Ravenna, la dura analisi di Marchionni: «Troppi errori e tanta confusione, non siamo più quelli dell'andata»
La sconfitta rimediata sul terreno di gioco della Ternana lascia ferite profonde in casa Ravenna, non solo per il risultato in sé, ma per il segnale di cedimento che la squadra ha mostrato nel corso dei novanta minuti.
Il tecnico Marco Marchionni, intervenuto nel post-partita per commentare il passaggio a vuoto dei suoi, ha tracciato un'analisi lucida e a tratti impietosa del momento che sta attraversando la formazione romagnola.
«Nel primo tempo abbiamo fatto molto bene, nella ripresa invece gli errori commessi sono stati troppi. Le assenze non sono un alibi» ha esordito l'allenatore, rifiutando categoricamente di cercare giustificazioni nelle defezioni.
Il Ravenna era partito con l'approccio giusto, riuscendo a contenere le folate offensive della Ternana e mantenendo un equilibrio tattico che lasciava presagire una gara di ben altro spessore agonistico.
Tuttavia, il rientro dagli spogliatoi ha sancito un black-out inaspettato, che ha permesso agli avversari di prendere il sopravvento e di scappare via nel punteggio e nella prestazione complessiva.
«All’inizio non abbiamo lasciato tanti spazi alla Ternana, nel secondo tempo abbiamo smesso di giocare» ha proseguito Marchionni, visibilmente rammaricato per l'atteggiamento passivo mostrato dai suoi calciatori.
Il timore principale del tecnico è che il grande lavoro svolto nella prima parte di stagione possa essere vanificato da un girone di ritorno iniziato decisamente con il freno a mano tirato.
C'è la consapevolezza che il ritmo sia calato drasticamente e che la squadra fatichi ora a ritrovare quella fluidità di manovra che l'aveva resa una delle rivelazioni del campionato fino a pochi mesi fa.
«E’ un peccato perché stiamo buttando via tutto quello che di buono abbiamo fatto nel girone d’andata. Stiamo andando piano e me ne assumo tutte le responsabilità» ha ammesso il mister senza nascondersi dietro giri di parole.
Marchionni non ha risparmiato critiche nemmeno all'aspetto psicologico del gruppo, notando una perdita di lucidità che si traduce in scelte sbagliate e in una generale mancanza di ordine sul rettangolo verde.
Il tecnico vede una squadra che in certi frangenti sembra smarrire la bussola, vittima di un'incertezza che impedisce di sviluppare le trame di gioco collaudate durante gli allenamenti settimanali.
«In alcuni momenti vedo proprio che c’è della confusione» ha sottolineato l'ex ala, evidenziando come la mancanza di chiarezza mentale sia diventata un ostacolo insormontabile negli ultimi impegni ufficiali.
Oltre ai limiti tattici, emerge anche un problema legato alla qualità del lavoro quotidiano a causa di un'infermeria che continua a essere troppo affollata, riducendo le opzioni di scelta per lo staff tecnico.
La mancanza di diversi elementi non pesa solo la domenica, ma influisce negativamente sul livello di intensità delle sedute preparatorie, dove la concorrenza interna dovrebbe invece spingere tutti a dare il massimo.
«E’ un periodo un po’ così, ci mancano anche dei giocatori che potrebbero portare competizione negli allenamenti» ha osservato Marchionni, analizzando le cause profonde di questa flessione atletica e mentale.
Il fattore psicologico sembra essere la chiave di volta di questa crisi: il Ravenna ha perso quella leggerezza che gli permetteva di affrontare ogni sfida con la sfrontatezza tipica di chi non ha nulla da perdere.
Adesso la palla scotta e ogni errore pesa il doppio, innescando un circolo vizioso che blocca le gambe e le idee dei protagonisti, incapaci di replicare le giocate che prima risultavano quasi naturali.
«Manca un po’ di spensieratezza che avevamo nel girone d’andata. Quando sei pesante di testa non riesci a fare cose che prima riuscivi a fare» ha concluso amaramente l'allenatore ravennate.
Il distacco dall'Arezzo comincia a farsi importante e la sensazione è che serva una scossa immediata per evitare che la stagione scivoli via verso un anonimato che la piazza non merita per quanto mostrato finora.
Ora la palla passa nuovamente al campo e al lavoro di Marchionni, chiamato a rigenerare un ambiente che sembra aver smarrito la propria identità proprio nel momento cruciale del torneo.