Pergolettese, il futuro del 39enne Lambrugi è tutto da scrivere
Nel giorno del suo trentanovesimo compleanno, Alessandro Lambrughi ha scelto di fare il punto della situazione. Lo ha fatto attraverso una lunga intervista concessa al quotidiano La Provincia, in cui il portiere della Pergolettese ha ripercorso una stagione carica di tensioni e soddisfazioni, aprendo al tempo stesso uno spiraglio su quello che potrebbe riservare il suo immediato futuro.
Il campionato appena concluso ha riservato alla Pergolettese un percorso tutto fuorché lineare. La squadra aveva impressionato nella prima parte di stagione, salvo poi incappare in una crisi prolungata che ha messo a dura prova nervi e convinzioni dell'intero gruppo. "Abbiamo avuto un'ottima partenza nel girone d'andata, poi è arrivata una striscia negativa di diciotto partite senza vittorie ed è stato difficile, logorante, anche a livello mentale", ha ammesso Lambrughi senza giri di parole.
Il momento più buio ha coinciso con la metà di gennaio, quando in pochi credevano ancora nella possibilità di una rimonta. Eppure, proprio in quel frangente, la squadra ha trovato le risorse per invertire la rotta. "Siamo stati bravi da metà gennaio — dove tanti ci davano ormai spacciati — a dare quel cambio di marcia che ci ha portato alla salvezza. La forza è stata nel lavoro quotidiano, anche nei momenti di scoraggiamento per i risultati. Abbiamo dato sempre il massimo, giorno dopo giorno, e i frutti si sono visti. La salvezza anticipata credo sia stato il giusto e meritato premio".
Un traguardo conquistato con un turno di anticipo rispetto alla fine del campionato, che assume un valore doppio agli occhi del portiere: "Sono molto felice sia dell'esito del campionato, con la salvezza conquistata con una giornata di anticipo, e perché è stato il primo anno con la Pergolettese in cui ho avuto modo di giocare con continuità senza avere particolari infortuni: alla mia età è un aspetto certamente positivo".
Quella appena archiviata è stata la quinta stagione consecutiva di Lambrughi con la maglia della Pergolettese, un rapporto di fedeltà che si inserisce in una carriera caratterizzata da poche, significative tappe. "Ho avuto la fortuna di cambiare poche squadre e per questo sento un forte legame con tutte le piazze in cui ho giocato. Dopo il Livorno, la Pergolettese è la squadra in cui ho militato più a lungo: sono affezionato a tutto l'ambiente".
Un sentimento che, nelle sue parole, trascende il semplice attaccamento professionale e assume i contorni di qualcosa di più intimo e personale: "Sin dal primo giorno in questa società è stato come essere in una grande famiglia e spero di aver ricambiato la fiducia." In questo contesto, Lambrughi ha voluto rivolgere un pensiero riconoscente a chi lo ha accolto e sostenuto nel tempo: "Devo ringraziare in primis Cesare Fogliazza, che rimarrà sempre nel mio cuore, e Anna Micheli che ha dato continuità alla sua strada".
Con il contratto in scadenza, la domanda sul domani è inevitabile. E Lambrughi non si sottrae, pur mantenendo la dovuta cautela. "La mia intenzione sarebbe quella di giocare ancora un anno, ma vedremo", ha dichiarato, lasciando intendere che la parola definitiva non è ancora stata pronunciata. "Deciderò in base anche al confronto con la società nelle prossime settimane. La decisione non è ancora presa".
Parole che lasciano la situazione in sospeso, ma che tradiscono comunque una voglia di continuare. A quasi quarant'anni, con una stagione nelle gambe e la salvezza in tasca, il portiere cremonese non sembra intenzionato a chiudere i conti con il calcio giocato. L'ultima parola, come spesso accade, la dirà il campo — o meglio, il tavolo delle trattative.