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«Riportare il Ravenna in Serie B sarebbe fantastico, ma per il calcio italiano servono i saggi»: parla Ariedo Braida

di Redazione Notiziario del Calcio

Il vicepresidente del Ravenna, Ariedo Braida, ha analizzato il momento del club giallorosso e le prospettive del movimento calcistico nazionale. Con i playoff alle porte, l'attenzione è rivolta al campo, ma lo sguardo è già proiettato in avanti.

«Dobbiamo programmare il futuro, anche se prima abbiamo i Playoff e ci presentiamo da terzi in classifica. La speranza è quella di riportare il club in Serie B, sarebbe fantastico», ha dichiarato il dirigente, sottolineando l'ambizione della piazza romagnola.

Passando alla crisi del sistema calcio in Italia, Braida è stato categorico sulla necessità di riforme strutturali. «Da dove deve ripartire il calcio italiano? Nessuno ha la bacchetta magica. Bisogna inventarsi un progetto, fare i centri federali e allestire una scuola permanente di istruttori».

Il nodo centrale, secondo il dirigente, resta la qualità del lavoro sul campo e la formazione dei talenti. «Bisogna ripartire dalla tecnica calcistica, che è fondamentale: i calciatori per giocare bene devono saper stoppare il pallone», ha ribadito con fermezza.

Per uscire dall'impasse, Braida suggerisce di affidarsi alle grandi figure storiche del nostro sport. «Ci vorrebbe una commissione di saggi ed esperti, che possa tracciare un'idea per far uscire l'Italia da questa situazione: un tavolo con Maldini, Del Piero e altri».

Non è mancato, infine, un passaggio sentimentale e professionale legato ai colori rossoneri. «Se avessi la possibilità di fare il ds in un top club, sceglierei sempre e solo il Milan: è la mia passione, un club che rappresenta la mia vita».

Il ricordo più intenso resta legato a uno Scudetto iconico vinto all'ultimo respiro. «Quell'abbraccio con Galliani dopo Perugia, nel 1999, resterà immortalato nella storia», ha concluso Braida, rievocando uno dei momenti più alti della sua lunghissima carriera.


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