Ravenna, la verità di Braida sul cambio in panchina: «A volte serve una scossa, ma la ricetta magica non esiste»
Il vicepresidente del Ravenna, Ariedo Braida, ha analizzato con la consueta saggezza ed esperienza il momento di transizione che sta vivendo il club romagnolo, reduce dall'avvicendamento tecnico tra Marchionni e Mandorlini. La vittoria ottenuta contro la Ternana ha restituito entusiasmo all'ambiente, ma il dirigente, intervenuto ai microfoni del «Corriere Romagna», ha preferito mantenere un profilo equilibrato, evitando facili entusiasmi legati all'effetto immediato della nuova gestione.
Il dirigente ha voluto sottolineare come sia complesso attribuire il merito di una vittoria esclusivamente al nuovo allenatore dopo pochissimo tempo dal suo arrivo. Secondo la visione di Braida, infatti, «non si può mai dire con certezza che il cambio di allenatore possa mutare così decisamente il rendimento della squadra», specialmente se si considera che il nuovo tecnico ha potuto dirigere un'unica seduta d'allenamento prima di scendere in campo.
La chiave di lettura offerta dal vicepresidente è di natura prettamente emotiva, legata a dinamiche invisibili che spesso condizionano i calciatori. Braida ha spiegato che «gli aspetti del calcio che conosco da tempo però dicono che certe volte subentra un blocco di natura psicologica», un fenomeno che si manifesta tipicamente dopo che un gruppo, reduce da un lungo periodo positivo, si trova improvvisamente a gestire una serie di risultati deludenti e inaspettati.
Il crollo delle prestazioni, secondo il dirigente, non è quasi mai figlio di un unico problema macroscopico, quanto piuttosto di un insieme di criticità latenti. Per Braida, infatti, «possono sicuramente esserci tanti piccoli fattori infinitesimali che, sommandosi progressivamente, possono provocare questo blocco», portando i giocatori a esprimersi al di sotto delle proprie reali capacità tecniche e fisiche.
L'arrivo di una nuova guida tecnica agisce dunque come un detonatore per liberare la mente dei calciatori dai fantasmi accumulati nelle settimane precedenti. Il vicepresidente ha ammesso che «molte volte un cambio di allenatore dà una scossa a livello psicologico, cosa che abbiamo appena visto», pur ribadendo che l'imponderabilità dello sport resta sovrana e che i risultati finali dipendono sempre da molteplici variabili.
Analizzando nello specifico il match disputato domenica scorsa, Braida ha notato come l'inizio della gara sia stato pesantemente influenzato dall'ansia da prestazione e dal peso delle responsabilità. Ha infatti confessato che «il primo quarto d’ora è stato difficile a livello mentale, la squadra è apparsa frenata dal timore e dalle consegne ricevute», segno evidente di quanto la pressione stesse ancora schiacciando i protagonisti in campo.
Tuttavia, nel calcio moderno la scintilla del cambiamento può scoccare in qualsiasi istante, ribaltando completamente l'inerzia di un incontro. Il dirigente ha osservato che «in certi casi basta un segnale per cambiare la psiche della squadra, può essere un gol fatto ma anche subìto», a dimostrazione di come la verità assoluta in questo sport non appartenga a nessuno, nemmeno ai professionisti più navigati.
Nonostante l'esito positivo della sfida con la Ternana, Braida ha voluto dedicare un pensiero all'allenatore sollevato dall'incarico, spostando il discorso sul piano dei sentimenti. Ha sottolineato con onestà che «umanamente il distacco dall’allenatore dispiace molto perché si erano creati rapporti umani importanti», evidenziando come dietro le scelte professionali ci siano sempre persone e legami di stima reciproca.
Il destino di un tecnico resta però legato indissolubilmente ai risultati ottenuti sul campo, una legge non scritta ma accettata da tutti gli addetti ai lavori sin dall'inizio delle loro carriere. Braida ha concluso la sua riflessione ricordando che «la vita professionale di un tecnico è questa da sempre, quando le cose vanno male è il primo a rimetterci», accettando con pragmatismo le dure regole che governano il mondo del calcio professionistico.
Queste dichiarazioni offrono uno spaccato realistico della filosofia societaria del Ravenna, che punta ora a capitalizzare la ritrovata serenità psicologica per risalire la china. La sfida per Mandorlini sarà ora quella di trasformare questa scossa emotiva iniziale in un progetto tattico duraturo e solido, capace di dare continuità a quanto di buono mostrato nell'ultima uscita stagionale.