e privi della necessaria grinta per imporre il proprio gioco. «Non mi è piaciuto il palleggio, la paura subentrata in qualche momento, poca personalità. Su molti aspetti la partita non mi è piaciuta» ha rincarato la dose, evidenziando un passo indietro rispetto alle ultime uscite.

Uno dei temi caldi della serata è stato il cambio di modulo, con il passaggio dal collaudato 4-3-1-2 al più offensivo 4-2-3-1, una scelta dettata anche dalle operazioni portate a termine durante l'ultima sessione di trasferimenti. Tedesco ha spiegato come la volontà fosse quella di dare un segnale di coraggio alla squadra, seguendo l'esperimento positivo di San Benedetto.

Il mercato ha messo a disposizione diverse pedine d'attacco, portando lo staff tecnico a lavorare su nuove soluzioni tattiche in sinergia con la dirigenza. «Il 4-2-3-1 l’ho fatto a San Benedetto perché volevo dare coraggio e fiducia alla squadra. Ed è andata bene. Il mercato mi ha portato tanti giocatori offensivi e dunque ho lavorato su questo modulo» ha chiarito il tecnico.

Tuttavia, l'allenatore ha anche svelato un retroscena legato a una richiesta specifica non soddisfatta: «Sul mercato è stato fatto un lavoro insieme a Riccardo. Ad un certo momento ho chiesto un terzino ma non è stato possibile prenderlo. Bisogna dare tutti qualcosa in più». Un'assenza che sta costringendo il mister ad alcuni adattamenti sulle corsie esterne.

Riguardo alla perdita di identità che sembra aver colpito il Perugia, Tedesco ha voluto precisare che non c'è stato alcuno stravolgimento radicale, poiché molti dei nuovi acquisti non sono ancora al top della forma. «Oggi c’erano solo due nuovi in campo, Stramaccioni e Canotto. Chi è arrivato non è in ottima condizione fisica. Questo bisogna dirlo» ha puntualizzato l'allenatore.

La scelta di tornare al vecchio modulo durante la ripresa non è bastata a scuotere la squadra, che ha continuato ad abbassarsi pericolosamente concedendo campo al Carpi. Tedesco aveva chiesto espressamente di non rifugiarsi nel retropassaggio per evitare il pressing avversario, ma le sue indicazioni sono rimaste parzialmente inascoltate.

«Dopo 20 minuti buoni, abbiamo giocato troppo la palla dietro. Credo sia subentrata un po’ di paura, e non capisco il perché. Abbiamo fatto prendere coraggio al Carpi» ha spiegato il mister, individuando nel fattore mentale, oltre a quello atletico, la chiave negativa della serata.

Secondo il tecnico, la sconfitta di Piancastagnaio ha lasciato scorie pesanti nella mente dei calciatori, minando quelle certezze che erano state costruite con fatica nel corso dei mesi precedenti. «Questa squadra, con pregi e difetti, ha sempre giocato e lottato. Invece dopo il ko di Piancastagnaio ci ha tolto certezze» ha osservato amaramente.

Ora il Perugia approfitterà della sosta forzata per resettare tutto e cercare di ritrovare l'assetto migliore. Tedesco sente il peso della responsabilità e ha annunciato un confronto serrato con lo spogliatoio: «Devo essere bravo a capire quali sono i problemi. Ora c’è una sosta forzata e devo essere bravo a capire quale è il vestito giusto per questa squadra».

In chiusura, non è mancata la domanda più difficile, quella legata alla sua stabilità sulla panchina biancorossa. Il tecnico non si è nascosto, dichiarando il suo amore per la piazza e la sua totale dedizione al lavoro, pur rimettendosi alle decisioni della società qualora venisse considerato lui il principale responsabile del momento negativo.

«Se mi sento in discussione? Fa parte del gioco. Io dico solo che non dormo per il Perugia, ho la coscienza apposto. Fin quando sarò l’allenatore del Perugia darò sempre il massimo» ha risposto con orgoglio, ribadendo di lavorare h24 per trovare soluzioni che possano far svoltare la stagione.

L'allenatore ha infine voluto lanciare un segnale di resistenza, confermando la sua ferma volontà di proseguire nel percorso iniziato: «Se la società pensa che sono io il problema lo accetterò. Io sicuramente non mollo e non lascio». Un messaggio chiaro rivolto sia alla proprietà che all'intero ambiente perugino.


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