Salernitana, Cosmi non abbassa la guardia: «Pensare al vantaggio del ritorno sarebbe il ragionamento più idiota»
Al termine della sfida vinta contro la Casertana, Serse Cosmi si presenta in sala stampa con la consapevolezza di chi ha visto la sua squadra dominare per lunghi tratti, ma anche soffrire nel finale. Il tecnico della Salernitana analizza con lucidità il match, partendo proprio dal cambio di inerzia della gara dopo un’ora di gioco trascorsa sotto il totale controllo dei granata.
«È cambiato per un motivo molto semplice che nel calcio siamo abituati a non prendere in considerazione: gli avversari. Fino a quel momento avevamo fatto benissimo, molto probabilmente la Casertana non era riuscita ad esprimere il suo potenziale. Poi negli ultimi venti o venticinque minuti ha fatto ottime cose. In quei frangenti bisognava fare qualcosa di meglio in alcune situazioni individuali, ma la Casertana ha cambiato passo e ha messo in campo la qualità che io mi aspetto ogni volta».
Il tecnico sottolinea come la vittoria sia arrivata contro un avversario di valore assoluto, capace di tenere ritmi altissimi tra le mura amiche. «Spesso si sente parlare come se tu giocassi da solo, ma ci sono gli avversari. Credo che la Casertana non perdesse in casa da gennaio. Mi sono arrabbiato per qualche errore che bisognava evitare, però alla fine devi dare merito agli avversari. Fermo restando che se una squadra entra dentro lo spogliatoio come la nostra e parecchi erano incazzati per aver vinto, questo è un fatto positivo. Vuol dire che la mentalità è quella giusta».
Cosmi rivendica con orgoglio i progressi fatti dalla sua gestione, respingendo l'idea che in Serie C non si possa proporre un calcio di qualità. «Dalla sconfitta con il Benevento in poi la squadra ha cambiato marcia, ottenendo quattro vittorie e migliorando molto sotto l’aspetto del gioco. Mi piace che si sottolinei questo perché in C non è facile giocare, ma io vi assicuro che ho visto squadre giocare bene a calcio. È un luogo comune dire che vinci solo se sei in un certo modo».
Il mister prosegue nella sua analisi tattica, evidenziando il lavoro dei singoli e la crescita collettiva. «Abbiamo cambiato sistema perché giocatori come Ferraris hanno dimostrato il loro valore; oggi è stato un dolore toglierlo dal campo, ma in quel momento non potevo fare diversamente perché a centrocampo eravamo in difficoltà. In questa categoria ci sono giocatori e allenatori bravi, e a volte c’è anche una qualità di gioco che è solo un pochino rovinata da altri problemi».
Sulla presunta "schizofrenia" di rendimento tra i primi sessanta minuti e l'ultima parte di gara, Cosmi è categorico nel difendere i suoi. «Non so se vi aspettavate di venire qui e vincere 5-0, io no. Sapevo che le partite si soffrono e che non c’è niente di scontato. Il problema è solo uno: tu non puoi giocare novanta minuti di grande livello. Sono i minuti in cui non riesci a giocare bene che fanno la differenza, un po' come nel tennis dove porti a casa partite anche senza brillare».
Il tecnico invita a non sottovalutare il calo fisico e mentale, considerandolo una dinamica naturale del gioco. «Quei venti minuti finale bisognava gestirli meglio, ma non potevamo esprimerci come avevamo fatto per un'ora. È fisiologico non potersi esprimere sempre così e poi, lo ripeto, ci sono gli avversari. Noi siamo quasi arrabbiati per essere stati raggiunti, la Casertana magari lo è perché non ha giocato il primo tempo come gli ultimi venti minuti. Il calcio è questo».
In vista del match di ritorno, nonostante il doppio vantaggio, l'allenatore mantiene i piedi ben saldi a terra. «Partiamo con un vantaggio, ma pensare che il pareggio ci garantirebbe il passaggio del turno sarebbe il ragionamento più idiota e stupido che un allenatore potesse fare. Abbiamo le possibilità di passare perché siamo forti e il gruppo ha capito alcuni concetti. Se la scampiamo nei momenti difficili, vuol dire che abbiamo imparato a soffrire in maniera diversa».
Cosmi chiude con una riflessione sulla sua esperienza personale in questa categoria a distanza di anni. «Quando venni a giocare qui a marzo ero arrivato da una settimana. La C non la facevo dal 1999 e dovevo capire dove mi trovavo. Non era un bel clima, c’erano tante attese e i giocatori avevano perso fiducia. Piano piano, confortati dai risultati, la squadra è cresciuta in maniera concreta. In dieci partite abbiamo fatto sei vittorie, una media ottima».