Marco Bernardi non ha dubbi: «Voglio una Reggiana che sudi la maglia, dedicherò anima e corpo a questo club»
Il calcio, si sa, segue spesso percorsi tortuosi e inaspettati, quasi come le strofe di una canzone d’autore. È proprio questa l’immagine che meglio descrive il rientro di Marco Bernardi nei ranghi granata, una traiettoria che, dopo le esperienze maturate tra Scandiano, Imola, Fiorenzuola e Carpi, lo riporta finalmente nel cuore pulsante della sua passione giovanile. A quasi quarant’anni, il direttore sportivo originario di Casina assume un incarico di prestigio, portando in dote una profonda conoscenza dei meccanismi della Serie C.
«Ringrazio la proprietà della Reggiana e le persone che sono al mio fianco, Doriano Tosi e Ivano Vacondio, per avermi scelto e per avermi dato questa possibilità» confessa il dirigente, manifestando gratitudine anche verso il vertice del Carpi, il presidente Lazzaretti, che ha compreso il valore umano e professionale di questa chiamata per un uomo profondamente legato al territorio.
Il legame con la piazza è ancestrale, radicato in una storia familiare che parte da Novellara e Casina. Per Bernardi, varcare i cancelli della società in questo ruolo non è solo un atto burocratico, ma la realizzazione di un desiderio custodito fin dall'infanzia. «Per me è un sogno che si avvera: sono reggiano. Ho iniziato a vedere la Reggiana quando avevo 8 anni, ricordo ancora un Reggiana-Inter 0-1 con gol di Bergomi che mi ha fatto innamorare di questo club, anche se aveva perso» racconta con emozione.
La sfida che lo attende, tuttavia, è tutt'altro che semplice: occorre resettare gli equilibri dopo la retrocessione. «Sono contento, motivato e onorato di essere il direttore sportivo della Reggiana. È vero che non sarà facile essere “profeta in patria”, ma farò di tutto per sfatare questa frase fatta. Arrivo con grande entusiasmo e con la voglia di ricostruire un ambiente appesantito. Dovremo essere bravi tutti, aiutandoci per ripartire, che dopo una retrocessione è sempre difficile, ma siamo pronti ad affrontare questa sfida».
In questo nuovo percorso, il confronto costante con le figure di riferimento, Tosi e Vacondio, diventerà la bussola quotidiana. «Certo, ci conosciamo da poco ma è già nata un’ottima affinità umana. Torno alle parole del presidente: per ripartire bene bisogna essere coesi, compatti e remare tutti dalla stessa parte. Sarebbe già un ottimo primo passaggio» chiarisce Bernardi, sottolineando come la pazienza sia la virtù necessaria in questa fase embrionale del mercato.
La costruzione dell'organico passerà inevitabilmente per un dialogo serrato con i tesserati attuali. «Ci siamo confrontati sulle strategie e avendo tanti giocatori sotto contratto, dovremo capire e parlare con i giocatori. Vogliamo capire chi realmente ha voglia di rimanere a Reggio, perché servono persone e calciatori che vogliano sudare con la maglia granata».
Nonostante la cautela verbale tipica di chi deve operare in un mercato complesso, l'intento finale non ammette troppe interpretazioni. «Ovviamente no, ma non ci nascondiamo dietro un dito: siamo ambiziosi e vogliamo essere competitivi. L’unica promessa che posso fare, a livello personale, è che dedicherò anima e corpo a questo club. Farò il massimo che si può fare, cercando di sbagliare il meno possibile e mai in malafede, ma solo per raggiungere i nostri obiettivi».
Sulla gestione del gruppo e sui nomi cardine del futuro assetto tattico, il direttore mantiene una linea di trasparenza operativa. «Dovremo incontrare tutti quelli che abbiamo sotto contratto, parlare con loro e con i procuratori, per poi fare delle valutazioni. La rosa è attualmente di 24 giocatori, tra over e under, ma come ho detto prima non sarà un lavoro semplice e rapido. Servirà tempo per fare la Reggiana più competitiva possibile».
Quando si discute di cambio di mentalità, passando dal lottare per la salvezza al dover imporre il proprio gioco per vincere, Bernardi non si sente impreparato. «Il direttore sportivo è un sarto e deve cucire l’abito giusto per raggiungere l’obiettivo che è chiesto dalla società. Alla Reggiana bisogna essere ambiziosi e competitivi. È vero, sono categorie diverse, ma ho avuto anche l’opportunità di costruire squadre per vincere anche a Correggio e a Fiorenzuola».
Infine, parlando di ambizioni personali legate alla durata contrattuale, Bernardi guarda al futuro con estrema lucidità: «La vivo come una grande opportunità. Ho un anno di contratto con il rinnovo a particolari condizioni con determinati risultati sportivi. È giusto che la Reggiana operi in quest’ottica». Sulla permanenza di profili come Portanova, Reinhart, Rozzio o Micai, il neo-direttore sceglie la linea del dialogo diretto: «Dobbiamo sederci con ognuno di loro, dialogare e capire da cosa iniziare».