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Potenza, Di Bari: «Mercato? Ho cercato spessore per aiutare i giovani. Ora serve compattezza per il gran finale»

di Andrea Villa

È un fiume in piena Giuseppe Di Bari. Nella sala stampa dello stadio "Alfredo Viviani", il Direttore Sportivo del Potenza Calcio ha incontrato i media per fare il punto della situazione all’indomani della chiusura del calciomercato invernale e in vista del rush finale di stagione. Un bilancio a tutto tondo, che parte dalle sue condizioni di salute (motivo del ritardo di questo incontro) per arrivare ad analizzare le dinamiche più spinose delle trattative e dello spogliatoio.

Il bilancio dei primi mesi e l'appello all'ambiente
"Ho aspettato a parlare perché non stavo bene" ha esordito Di Bari. "Il percorso di questi quasi tre mesi è stato vissuto tra mille difficoltà. Subentrare non è mai semplice, bisogna trovare equilibri tra società e squadra. Credo siano state fatte buone cose, altre potevano essere fatte diversamente. Il punto focale è uno: siamo in un contesto con un allenatore giovane e una società giovane. La forza di un DS deve essere quella di portare equilibrio".

Sull'andamento della squadra, Di Bari è lucido: "C'è un disequilibrio tra le partite in casa e fuori. Ma il dato importante è che questa squadra, anche nelle difficoltà, non ha mai mollato. Ha sempre cercato di lottare, anche se in trasferta non è riuscita a dimostrare i veri valori. Non siamo partiti per vincere, ma per fare un buon campionato: la finale di Coppa Italia lo dimostra, non è scontata, anche se toglie energie. Abbiamo avuto tanti infortuni che non ci hanno mai permesso di avere una formazione ideale".

Poi, il passaggio fondamentale sul pubblico e l'appello all'unità: "I tifosi sono il dodicesimo uomo, ci hanno sempre supportato. Ma ora c’è bisogno della compattezza di tutti: società, squadra, tifosi e media. Le critiche devono essere costruttive. Ci aspetta un finale importante, affrontiamolo con determinazione e cattiveria, ma con compattezza".

La strategia di mercato: esperienza al servizio dei giovani
Rispondendo alle domande sulla strategia adottata a gennaio, che ha visto l'arrivo di tre over 30 (Loiacono, Murano, Kirwan), Di Bari ha spiegato: "Ringrazio la società che mi ha messo nelle condizioni di operare. Ho cercato giocatori di personalità e spessore, che potessero trasferire ai nostri giovani quel 'quid' in più per affrontare al meglio il finale di stagione. L’obiettivo è migliorare le prestazioni fuori casa e trovare equilibrio".

Sulle critiche riguardanti i tempi delle operazioni, il DS non si nasconde: "Le dinamiche di mercato non sono scontate. Dietro un obiettivo possono accadere tante cose. Purtroppo, una cosa che non avevo messo in preventivo è la mole di infortuni. La gestione degli interventi era mirata a portare giocatori funzionali al calcio del mister. L'esterno offensivo arrivato alla fine? Per me era un giocatore in più, avendo già Mazzeo che considero una certezza. Ora che stiamo recuperando tutti, avremo tante frecce nel nostro arco".

La difesa di De Giorgio e l'identità tattica
Di Bari ha difeso a spada tratta l'operato del tecnico De Giorgio, anche di fronte alle perplessità sulla rigidità del modulo (4-3-3): "Ho affrontato l'argomento con il mister. Gli ho sempre detto di non snaturarsi. Ho capito che questa squadra, quando perde certezze e si snatura, commette più errori. Possiamo giocare sempre nella stessa maniera, conta come occupiamo gli spazi. I primi difensori devono essere le tre punte. De Giorgio non è perfetto, è giovane, e gli errori fanno parte del percorso di crescita. Se sbaglia l’esperto è più facile criticarlo, al giovane va concesso, perché l'errore lo porterà a riflettere e migliorare".

I casi spinosi: Anatriello, Kirwan e Camigliano
Il direttore è entrato nel dettaglio di alcune operazioni in uscita e in entrata che hanno fatto discutere.
Su Anatriello (e il paragone con Novella): "Mi assumo le responsabilità. Quando vedo un giocatore che non c'è con la testa, preferisco farlo andare via piuttosto che tenerlo dentro controvoglia. Se dei ragazzi staccano la spina, preferisco ragionare così, anche prendendomi le critiche".
Su Kirwan e il Trapani: "Il Trapani ci ha fatto penare. Ecco la differenza tra un ragazzino e un esperto: il giocatore esperto non ti molla di un centimetro nelle trattative, il giovane è più veloce a mollare".
Su Camigliano: "Non l'ho messo io sul mercato. Mi sono arrivate richieste e, avendo preso Loiacono, stavo facendo delle valutazioni numeriche. Ma sono contento di averlo tenuto, è un ragazzo eccezionale. Forse c'è stato qualche qui pro quo e sono stato io a chiedere scusa a Camigliano per come sono andate le cose".

Il recupero degli infortunati e i rinnovi
Un passaggio chiave è stato dedicato agli infortuni, con focus su Erradi: "Ogni infortunio è diverso. Erradi ha dovuto superare anche a livello psicologico un infortunio che non aveva mai avuto, per questo i tempi si sono allungati. Ora l'ho visto tranquillo, a Bergamo è entrato con personalità. Sugli infortuni in generale? Molti sono muscolo-tendinei, purtroppo questo campo (il sintetico del Viviani, ndr) ce ne ha combinate di tutti i colori".

Infine, il punto sui rinnovi contrattuali di Schimmenti e Sietunis: "Schimmenti ha avuto richieste, la società lo ha voluto tenere. Spero di poter rinnovare, ma ho forti dubbi, devo essere schietto. Confido però nella sua professionalità. Anche per Sietunis ci sono state richieste e stiamo provando a rinnovare, so che non è semplice. Io lavoro in prospettiva: se non riesco a creare qualcosa di importante quest'anno, voglio creare le basi per l'anno prossimo".

La chiosa è sull'immediato futuro: "Spero di avere tutti a disposizione da domenica, tranne Ghisolfi. Voglio giocarmi le mie carte. Gli errori servono per crescere, le sconfitte per capire. Ora mettiamo da parte gli alibi e andiamo avanti".


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